I premi per la fisica

Nobel ai tre che hanno scoperto come illuminare gli smartphone

Nobel ai tre che hanno scoperto come illuminare gli smartphone
07 Ottobre 2014 ore 16:01

Martedì 7 ottobre, alle 11.45, è stato assegnato dalla Nobel Assembly del Karolinska Institutet di Stoccolma, il Premio Nobel per la Fisica. A vincere sono stati tre scienziati giapponesi: Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura. Il motivo? L’invenzione, ad inizio anni ’90 del secolo scorso, del Led blu, fondamentale per la nascita dei Led a luce bianca che permettono, oggi, l’uso di lampadine a scarso consumo di energia e la perfetta grafica a colori dei televisori più moderni e dei nostri smartphone.

Era molta l’attesa per scoprire i vincitori, dopo che lunedì 6 ottobre sono stati assegnati i Nobel per la Medicina. Le previsioni davano come favorito il Cern di Ginevra, che compie quest’anno 60 anni, ma hanno avuto ragione coloro che sottolineavano come, l’ambito premio, non fosse stato mai assegnato a una collaborazione di scienziati non singolarmente individuati e che è molto più probabile che al Cern venga assegnato il Nobel per la Pace.

L’elemento finale. «Una nuova luce per illuminare il mondo»: con questo quanto mai azzeccato slogan è stato assegnato il Nobel ai tre scienziati giapponesi. Il Led blu, infatti, era l’elemento mancante per poter produrre la luce bianca a Led, quella da cui poi nascono tutti gli altri colori. La loro ricerca durò circa quattro anni, dal 1989 al 1993. Già da tempo esistevano le luci a diodi (comunemente dette Led) di colore rosso e verde, ma senza una fonte di luce blu la possibilità di creare una luce bianca che sommasse le tre componenti rimaneva un sogno. Tanti erano gli scienziati che avevano profuso il loro tempo e la loro esperienza nel tentativo di ottenere il Led blu, ma tutti avevano fallito. Come spiega l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), il Led blu era il più difficile da produrre a causa della sua elevata energia fotonica e della scarsa sensibilità dell’occhio umano alle basse lunghezze d’onda.

Grazie alla scoperta di Akasaki, Amano e Nakamura, è oggi possibile costruire le lampadine a Led che emettono luce bianca (la somma dei tre componenti) e con essa abbiamo anche gli schermi a colori dei nostri smartphone, tablet e televisori, nei quali la combinazione delle tre luci permette di ricreare tutti i colori. Con i Led si è riusciti anche ad avere un’illuminazione più potente, pari a quella di 16 lampadine classiche e vicina a quella di 70 lampade a neon, ma anche più duratura. Tenendo conto che, attualmente, un quarto del consumo di energia elettrica mondiale è utilizzata per l’illuminazione, si può capire quanto l’invenzione dei tre scienziati giapponesi rappresenti un contributo fondamentale per l’umanità, proprio come Alfred Nobel voleva che fossero le invenzioni vincitrici del suo premio.

Una scommessa vinta. Isamu Akasaki, tra i tre scienziati, è il più “maturo”: è nato, infatti, a Chiran nel 1929. Ha conseguito laurea e dottorato all’Università di Nagoya, dove tuttora insegna. Hiroshi Amano è invece il più giovane: nato nel 1960 ad Hamamatsu, si è anche lui laureato e ha conseguito il dottorato presso l’Università di Nagoya, dove attualmente continua a lavorare in contatto con il suo maestro Akasaki. Shuji Nakamura, classe 1954, è nato a Ikata, ma ha cittadinanza americana. A differenza dei colleghi, si è laureato e ha conseguito il dottorato all’Università di Tokushima, prima di trasferirsi a Santa Barbara, in California, dove attualmente è docente all’University of California. Nakamura, prima di trasferirsi stabilmente negli Stati Uniti, lavorava presso la Nichia Chemical Industries, un’azienda giapponese leader nel settore dell’illuminazione. La Nichia, però, credeva poco nella possibilità che il proprio dipendente sarebbe stato in grado di scoprire ciò che, per anni, tanti altri scienziati avevano tentano invano di scoprire. Per questo Nakamura era costretto a lavorare di notte al suo progetto che poi, nel 1993, con l’aiuto di Akasaki e Amano, ha portato a termine. La Nichia, a quel punto, si appropriò del brevetto e ripagò lo scienziato con soli 200 dollari. Nakamura fece causa all’azienda e nel gennaio del 2005 è arrivata l’attesa sentenza: la Nichia ha dovuto versare ben 8,1 milioni di dollari sul conto corrente del suo ex dipendente, all’epoca già professore all’University of California, la cifra più alta mai pagata da un’azienda giapponese per un’invenzione. Di quella sentenza ne parlò anche il New York Times, perché, tradizionalmente, in Giappone, è insolito per le aziende giapponesi stipulare contratti con i ricercatori che specifichino come saranno ripartiti i profitti dalle loro invenzioni, come invece spesso accade nelle aziende occidentali. Il giudice stimò in 580 milioni di dollari il valore della scoperta: non male per una scommessa persa in partenza, come i vertici della Nichia ritenevano quella ricerca negli anni in cui Nakamura stava lavorando ai Led blu.

 

SWEDEN-STOCKHOLM-NOBEL PRIZE-PHYSICS

Una diapositiva mostrata durante la cerimonia di assegnazione dei Premi Nobel per la Fisica in cui viene spiegato il motivo per cui è risultata così importante la scoperta del Led blu.

 

Oltre a quel rimborso record, con l’assegnazione del Premio Nobel, Nakamura incasserà altri 880 mila euro circa, pari a 8 milioni di corone svedesi, che dividerà con i colleghi Akasaki e Amano. Il giusto riconoscimento per una scommessa vinta.

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