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A Indianapolis decima vittoria su 10

Marc Marquez, che vince sempre

Marc Marquez, che vince sempre
Personaggi 11 Agosto 2014 ore 12:00

“No pain, no gain” è il suo motto, ma in neanche due anni di MotoGp sono stati più i “gains” (risultati) ottenuti che il “pain” (dolore) provato. Con la vittoria sul circuito di Indianapolis del 10 agosto, Marc Marquez ha infranto l’ennesimo record della sua giovane carriera: 10 vittorie consecutive in 10 gare del campionato 2014. Imbattibile. Solo la leggenda delle due ruote Giacomo Agostini era riuscito a fare tanto, ma ora la sensazione è che il piccolo fuoriclasse spagnolo possa fare anche meglio. Piccolo, perché ha solo 21 anni (è nato il 17 febbraio del 1993) e perché è alto solamente 1 metro e 68 centimetri. Ma sulla motocicletta l’altezza non è un vantaggio, anzi, rende più difficili i continui cambi di direzione che il pilota deve imprimere al proprio mezzo.

Un piccolo campione. Piccolo, o forse è meglio dire giovane, lo è certamente, ma nonostante l’età la sua carriera sulle moto non ha nulla da invidiare a quella di tanti altri grandi fuoriclasse del passato, anzi. Nato a Cervera, un piccolo comune spagnolo di meno di 10 mila abitanti in Catalogna, sale per la prima volta in sella ad appena 4 anni. Con la sua minimoto non ci mette molto ad iniziare a mietere successi: a 11 anni, nel 2004, è secondo nel campionato di Catalogna e gli occhi degli esperti vengono attratti dal talento di questo ragazzino, bravo a scuola e appassionato di matematica, ma che pare avere con le moto un rapporto viscerale, tanto da ammettere oggi che, se non fosse riuscito a diventare pilota, avrebbe voluto fare il meccanico nonostante i buoni voti a scuola. Ma non ha avuto bisogno di scegliere perché, nel 2008, debutta in classe 125, per la KTM. Chiude la stagione tredicesimo in classifica generale. Giusto due anni per ambientarsi, e nel 2010, ad appena 17 anni, conquista il titolo, con 10 vittorie e 12 pole position. L’anno successivo lo vede debuttare in Moto2 (la vecchia classe 250): il suo coraggio e la sua ambizione vengono ritenuti da molti segni di sfrontatezza e arrivano le prime critiche, soprattutto dopo il violento tamponamento ai danni del collega tailandese Ratthapark Wilairot per cui venne penalizzato nel gran premio di Phillip Island, in Australia. Ma Marquez è tranquillo, conscio del proprio potenziale e poco avvezzo alle discussioni. In silenzio e col sorriso sul volto guida la sua moto fino a farla volare. Chiude la stagione 2011 al secondo posto della classifica generale, una prova generale prima del successo del 2012, che lo rende per la seconda volta campione del mondo. La Honda decide che lui è l’uomo giusto per il futuro e nel 2013 lo porta in MotoGp. È l’inizio di una storia di successi.

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Un ragazzo normale a caccia di record. Sin dalle prime interviste, Marc aveva sempre ammesso di vedere in Valentino Rossi il suo idolo assoluto. Nel 2013 si trova a gareggiare contro di lui nella classe regina della moto. Ma nessun timore reverenziale: Marquez è consapevole dei propri mezzi seppur rispettoso, è affamato di vittorie. E sazia subito la sua fame: 6 vittorie stagionali, 16 volte sul podio su 18 gare (le uniche due volte che non ci arriva sono al Mugello dopo una brutta caduta e per squalifica a Phillip Island), miglior debuttante di sempre e più giovane campione del mondo di sempre nella classe regina. Con il successo del 2013 raggiunge Valentino Rossi, Phil Read e Mike Hailwood nell’Olimpo dei piloti diventati campioni del mondo in tre diverse categorie. Marc ha lasciato tutti a bocca aperta, tranne (forse) Valentino Rossi, l’idolo di Marquez che, nel 2008, dopo aver visto gareggiare l’allora ragazzino, gli disse: «Spingi sempre, vai veloce, ma con calma, e vedrai che con questo entusiasmo arriverai lontano». Aveva ragione e se ne sta rendendo conto anche il “Dottore”, che proprio nella stagione in corso s’è trovato in più di un’occasione a lottare con lo spagnolo per la vittoria, come ad Indianapolis.

A differenza di tanti altri fuoriclasse dello sport, Marquez è un talento mai sopra le righe, sempre sorridente e posato, senza neanche un tatuaggio, perché «i tatuaggi son roba seria, te li porti dietro finché campi!», senza ville da sogno in località esotiche, anzi, «mi trovo bene dai miei, divido la stanza con mio fratello Alex (anche lui motociclista in classe 125, ndr)». Unica stravaganza? Le mutande. Ne ha una per ogni momento del weekend di gara: quelle blu le indossa nelle prove del venerdì e del sabato, mentre il giorno della gara servono le rosse. Poca roba, ma del resto, per un talento come il suo, non ci sono segreti, se non quello di andare più veloce di tutti.

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