«Non abbiamo lobby alle spalle»

Ma chi organizza il Family day? Ritratto di Massimo Gandolfini

Ma chi organizza il Family day? Ritratto di Massimo Gandolfini
Personaggi 30 Gennaio 2016 ore 18:45

Ma alla fine se questo Family day non lo organizza la Cei, non lo organizzano le associazioni cattoliche, chi lo organizza? La sigla è quella di un comitato, “Difendiamo i nostri figli”, che si definisce apartitico, che ha un profilo molto semplice, ma che ha un volto: quello del suo instancabile protavoce, Massimo Gandolfini. È lui l’uomo del Family day 2016, dopo esserlo stato anche per il Family day del 20 giugno scorso. In realtà in quell’occasione il comitato aveva un altro nome “Da mamma e papà”, e raccoglieva aderenti a diverse associazioni del mondo cattolico e pro famiglia (Manif pour tous italia, Comitati Sì alla famiglia, Alleanza cattolica e altre ancora), ma a guidarlo era sempre lui.

 

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Chi è dunque Massimo Gandolfini? È medico, romano di nascita, ma laureato a Milano e da tantissimo residente a Brescia, dove dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia dell’Istituto ospedaliero Fondazione Poliambulanza. Gandolfini è anche presidente dell’Associazione medici cattolici regione Lombardia e già vicepresidente dell’associazione Scienza&Vita, ed è tra i responsabili dei Neocatecumenali in quel di Brescia.

Dal punto di vista privato, il profilo è ineccepibile. Nato nel 1951, si è sposato nel 1977, e non potendo avere figli, ha adottata una bambina peruviana. A quella prima adozione ne sono seguite ben altre sei, due bimbi brasiliani e quattro italiani. Oggi i primi quattro figli (due femmine e due maschi) sono sposati e, quindi, i coniugi Gandolfini sono nonni di sei nipotini. Ma come spiega il profilo del portavoce messo sul sito del Comitato, “durante la guerra in Kosovo, i coniugi Gandolfini hanno compiuto anche una adozione a distanza: un bimbo kosovaro, orfano di guerra, che oggi è diplomato ragioniere, con una sua famiglia. I piccoli/grandi miracoli della solidarietà!”.

 

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Gandolfini oltre a tante passioni ha anche un’attenzione particolare alla “teoria dei gender”. Infatti si definisce «uno dei massimi esperti in ordine agli aspetti biologici e neurobiologici della strutturazione dell’identità sessuata femmina/maschio». Quando il sindaco di Venezia Brugnaro ha ritirato dalla scuole alcuni testi colpevoli di propugnare teorie gender (in realtà erano testi che spiegavano il fatto che oggi a scuola i bambini possono avere a che fare con compagni che hanno due papà o due mamme), Gandolfini lo aveva difeso a spada tratta. La teoria gender secondo lui «aggredisce con la sua destruente pervasività, dal mondo dei sentimenti al mondo delle relazioni affettive e sessuali, fino alla decomposizione della famiglia».

Ma il condottiero del Family day non ha l’aria né i toni del “pasdaran”. Ha provato un po’ di imbarazzo quando il leader del suo movimento Kiko Arguello, il 20 giugno scorso, dal palco di piazza san Giovanni ha sparato a zero contro la Cei, e ha fatto volare parole davvero offensive contro gli omosessuali. Gandolfini ama i toni più ragionevoli, forte anche di competenze che pochi sul fronte del Family day dimostrano di avere. Si dice convintissimo che al Circo Massimo sarà un successo e che con le gerarchie non ci saranno problemi, come accaduto il 20 giugno scorso. «Oggi la Chiesa ha capito che da parte nostra c’è grande onestà intellettuale, non abbiamo lobby alle spalle, abbiamo partiti come il Nuovo centrodestra che ci sta appoggiando, ma non abbiamo alcuna intenzione di fondare un movimento, parliamo alle famiglie».

 

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