Nel segno di Ghibli

Oasi per cavalli anziani e malati Roberta li ha salvati dal macello

Oasi per cavalli anziani e malati Roberta li ha salvati dal macello
Personaggi 03 Aprile 2017 ore 06:00

Superato il sottopasso di Brebemi, in via Palazzo, a Treviglio, la campagna si apre di colpo in un piccolo, inaspettato eden protetto dalle alte barriere  anti rumore dell’autostrada. A destra, c’è il Country ranch. Recinti, stalle e paddock in stile western non traggano in inganno: è tutto, o quasi, made in Bassa lo strano e coraggioso progetto di Roberta Bianchi, che proprio lì, a pochi metri dall’autostrada, ha creato una «casa di riposo» per cavalli. Salvando decine di animali dal  macello, e ridando una speranza a tanti esemplari la cui carriera agonistica è, per un motivo e per l’altra, finita. Come? Trasformandoli in insegnanti. O in allenatori, per dirla con un parallelismo col mondo sportivo, in cui i giocatori più in gamba, arrivati a una certa età, spesso si siedono in panchina. E non quella del parco.

 

 

Così, orgogliosa, l’allevatrice cremonese, ex ragioniera, presenta Camillo. Un maestoso haflinger bruno, che dopo una carriera brillante ha cominciato a zoppicare. «Me l’ha regalato un amico - ricorda lei - E da allora vive tranquillo nel paddock, libero come fosse in natura. È perfetto, come compagno per  cominciare a cavalcare». I ragazzi - uno a uno - iscritti al corso di equitazione del Country ranch sono seguiti singolarmente, da Roberta e dagli altri sette soci dell’associazione sportiva che da un anno soltanto si è trasferita a Treviglio. «Prima eravamo a Levate - racconta - Ma appena ho visto questo posto, un ex maneggio, ho pensato subito che fosse perfetto».

È in questo modo che si è concretizzato un sogno, germogliato come spesso succede sulle ceneri di una tragedia personale: la scomparsa di Ghibli, il primo cavallo di Roberta, divorato dieci anni fa da una malattia. «Sono sempre stata appassionata di cavalli e in generale di animali - racconta lei - Avevo Ghibli, ed era semplicemente fantastico. Poi è arrivata la malattia, e quando è morto ho pensato che non avrei mai potuto amare un altro cavallo quanto lui. Invece, è come se quella passione si fosse distribuita su tutti gli altri. E ho capito cosa avrei dovuto fare. Ognuno nella sua vita ha un senso, una strada che porta solo in un posto. E quando la imbocca, incontra decine di persone che la pensano come lui. Per me è stato così: Ghibli? Ci penso tanto, molto spesso. Era un cavallo molto forte, anche nella malattia, ed è stato lui a darmi la forza di superare tante difficoltà e a farmi capire che a volte, ad aiutare le persone, o gli animali in difficoltà, si aiuta in realtà anche se stessi».

Basta guardarsi attorno, del resto, per capire che lo stile da far west è solo un vezzo: il realtà il maneggio recuperato è un’oasi di pace. «A me basta questo e anche tanti nostri amici me lo dicono - spiega l’allevatrice - In un mondo di scadenze e impegni pressanti, basta davvero concedersi mezz’ora in mezzo al verde, con un cavallo, per trovare la serenità». Il mondo delle corse è lontano anni luce: qui si va piano, con calma. C’ anche un campo di «mountain trial», specialità equestre che con la velocità, proprio, non ha nulla a che fare. Si tratta di superare ostacoli con coraggio e grazia, cavalli e conduttori insieme. Perfetto, per esemplari anziani.

Sono venti circa, ad oggi, gli animali ospiti del ranch-scuola. Ognuno con una storia alle spalle spesso tragica, fatta di circhi, corse, mattatoi sfiorati. E poi c’è Patrick. Se un luogo come questo deve avere un testimonial, il piccolissimi miny shetland è probabilmente quello perfetto. Settantacinque chili,  65 centimetri di altezza al garrese, il piccolo di famiglia è una vera rarità. Grande poco più di un grosso cane, ha 14 anni ed è la «voce» di Roberta sul mensile di settore «Il mio cavallo». È un cavallo che ride, davvero. E gioca persino a pallone.