Due parole con Adriano Vacchelli

L’uomo che guida i fiorai orobici

L’uomo che guida i fiorai orobici
08 Aprile 2017 ore 09:05

Adriano Vacchelli, titolare dell’omonima fioreria di via Monte Grappa a Osio Sotto, è stato confermato presidente del «Gruppo fioristi» di Ascom Confcommercio Bergamo. Fioraio di seconda generazione, è alla guida del gruppo dal 2003 e commenta: «La mia fortuna è la lunga esperienza. I miei genitori avviarono l’attività in centro e io faccio questo lavoro da 35 anni».

Il consiglio Ascom. Vacchelli sarà affiancato da due vicepresidenti, Emiliano Amadei e Giuseppe Moretti, e da un consiglio in gran parte rinnovato: a Gianpietro Giuliani (Almè) si uniscono i neoconsiglieri Mauro Licini (Bergamo), Massimiliano Ghilardi (Seriate), Emanuele Ponti (Grassobbio), Barbara Bertolini (Torre Boldone) e Diego Pirola (Ponte San Pietro). «L’apporto del consiglio direttivo è importantissimo. Una persona da sola non fa nulla – spiega il presidente che aggiunge – all’interno c’è uno scambio di idee tra fiorai più giovani e quelli più esperti. Sono gruppi che hanno esigenze diverse. C’è chi ha una attività stabile e deve mantenerla e chi invece è più propenso a investire perché è più giovane e dinamico. Sicuramente questo è un punto di forza perché le differenze portano a migliorarsi e a esplorare strade nuove».

 

 

I nuovi gusti dei clienti. In 35 anni di attività, Vacchelli ha assistito a un’evoluzione del lavoro. Sono mutati il gusto dei clienti e la loro disponibilità economica. «Rispetto ad altre parti d’Italia, da noi si spende meno per i fiori negli allestimenti. Al contempo però abbiamo visto un incremento nella fruibilità. Come omaggio il fiore viene regalato in maggiori occasioni rispetto al passato: dai compleanni agli eventi. Si può dire che le persone spendono meno ma per più occasioni», sottolinea Vacchelli. Una pianta o un mazzo di fiori sono regali a cui si ricorre sempre più spesso per fare bella figura e spendere il giusto: «La rosa bianca è il fiore più venduto. Qui ci sono due scuole di pensiero: chi ha tra i 30 e i 50 anni ama il fiore bianco da mettere in casa perché è elegante, il giovane punta sul colorato, come il girasole». Con l’arrivo della primavera sarà una esplosione di colori: «In questa stagione i fiori che vanno per la maggiore sono ranuncoli, tulipani e le rose. Quelle piacciono sempre soprattutto nella varietà colorate».

 

 

I fioristi in Bergamasca. Il comparto dei fioristi a Bergamo tiene ed è stabile: il segno è addirittura positivo, anche se in misura lieve. Nell’ultimo anno i negozi di fiori sono passati da 307 a 315, nella sola città sono rimasti stabili a 38. Più che chiusure e nuove aperture, si sono registrati molti cambi di gestione. Come spiega Vacchelli: «Ci sono diverse nuove leve ma la nostra attività vede tanti subentri. Una fioreria sembra facile da aprire: basta un banco uno scaffale e qualche fiore per iniziare. Non ci sono costi eccessivi di apertura. Poi però a fronte di un minimo impegno iniziale, l’investimento è continuo. Il fiore è merce deperibile. Se non si vende, si getta. Il grosso problema delle nuove attività è questo». Chi apre una fioreria deve avere le idee chiare sul cliente a cui vuole rivolgersi: «Oltre al lavoro in negozio, il nostro settore vive in determinate nicchie: aziende, matrimoni o cerimonie funebri, per esempio. Chi avvia un’impresa deve scegliere in quale business vuole investire. Fare tutto è oneroso. Ci si deve differenziare dal prodotto di massa, avendo cura del cliente ed essendo competente nel proprio campo».

Per chi inizia. Per chi sta muovendo i primi passi in questo settore Vacchelli ha un consiglio: «Il nostro è un lavoro piacevole e molto creativo, che consiglio a chi ha questa dote e vuole esprimerla. Siamo commercianti ma anche artigiani perché lavoriamo il prodotto con il nostro gusto. C’è però la necessità di conoscere a fondo la materia per non andare incontro al fallimento. Dovendo investire tanti soldi quotidianamente, le perdite possono arrivare anche al 30-40 per cento».

 

 

Digital e marketing. Il gruppo per i prossimi cinque anni, la durata del mandato di Vacchelli, ha progetti importanti, a partire dal digitale. «Anche noi dobbiamo adeguarci ai tempi che sono cambiati. Ormai la comunicazione immediata passa per il web e ci stiamo spostando on line. Nel nuovo direttivo ci sono alcuni elementi più portati per il digitale». Continuerà ad essere curata anche la formazione della categoria. «Purtroppo non c’è una scuola vera e propria che formi i fiorai. Organizziamo corsi per conoscere il fiore e le tecniche di composizione: il gusto di oggi tiene maggiormente conto dei materiali, a partire da quelli usati nel confezionamento. Meno elementi plastici e un occhio di riguardo per tutto ciò che è “green”». Ma c’è anche un altro aspetto che le piccole aziende non possono ignorare: il marketing. «Bisogna strutturarsi per sopravvivere. Così è necessario conoscere le giuste proporzioni di ricarica, sapere gestire una attività commerciale e comprare i prodotti. Tutte queste sono attività che noi come sindacato possiamo fare», spiega il presidente.

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