E che sarà mai?

03 Luglio 2014 ore 11:30

Trovo nei miei appunti: Francesco Piccolo, Desiderio di essere come tutti. Finito di leggere il … Importante. (Vuol dire che mi era sembrato un libro importante). E subito dopo: Necessario.

Ci ero arrivato via Luca Sofri. Sul Post aveva scritto che, dopo I barbari di Baricco questo era il libro che faceva vedere meglio di ogni altro come siamo arrivati a essere come siamo. (“Siamo” si riferisce a quelli della tribù di Sofri).

Comprato. Letto. Bellissimo. Grazie Luca Sofri. Ma soprattutto, ripeto, necessario. Anche per altre tribù. Perché è un libro senza enfasi. Una non-enfasi raggiunta poco a poco grazie allo scorrere della vita così com’è: Caserta, il terremoto di Napoli, Craxi e Berlinguer, il lavoro di sceneggiatura del Caimano. Ma anche la politica a scuola, gli innamoramenti, il Movimento Studentesco. E l’incredibile ascesa di Silvio Berlusconi, ovviamente. E i racconti (e una poesia) di Carver. E il film che ne è stato tratto: America oggi, di Altman. (Anche per me Carver – con quelli che trovano il morto nell’acqua – è stato decisivo).

Qualcuno vuole sapere cos’è successo il Italia in questi ultimi anni: si legga Piccolo. Non dico la cronaca italiana. Dico cosa è successo davvero. È successo che tra squilli di trombe e proclami, annunci e insulti, successi e scomparse qualcuno si è trovato, poco a poco, a riconoscere che le cose sono soltanto le cose, che se il bambino versa l’intera tazza di latte sul pavimento non c’è bisogno di convocare l’Olimpo, invocare le Moire, annunciare l’apocalisse imminente. Basta prendere lo straccio e pulire. Il mondo continua a girare anche se il parquet ha subito un torto così grave. E che sarà mai?

Non è necessario, questo libro, per capire l’itinerario politico e ideologico di Piccolo e, tramite lui, il nostro Paese. È necessario per vedere come si fa ad esserci – nel casino in cui siamo immersi ogni giorno, nelle scelte che dobbiamo operare ogni giorno – quando qualcosa accade che ci permette di riconoscere il nostro desiderio più sopito: quello di essere semplicemente quello che siamo. Anzi: non “come si fa ad esserci”, ma: come è confortante poter riconoscere, in una persona o tramite una persona che mai avremmo immaginato di incrociare, che ciò solo ci importa: essere come tutti. Semplicemente.

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