I video della sua carriera

A Madonna (e ai suoi 60 anni) a cui continuiamo a credere

A Madonna (e ai suoi 60 anni) a cui continuiamo a credere
Personaggi 16 Agosto 2018 ore 09:45

In pochi – solo i fan più preparati – sanno che il nome con cui tutti la conosciamo, “Madonna”, non è un nome d’arte, ma il suo primo nome di battesimo e che solo in Italia questo assume una connotazione provocatoria.
Provocatorio è stato tutto il resto.

Quando nel 1984 agli MTV Music Awards è uscita da una torta, con un abito da sposa e una cintura con la scritta “Boy Toy” (chissà se ci ha pensato a quella cintura, negli anni, quando i suoi fidanzati erano più giovani dei suoi dischi) ha cantato Like a Virgin con una voce acerba, e poi ha inscenato un rapporto sessuale con il velo, giocando alla ragazzina provocante, le abbiamo creduto, «for the very first time».

 

https://youtu.be/R6iNtdCjwiM?t=32s

 

Quando nel video Material Girl ha interpretato una versione sfacciata e mangiauomini di Marilyn, le abbiamo creduto e proprio così l’abbiamo chiamata per anni, la Material Girl. Ma che di lei non ci si poteva fidare, si poteva capire: anche ai tempi di quella canzone, coperta da gioielli di scena e con una pelliccia di volpe al collo, dal palco di Detroit urlava al pubblico «Do you think I’m a material girl? You’re wrong! I don’t need money, I need love!». Abbiamo pensato di poterla capire, una cantante mediocre, paracula il giusto, che azzecca la linea di basso degli Anni Ottanta, scopre le cosce e imita orgasmi.

E lei ha cavalcato la nostra convinzione, poveri noi, si è sposata con Sean Penn, è uscito True Blue, una copertina bellissima di Herb Ritts (nel catalogo attuale di H&M ci sono le magliette con quella stampa) e la canzone, appunto, True Blue è dedicata proprio al marito. Gira il mondo con Who’s that girl tour del 1987, che è stato uno spettacolo mai visto prima, Madonna cantava e ballava per due ore, la diretta su Rai Uno della data di Torino è ancora un ricordo in quelli che c’erano. Siete pronti? Siete caldi?

 

 

I tempi sono maturi per alzare l’asticella e raccontare che Madonna non è una meteora, ma una stella. E lei arriva con Like a Prayer, nel 1989, un capolavoro pop, un equilibrio perfetto, probabilmente mai più raggiunto nella sua discografia. Alla chitarra c’è Prince, alla finestra la Pepsi. Gira un spot per 5 milioni di dollari, poi esce il video di Like a Prayer, Madonna balla con un prete nero, ha le stimmate sulle mani, balla in un prato di crocifissi infuocati e canta di sesso orale, «I’m down on my knees». Il contratto con la Pepsi salta.

Madonna torna nei locali gay ed esce Vogue, che per i giovani è la passerella di Anne Hathaway ne Il Diavolo veste Prada, ma per tanti è un momento rivoluzionario, «beauty is where you find it». Artista poliedrica e sofisticata dunque, okay, le crediamo di nuovo. Sbagliato di nuovo, esce con il libro fotografico Sex (oggi in possesso di pochi collezionisti) dove è ritratto il nudo, l’autoerotismo, l’amore lesbo.

 

 

Quindi, scandalo. Il 31 marzo del 1994 Madonna è ospite di David Letterman, è appena uscito l’ultimo disco Bedtime Stories e lei ripete per dodici volte la parola fuck in diretta televisiva. Se qualcuno si chiedesse cos’è la provocazione, può recuperare il video dell’intervista su YouTube. Quindi sesso, disordine, parolacce. E le ricrediamo

Niente da fare, arriva il film Evita, una grandissima prova di musical e Madonna sta benissimo sullo schermo, si narra di una lettera inviata ad Alan Parker per convincerlo a darle la parte. Poi arriva la prima figlia, Lourdes e il disco Ray of Light, un nuovo esperimento di suoni techno e anche stavolta, le abbiamo creduto. Ha messo la testa a posto. E lei ci ha dato ragione, incontra e sposa Guy Ritchie, ha il secondo figlio Rocco, ora la sua musica tratta temi impegnati e politici, esce American Life, un disco bellissimo, ma tra i meno apprezzati. Si trasferisce a Londra, scrive libri per bambini, indossa completi color avorio o magnolia o vestitini con i fiori, cambia accento, studia kabbalah e noi le abbiamo creduto, «nothing really matters, love is all we need, everything I give you, all comes back to me».

 

 

Madge è diventata grande? No, divorzia, torna alla dance, prende Gimme Gimme degli Abba, la campiona e partorisce Hung Up, singolo memorabile spaccatimpani e intasacervello del capolavoro Confessions on a Dancefloor, «those who run seem to have all the fun». Poi è il turno di Hard Candy, M.D.N.A., Rebel Hearts, lei ritorna ai pizzi e ai crocifissi, inizia a uscire con i toy boy e inizia l’attività umanitaria in Malawi, «so I took the roads less travelled by».

Chi non ha visto un suo spettacolo non può capire. Arrivano dal palco sul pubblico scintille di energia, si ha l’idea di una che non sta zitta, che non sta ferma, che non si fa etichettare, che credi di aver inquadrato e te la ritrovi trasformata. Ti frega quando fa sul serio, ti frega quando scherza. Non è mai rassicurante, non puoi mai contare su di lei ed è per questo che è affidabile e puoi sempre contare su di lei. È la stessa di trent’anni fa ed è completamente diversa. Non si è fatta dire mai no. No perché sei vecchia, no perché sei bassa, no perché sei donna. E ha anche provato a convincere noi che potevamo fare tutto.

Sui profili social ufficiali, è scattato il conto alla rovescia, nessuna paura di questi sessanta, anzi, festa a Marrakech per tre giorni. Ha sempre fatto quello che faceva nel ’90. Un rutto al giornalista e poi «Hi, I’m Madonna». Ciao Madonna, e tanti auguri.

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