Come un chiaro di luna

Due note per dire che Mons merita d’essere la capitale della cultura

Due note per dire che Mons merita d’essere la capitale della cultura
01 Marzo 2015 ore 10:15

D’altra parte è così: quest’anno la capitale europea della cultura è Mons. A tutta prima abbreviazione di titolo onorifico ecclesiastico, in realtà cittadina del Belgio francofono a mezzora d’auto da Maubege, Francia.

Il problema è appunto questo: Un clair de lune à Maubege è la canzone protagonista dell’omonimo film dei primi anni Sessanta in cui uno scassatissimo tassista parigino, Paul Prunier, si prova a sostenere che pur avendo visitato le località più belle del mondo e intrattenuto rapporti con le donne più esotiche del pianeta non ha mai trovato nulla che equivalga a un chiaro di luna in questa cittadina di piogge e scorie minerarie. Paul Prunier dev’essere entrato nella commissione che elegge le capitali della cultura se per quest’anno è uscita Mons, che è addirittura in Belgio, nazione che costituisce per i cugini francesi un repertorio illimitato di occasioni per barzellette sulla stupidità umana.

Un condensato di cose belle. Ma Mons, e questo dobbiamo riconoscerlo, si è battuta bene. Prima di tutto si è premurata di ottenere il riconoscimento dell’Unesco per tre oggetti culturali: le Miniere di Spiennes; il Doudou, la processione col carro d’oro e altre coreografie tra storia e leggenda; il campanile Barocco chiamato Beffroi, che costituisce assieme ad altri una corona di torri campanarie miracolosamente rimaste in piedi a dispetto di guerre e bombardamenti.

Poi ha ricordato a tutti che Vincent van Gogh decise proprio nei dintorni, in località chiamata Borinage, di abbandonare la carriera di missionario per diventare pittore. Anni fa una delle due case in cui abitò stava per andare in rovina; un comitato di volonterosi si autotassò per rimetterla in piedi, e adesso è lì più bella di prima.

Gli appassionati di poeti maledetti ricordano poi che proprio nella prigione di Mons fu detenuto il poeta Paul Verlaine dopo che – geloso e ubriaco – ebbe sparato due colpi di pistola al suo giovane amico Arthur Rimbaud. La poesia famosa Le ciel est, par dessus di toit… è nata qui. Anche l’altra, Les sanglots longs…, il cui primo verso costituì il segnale in codice per lo sbarco in Normandia, è stata composta in cella. In entrambe si fa riferimento alla campana che suona le ore: è la campana del Beffroi.

La città è anche corredata di una bellissima chiesa gotica fra Cattedrale, Abbazia e Collegiata dedicata a Sainte Waudru (Santa Valdetrude) e con un’abside decisamente ragguardevole.

«La tecnologia incontra la cultura». Ma se il passato ha la sua importanza il futuro ne ha ancora di più, per gli amici di Mons, per cui lo slogan con cui si presentarono anni fa alla gara per l’assegnazione del titolo fu Technology meets culture (la tecnologia incontra la cultura). E in questo senso la città ha voluto lanciare il suo Parc Scientifique Initialis, nel quale operano una trentina di società specializzate nelle nuove tecnologie: biochimica, telecomunicazioni, informatica, costruzioni.

E noi che eravamo minatori e cantanti. Ciò detto fa piacere ricordare che Mons – come altre città minerarie del Belgio – fa ancor oggi registrare una notevole presenza di italiani di seconda e terza generazione, figli e nipoti dei minatori emigrati negli anni 20 e 30, e ormai pienamente inseriti nella società belga. Lo stesso Elio di Rupo, il sindaco, è figlio di un emigrante abruzzese (il cognome Di Rupo può essere solo abruzzese) morto in miniera. Il nostro antico concittadino è noto nel suo nuovo Paese anche per essere riuscito a formare un governo nazionale dopo due anni di impasse.

E quando si dice Belgio e minatori quelli che hanno un certa età non possono dimenticare due nomi – Rocco Granata e Salvatore Adamo – che, figli della generazione inviata in quelle zone dai nostri governanti in cambio di carbone, si affermarono nel campo della musica leggera agli inizi degli anni Sessanta. Il primo fu cantautore di un unico successo planetario (Marina) al pari del suo omologo di Claire de Lune à Maubege. Pubblicò anche altri album, ma difficilmente qualcuno se ne ricorda. Il secondo fu più prolifico e la sua canzone Tombe la neige (Cade la neve) ha fatto da motivo conduttore nei festeggiamenti in occasione della vittoria. Nell’occasione erano presenti anche re Alberto e la Regina Paola, che come si sa nasce Ruffo di Calabria. Dimenticata la tragedia di Marcinelle, noi italiani fummo lieti di sapere che con quella canzone il nostro Adamo aveva conquistato un po’ del cuore della – allora – principessa.

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