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Massimo Ferrero: è lui o è Crozza?

Massimo Ferrero: è lui o è Crozza?
Personaggi 14 Novembre 2014 ore 10:25

È sbucato da dietro un cespuglio di capelli grigi e arruffati, con il pizzetto e la bianca barba, l’occhio vitreo. Ha morso rapido come un “Viperetta”, e il suo veleno ha già contagiato tutti. Quando, in estate, l’incanto dei Mondiali aveva preso il sopravvento su tutto il resto, ci è voluto il morso di Massimo Ferrero a ricordarci quale fosse la (triste?) realtà del nostro calcio. Era giugno. Davanti alle telecamere Ferrero si presentò con una maglietta blucerchiata numero dieci e la frase: «Vengo dal nulla e ho comprato la Sampdoria perché dopo di lei c’è il nulla». Bastò quel verso da poeta ermetico a confonderci, e a farci naufragare in un vortice di psichedelica. Abituati alla semplice giovialità dei Garrone, a Genova ebbero un attimo di sbandamento: e questo, bélin, chi è? Da una parte gli ottimisti: «Con uno così ripartiamo». Dall’altra i catastrofisti: «Affondiamo». In mezzo, lui, Ferrero, che in breve tempo ha ridato entusiasmo a squadra (che ora sogna l’Europa) e allo show-business l’effetto macchietta.

Per ora le cose vanno alla grande. Non soltanto perché la Sampdoria ha perso, sin qui, una sola partita. Ha vinto il derby (d’andata), ha mostrato un buon gioco, ridato vigore a giocatori impolverati come Okaka e Eder. E poi: Ferrero ha catalizzato l’attenzione, rimesso la chiesa al centro del villaggio, e nel villaggio adesso c’è una festa, con tanto dj set e palloncini e musiche acid rock. «Non giro mai con meno di quindicimila euro», disse, e tirò fuori un rotolo dalla tasca sinistra, pezzi da 500, moltissimi. Spende e spande? No, i conti della Sampdoria quadrano e reggono. Nel suo primo mercato Ferrero ha chiuso con un saldo positivo di 4,6 milioni di euro fra cessioni e acquisti di giocatori. Più i diritti televisivi. Il recente rinnovo dell’asta sulla serie A ha registrato l’ennesimo rialzo del jackpot a quota 1,15 miliardi di euro complessivi. «C’è chi ha la mangiatoia a portata di bocca e chi si deve chinare fino a terra per mangiare – ha detto un’altra volta -, io faccio parte della seconda categoria. Non me ne vergogno».

Arriva dal nulla, Ferrero, ma non è vero. La moglie, Laura Sini, ha ereditato un giro di caseifici niente male. Anche questo è servito a Ferrero per realizzare i suoi sogni. Produttore indipendente, Ferrero lavora da sempre nel mondo dello spettacolo (“Sono nato in un teatro di prosa”). Lo ha fatto come autista, tuttofare, ma anche finanziando pellicole d’avanguardia. Nel ’74 l’esordio: A mezzanotte va la ronda del piacere. Non ha vinto Oscar, solo Telegatti. «Ho prodotto sessanta film e ne ho girati centocinquanta», ha detto. Tra questi «La Chiave» di Tinto Brass. «Uomo sveglio e acuto, aveva sempre una soluzione pratica”, ha detto di lui il regista. Come quella dei temporary sponsor che sta usando nella Samp. Ovvero, le sponsorizzazioni a tempo sulle maglie. Per alcune gare, è comparso guarda caso il logo di un film, l’ultimo capitolo di Sin City, prodotto da Lucky Red e proiettato anche nei Ferrero Cinemas. Perché poi Ferrero è anche gestore di sale cinematografiche in giro per l’Italia (sessanta in tutto). Compreso il cinema Adriano, a Roma, dove si proiettano le prime e si organizzano i grandi eventi legati al cinema.

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Crozza racconta Ferrero

 

 

In un’intervista, una volta, disse di essere di sinistra, di aver fatto il ’68 e aver votato D’Alema. Lo scambiarono per laziale, ma tenne a precisare che «sono romano testaccino», e fa davvero una certa differenza. Provò a spiccare il volo con una compagnia aerea, la Livingston, ma restò ancorato alla pista. «M’hanno dato una sola, la verità è questa». Quando uscì lo scandalo Enav-Finmeccanica, Ferrero parlò di sé in terza persona: «Il signor Ferrero dà fastidio a un sacco di gente perché è trasparente, senza protezioni e non sta tutti i giorni a grattarsi i coglioni». E ancora: «C’ho i testimoni. Per Livingston mi sò spaccato cuore e culo e ci ho rimesso la faccia. Sò un poro contadino der cinema italiano, io. Non mangio caviale e disturbo». Al punto da guadagnarsi una caricatura di Maurizio Crozza: lui le concede solo ai grandissimi. «Lui non ha saputo imitarmi – ha poi scherzato Ferrero -, allora sono io che imito lui. Magari me lo facessero fare!».

L’imitazione di Crozza

 

 

Il primo giorno da presidente gli chiesero di raccontare i suoi idoli. Ferrero rispose così: «Idoli? Herrera e Pelé». Tant’è che nessuno capì bene la sua età. Scrissero cinquantotto anni, ma poi si venne a sapere che aveva chiesto di farsene togliere qualcuno per poter sembrare più giovane. In tribuna fa le corna (bi-corna) e quando vince scende in campo, con una maglietta, e corre a più non posso. «Tra il calcio e il cinema c’è una grande similitudine, ecco perché sono entrato in questo mondo. Il pallone in Italia è come una fiction: ogni settimana c’è una puntata». Una delle ultime è diventata un caso, con tanto di indagine della procura sportiva. Parlando del neo proprietario dell’Inter, l’indonesiano Erick Thohir, ha sparato: «Io penso che Moratti sia un grande uomo, mi sembra ingiusto che sia stato trattato così. Io gliel’ho detto a Moratti, caccia via quel filippino…». Altro che fiction. Questa è la sana, vecchia commedia all’italiana.

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