Si chiama ipertimesia

L’uomo che ricorda tutto (e perché invece noi no)

L’uomo che ricorda tutto (e perché invece noi no)
01 Agosto 2015 ore 11:23

Jenner Meletti, di Repubblica, è andata a Feltre ad incontrare Giovanni Gaio, anni 32, ingegnere industriale. Ha saputo che presenta la sindrome ipertimesica e vuole sapere come gli va. L’ipertimesia – o sindrome ipertimesica – è costituita dal fatto di disporre di una memoria autobiografica superiore al “normale” (tra virgolette perché nessuno ha mai misurato la capacità media di ricordare i fatti della propria vita), di una memoria, cioè, che consente di collegare a una data precisa gli avvenimenti vissuti o di cui si è avuta notizia. I ricercatori (Parker ES, Cahill L, McGaugh JL.) che hanno descritto il primo caso di ipertimesia, nel 2006, hanno proposto questo nome utilizzando le parole greche ypér (come in iper-mercato) e thymesis che – loro dicono, ma qualche dubbio permane – indica la capacità di ricordare. Con le parole dell’interessato: «Significa, semplicemente, super memoria. Sono un uomo che ricorda tutto».

E poi racconta la sua vicenda: nella primavera 2004 legge su Le Scienze un articolo sull’ipertimesia che lo mette sull’avviso. Da sempre era infatti a conoscenza di ricordarsi le cose meglio dei suoi compagni e colleghi, che spesso dimenticavano addirittura eventi capitati negli ultimi mesi. In seguito viene a sapere di una lectio magistralis di James McGaugh (uno dei tre autori dell’articolo citato sopra, neurologo della California Irvine), alla Sapienza di Roma. Nell’occasione il professore manifesta l’intenzione di estendere le sue ricerche all’Italia, in collaborazione con la professoressa Patrizia Campolongo.

 

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[A destra, Giovanni Gaio. Foto Corriere delle Alpi]

«Anch’io – mi sono detto – sono un super dotato. Ho mandato una mail alla professoressa per chiedere di essere valutato. L’esame è arrivato, via telefono, alle 14,30 del 5 ottobre 2014. Trenta domande e le prime 3 le ho sbagliate. Mi sono laureato ma non ho mai amato gli esami. Poi sono partito. Ho risposto a tutte le altre 27 domande. Chi era Nicola Calipari? Cos’è successo il 4 luglio 2004? E il 2 maggio 2011?». La prof. Campolongo, docente di Farmacologia alla Sapienza, conferma tutto: l’ingegner Giovanni Gaio è l’unico italiano di cui è stata accertata la super memoria autobiografica (Hsam, Highly superior autobiographical memory). Il suo test, davvero iper- è attualmente nelle mani del professor James McGaugh, perché noi non abbiamo i soldi per portare avanti la ricerca. «Spero che presto ci sia un esame diretto».

Siamo contenti che l’ingegnere feltrino sia dotato di un superpotere come l’Hsam. Per questo non ci soffermeremo troppo sulla “a” (autobiographical) dell’acronimo, che limita le capacità della sua memoria alla connessione degli eventi della vita con una data precisa. Non è detto dunque che l’ingegnere ricordi meglio di altri, ad esempio, la sequenza dei decimali di pi greco, o che sia più capace di altri di ricostruire una partita di scacchi mossa dopo mossa, come sanno fare, ad esempio, i russi.

Colpisce, nel racconto dell’ingegner Gaio, il fatto che abbia fatto risalire al quarto anno di vita il suo primo ricordo. Molti altri potrebbero risalire ancor più indietro. Quel che manca agli altri è però il fatto di connettere ricordi a date precise, tipo: il primo gelato alla Nutella? 1 luglio 1978, sabato pomeriggio, Rimini, Gelateria il Castello. Nello stesso giorno accadde anche che… Oppure, 28 maggio 2003, mercoledì: cosa successe? (l’Atalanta perse 0-1 lo spareggio con la Reggina e retrocesse in serie B. Gol di Bonazzoli all’82’).

In genere, infatti, si mantiene la memoria di un evento, magari si riesce anche a riferirlo a una data, ma difficilmente siamo in grado di determinare le caratteristiche di quella data: che giorno fosse della settimana, o che altro accadde in quel giorno. Questo non dipende però dalla memoria, ma dall’attenzione che dedichiamo al tempo in cui siamo immersi. Molti di noi, ad esempio, dimenticano di portare i fiori alla moglie nell’anniversario delle nozze non perché non ricordino di essersi sposati, che so?, il 31 luglio di un certo anno, ma perché non sanno che “oggi” è il 31 luglio. Alla domanda: «Caro, ti ricordi che giorno è domani?» – che sottintende la risposta: «È il giorno del compleanno di mia madre» – molti non sanno fornire la risposta attesa solo perché non sanno nemmeno se sia luglio o agosto. Cosa che non impedisce loro, ad esempio, di tener sotto tiro tutte le variazioni di borsa della giornata o di imparare a memoria le nuove pagine del regolamento aziendale. È una cosa strana, la memoria. Al momento sembra che dipenda da certe proteine. Come queste si fissino sulla corteccia non è invece ancora noto nei suoi particolari.

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