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Il pallone in televisione

La moviola compie 50 anni

La moviola compie 50 anni
Personaggi 03 Marzo 2015 ore 13:00

All’inizio c’era solo uno speaker, e lo studio, per chi lo guardava, sembrava un salotto come quello di casa. Ovviamente tutto bianco e nero, gli unici colori che quella tv poteva permettersi. È il 1965 e oggi, 50 anni fa, alla Domenica Sportiva mandano in onda un filmatino. Enzo Tortora, il conduttore, dice agli spettatori di guardare bene quelle poche immagini al rallentatore impresse su pellicola, il solito prodigio della tecnologia. È un gol di Rivera da stropicciarsi gli occhi. «Sì, ma quella fu una dimostrazione estetica. Non si discuteva per qualcosa, non dovevamo far vedere qualcosa di poco chiaro». Henor Vitaletti si occupava di commentare il gesto, di farlo vedere, lui, primo moviolista della Rai, e adesso che sono passati così tanti anni ha raccontato al Corriere dello Sport-Stadio di essere un po’ preoccupato: «Non so se quando il calcio diventerà una scienza sicura sarà un bel giorno per tutti noi».

 

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Da estetica a rallentatore la moviola è diventata in fretta una materia di discussione senza tempo, che spesso ha varcato i confini della civiltà. Due anni dopo – nel ’67, 22 ottobre – la moviola diventa (più o meno) quella che oggi conosciamo: polemica, pura polemica. La partita è Milan-Inter, a San Siro. Ancora Rivera. È il gol del pari. «Non era gol quello di Rivera, ma l’occhio del tifoso spesso non vede, sente… Il tifoso vuole sempre avere dubbi. E se si va a chiedere a qualche tifoso milanista di quegli anni, le dirà che quello di Rivera era gol. Non c’è niente da fare». Insieme a Vitaletti c’era Carlo Sassi, che una volta ha detto: «Eravamo appena tornati da San Siro quando io e Heron, guardando il filmato, ci siamo accorti che la palla del pareggio di Rivera, rimbalzando a terra dopo aver colpito la traversa, sollevava uno spruzzo di gesso. Se c’è polvere di gesso, ci siamo detti, ha toccato la linea bianca, quindi non è entrata del tutto, quindi non è gol. Facciamolo vedere…».

 

 

Facciamolo vedere, sì. Tre fotogrammi appena, che accendono (e per sempre) il dubbio nella testa della gente. «È gol». «No». «Sì». «Serve la moviola!». E così, anno dopo anno, modernizzazione dopo modernizzazione, il più grande spettacolo dopo il big bang (cioè la polemica) va in onda sugli schermi di casa Italia, nei bar, nelle piazze. È però alla fine degli anni Settanta che nasce la vera moviola. La pellicola era andata in pensione per il nastro videomagnetico, e comunque serviva un’ora e mezza per sviluppare una bobina con il filmato della partita, poi una cinepresa riprendeva le immagini, e un’altra ora per stamparle. «Stavo ancora al montaggio e già sentivo partire la sigla della Domenica Sportiva» ha raccontato Sassi. Ci fa bene, ci fa male. Chissà. «Non sono sicuro che la certezza, l’assenza di dubbi e la perfezione di una partita e del suo risultato siano una cosa necessaria, utile – ha aggiunto ancora Vitaletti -, il calcio e lo sport, ma più il calcio di altri, ha bisogno di polemica, di tensione…».

 

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