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HA EFFETTUATO PIù DI 400 MISSIONI SINGOLE

L’uomo che ha ucciso Bin Laden

L’uomo che ha ucciso Bin Laden
Personaggi 07 Novembre 2014 ore 08:40

Si chiama Rob O’Neill, ed è un pluridecorato militare statunitense che, fra le varie cose, è stato l’uomo che ha ucciso Osama Bin Laden nel compound di Abbottabad, in Pakistan. A poco più di tre anni dalla morte del numero uno di Al-Qaeda nonché, all’epoca, uomo più ricercato del mondo, il nome del soldato che ha adempiuto all’esecuzione (parrebbe con tre colpi di pistola) è stato reso noto, per volontà sua e della sua famiglia. Tutti i dettagli di quella storica missione verranno raccontati nel fine settimana dall’emittente Fox News, grazie ad un’approfondita intervista proprio ad O’Neill in persona.

Chi è Rob O’Neill. 38enne e ormai ex militare (decisione presa proprio al termine della missione per uccidere Bin Laden), O’Neill era un soldato eccezionale, cosa certificata dall’enorme quantità di riconoscimenti che nell’arco dei suoi 16 anni di carriera militare ha collezionato: è stato decorato ben 52 volte, fra le quali spiccano due Stelle d’argento (terza più alta riconoscenza nell’esercito e riservata per straordinaria correttezza nei confronti dei nemici degli Stati Uniti) e quattro Stelle di bronzo con Valore, assegnate in seguito ad azioni militari particolarmente eroiche.

Le radici di O’Neill affondano nel Montana, a Butte per la precisione, piccola cittadina una volta importantissimo centro di estrazione del rame, ma oggi caduta pressoché in disgrazia. Ci sono due versione riguardanti la sua scelta di arruolarsi: secondo una prima ricostruzione, pare che l’allora 19enne Rob, in seguito ad una forte delusione d’amore, per distrarsi dalla sofferenza decise di entrare nell’esercito; secondo un’altra, fornita direttamente dal padre, un giorno, durante un’uscita di caccia della famiglia O’Neill con alcuni amici, fra i quali un membro della marina americana, Rob fu colpito dall’esilità della stazza del militare che si trovò davanti, tanto da affermare che, se quel piccoletto poteva fare il soldato, anche lui avrebbe potuto senza alcun problema vestire la divisa. Qualunque sia la reale versione, che magari proprio O’Neill racconterà nell’intervista su Fox News, da quel momento cominciò una scintillante (e pericolosa) carriera militare: in 16 anni di servizio ha partecipato a 12 operazioni diverse, fra cui anche in Iraq e Afghanistan, ed è stato coinvolto in più di 400 singole missioni.

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Ma le polemiche impazzano. La sua personalissima scelta di rivelare al mondo la propria identità e di fornire un racconto circa gli accadimenti relativi alla morte di Bin Laden, ha scatenato molto polemiche: Brian Losey, uno dei più importanti gradi dell’esercito americano, ha precisato come il “silenzio professionale” sia uno dei principi più alti e intaccabili dell’esercito a stelle e strisce; secondo Losey, la scelta di O’Neill è dettata dal desiderio di notorietà e di attenzione mediatica, tutti aspetti che con l’attività militare non dovrebbero avere nulla a che fare. Sembra che gli alti ufficiali dell’esercito siano talmente irritati da minacciare addirittura azioni legali, basate sulla violazione di informazioni riservate.

Per quanto riguarda invece la famiglia, ciò che più preoccupa sono possibili rappresaglie vendicative da parte del terrorismo di Al-Qaeda nei loro confronti: come ha detto la moglie di O’Neill in questi giorni, la paura di ritorsioni è molta, tanto che sarebbero già state avviate le pratiche per il cambio di identità per lei, Rob e i figli. Non solo, pare che lo stesso O’Neill, già da diversi anni, abbia, in un certo senso, “addestrato” tutti i suoi famigliari a eventuali fughe improvvise. Il governo degli Stati Uniti aveva predisposto future precauzioni per la famiglia O’Neill, paragonabili a quelle riservate per la protezione dei pentiti di mafia; dopo questi ultimi giorni, però, non è sicuro che lo Stato abbia intenzione di prendersi cura con tanta attenzione del suo ex militare, nonostante tutto ciò che egli ha dato per la sicurezza del suo Paese. Nonostante ciò, il padre di O’Neill ha detto che non ha paura delle conseguenze del suo «outing» come killer del capo terrorista responsabile delle stragi al World Trade Center. «La gente mi chiede se siamo preoccupati che adesso che la sua identità è nota l’Isis verrà a prenderlo. Io vi dico che dipingerò un grande bersaglio sulla porta della mia casa e dirò: venite pure», ha detto al giornale britannico il genitore dell’ex Navy Seal.

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Il blitz contro lo sceicco. O’Neill, che finora era stato identificato come «The Shooter» (colui che ha sparato), sarà intervistato in esclusiva sulla Fox l’11 e il 12 novembre in uno speciale in due puntate dal titolo «The Man Who Killed Bin Laden». La notte del 1 maggio 2011 la «testa di cuoio» O’Neill sparò a distanza ravvicinata i colpi che misero fine alla vita dello sceicco del terrore, durante la missione Operation Neptune Spear in Pakistan. L’operazione, autorizzata dal presidente americano Obama, fu preceduta da vasti preparativi di intelligence e portata a termine da componenti del Navy SEAL. L’incursione prese le mosse da una località afgana di confine.

Secondo il New York Times, furono impiegati nell’attacco un totale di 79 commando ed un cane, preposto a seguire “chiunque tentasse di fuggire e a mettere in allerta i SEALs in ogni caso di avvicinamento delle forze di sicurezza pakistane”. Oltre agli incursori, la missione fu appoggiata da un interprete, il conduttore del cane, piloti di elicottero, “addetti alla segnalazione tattica, alla raccolta di informazioni e da navigatori muniti di segretissimi visori iperspettrali”. Si scelse di compiere l’azione in un momento di scarso chiaro di luna, in modo tale che gli elicotteri poterono entrare in Pakistan “bassi sul suolo e senza essere scoperti”.

I Seals s’imbatterono negli occupanti nella foresteria del complesso. Il primo ed il secondo piano dove vivevano Bin Laden e la sua famiglia furono l’ultima porzione del fabbricato interessata al rastrellamento. Oltre a Osama, furono uccisi nell’operazione altri tre uomini – tra i quali un figlio adulto dello sceicco – ed una donna. Un importante esponente della difesa USA, rimasto anonimo, disse che solo uno dei cinque uccisi era armato.

I Seals incontrarono Bin Laden al primo o al secondo piano dell’edificio principale. Bin Laden sbirciò gli americani che salivano le scale da sopra la ringhiera dell’ultimo piano, poi si ritirò in camera sua, mentre un Seal gli sparò un colpo, mancandolo. Secondo ABC News, “quando i SEALs entrarono nella stanza ove si nascondeva bin Laden, la quinta moglie li caricò e le spararono ad una gamba”. Subito dopo avvenne uccisione di Bin Laden.

Solo la salma dello sceicco fu portata via dalle forze USA; gli altri quattro cadaveri furono abbandonati nel complesso. Il raid durò in tutto 38 minuti. Il corpo di Osama bin Laden fu poi trasferito sulla portaerei Carl Vinson, dove – secondo le versioni ufficiali – furono celebrati riti religiosi musulmani. Il corpo fu lavato, avvolto in un lenzuolo bianco e posto in un sacco di plastica zavorrato. Un ufficiale lesse un sermone religioso preparato e tradotto in arabo da un interprete madrelingua. Dopo di ciò, il corpo di bin Laden fu disteso su una tavola. La tavola fu sollevata su un lato ed il corpo scivolò in mare.