La favola continua

Nibali doma il Tour e il pavè

Nibali doma il Tour e il pavè
08 Luglio 2014 ore 08:40

Continua la favola in giallo di Vincenzo Nibali. Un gara mitica e durissima quella che da Ypres porta a Arenberg (in Belgio), originariamente di 155.5 chilometri ma leggermente modificata per il maltempo. La pioggia e il pavè regalano un pomeriggio di spettacolo, ma anche di fatica e di cadute rovinose. A farne le spese è in particolare l’inglese Chris Froome, il vincitore dello scorso Tour de France e tra i favoriti per il successo finale: scivola per terra due volte e – dopo essere già caduto ieri riportando escoriazioni- decide di ritirarsi. Fuori uno. Ma non è finita qui. Il percorso duro e gli affondi di Nibali segnano la gara anche per l’altro favoritissimo alla vittoria finale, ovvero lo spagnolo Contador che accumula al traguardo oltre due minuti di ritardo dal siciliano. A vincere la quinta tappa sul traguardo di Arenberg è l’olandese Lars Boom, della Belikin, che precede appunto NIbali. Ora in classifica il siciliano a ben 44” di margine su Peter Sagan il primo inseguitore di un certo rango.

Intanto Vincenzino sogna. Due anni fa, quando stava sul podio dei Campi Elisi e guardava baronetto Wiggins festeggiare la vittoria al Tour, Vincenzo Nibali aveva promesso: «Un giorno voglio salirci io su quel gradino». Naturalmente, si riferiva a quello più alto, a quello dei campioni. E domenica 6 luglio luglio Enzino compie lo scatto perfetto lanciandosi verso la vittoria del traguardo di Sheffield e lasciano a bocca aperta i rivali, Froome e contador su tutti. E allora provaci Enzino, come lo chiamano a casa, a Messina adesso può provarci davvero a tenere la maglia gialla fino a Parigi Ma non sarà facile perché il Tour de France è una corsa tremenda. Quella che è partita sabato 5 luglio è però anche una corsa nelle possibilità di Nibali. Le speranze italiane sono riposte in lui, nello squalo messinese, l’ultimo corridore italiano ad essere riuscito a conquistare un podio a tutti e tre i grandi giri. Soltanto cinque campioni ci sono riusciti prima: Anquetil, Merckx, Gimondi, Hinault e Contador. Entrare nella storia è un attimo. Ha puntato tutte le sue fiche su questo appuntamento rischiando di perdere la faccia. Non è il favorito, è uno dei contendenti. I bookmaker non hanno dubbi: lo vince Chris Froome. Poi c’è Alberto Contador, che sta bene e vuole dire la sua in una corsa mai stata così intensa già dalle prime tappe. Ma Vincenzo è lì, alle spalle di questi due e non vuole farsi sfuggire l’opportunità. Nel 2012 ha conquistato il Giro d’Italia, dando prova della sua audacia e riuscendo a risvegliare quell’orgoglio italiano che il nostro ciclismo negli ultimi tempi aveva perso. Poi è saltato fuori Fabio Aru, ma questa è un’altra (bella) storia. Quella di Nibali parte invece dal 2004, l’anno in cui è diventato professionista, passa per i successi alla Liquigas, e si snoda fino a oggi, al presente, in cui ci si aspetta di vederne la definitiva consacrazione. Nell’anno del suo trasferimento all’Astana, la squadra kazaka con cui corre Vicenzo adesso, il diesse della Liquigas Stefano Zanatta aveva detto: «E’ uno che attacca, estroverso e orgoglioso, che va dove lo portano il cuore e le gambe. Ho conosciuto un ragazzo pieno di sogni, lascio andare via un uomo maturo».

Maturità, ecco cosa potrebbe fare la differenza a questo Tour de France. Nel 2010 Nibali ha vinto la Vuelta, arrivando terzo al Giro d’Italia. L’anno dopo si è piazzato secondo nella corsa rosa mentre nel 2013 è riuscito nell’impresa di vincere il Giro e di arrivare un’altra volta sul podio della corsa di Spagna. Con il passare del tempo Nibali ha smussato i suoi difetti e amplificato le sue certezze di scalatore generoso, audace, fiero. Inarrestabile, per certi versi. Corre con la violenza degli animi latini, qualche volta un po’ sgraziato magari, ma una grande passione. Nibali sa di ciclismo eroico. E’ per questo che arriva al Tour con tante speranze, perché è uno a cui non manca il coraggio. Oltretutto, non c’è un prologo, non ci sono cronoscalate. Si parte dell’Inghilterra, da Leeds, e ci vorranno tre tappe prima di arrivare in Francia. Mercoledì 9 luglio si va a correre sui tratti di pavé e il traguardo è stato piazzato proprio ai confini della foresta di Arenberg. E’ dura. Ma nel complesso il Tour ha molto per Vincenzo e per le sue gambe. Le salite non mancano, e Nibali è uno in grado di affrontarle con il giusto piglio, se sta bene. I primi due mesi dell’anno non sono andati granché, la prima vittoria è arrivata soltanto una settimana fa in Trentino, al campionato italiano. Una vittoria comunque bella, importante, che ha strappato applausi e che mancava ormai da un anno – l’ultimo successo risaliva infatti alla tappa delle Tre Cime di Lavaredo al Giro d’Italia del 2013.

Chi conosce Nibali dice di avergli visto con gli occhi della tigre. Il primo è Giuseppe Martinelli, direttore dell’Astana, uno dei pochi ad aver vinto il Tour con due uomini diversi: Marco Pantani e Alberto Contador. «Ha molta fiducia, è convinto dei suoi mezzi, è concentrato ma non teso. Ha lavorato bene, con la determinazione giusta. E adesso è capace di tutto». Con la maglia di campione italiano addosso un altro grande  si era distinto al Tour de France: Gianni Bugno, che nel 1991 era arrivato dietro a Miguel Indurain. Segni di un destino che Nibali vorrebbe modificare solo un po’, regalandoci un podio sorprendente. Rachele, la ragazza che ha sposato dopo due anni esatti di fidanzamento, lo ha sempre descritto come uno buono, «un ragazzo come tanti, tranquillo e un po’ timido, che in corsa invece tira fuori tutta la grinta che ha dentro e mi fa sorridere perché quasi non lo riconosco». Una volta, a Ram­bouillet, subito dopo la consacrazione di Wiggins al Tour de France, Nibali aveva guardato verso l’orizzonte: «Anche io, come Wiggins, fin da ragazzo sogno di vincere il Tour, me ne sono an­dato di casa anche per questo. Sono passati anni, ci sono andato vicino, e non ce l’ho fat­ta. Ma con­ti­nuerò a so­gna­re di vincere il mio Tour». Chissà, forse il momento è arrivato.

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