Un grande industriale

Chi era il cavalier Brugola che portò le sue viti sulla Luna

Chi era il cavalier Brugola che portò le sue viti sulla Luna
16 Febbraio 2015 ore 17:15

Lissone, 16 febbraio 2015 – È morto all’età di 73 anni il grande industriale Giannantonio Brugola, ferrarese di nascita, brianzolo d’adozione ed elezione. Chi era? era il figlio dell’inventore della «Vite con testa a incavo esagonale, dal nome del suo produttore» (Zanichelli). Le viti di montaggio di tanti mobili dell’Ikea, per farci capire, che si girano anche senza cacciavite, con quell’aggeggio (una chiave poliedrica) che nonostante l’aspetto dimesso (ha solo quattro lati, e non sei) è anch’esso un brevetto internazionale del 1994 denominato Polydrive®, sempre della Brugola. Riconosciuto però soltanto nel 2003, dopo la vittoria nella battaglia legale per il brevetto europeo combattuta contro Volkswagen e Ford Germany. «Italia batte Germania due a zero», commentò il vincitore. Lissone contro Wolfsburg e Colonia fa ancora più effetto.

L’intuizione della vite – si è detto – fu del padre, Egidio, a cui la città di Lissone ha eretto un monumento. Al figlio, invece, va il merito di averla fatta diventare, da piccola produzione locale, tutt’uno col nome di famiglia: la brugola, sinonimo di perfezione in tutto il mondo è nata ed è cresciuta per intero nella fabbrica di via Dante a Lissone, Quando si verifica questa situazione retorica – che il nome specifico di un prodotto diventi il nome generale per quel prodotto – vuol dire che si è toccato il cielo. Non solo metaforicamente: le brugole erano sulla navicella e sul modulo lunare quando la missione Apollo 11 portò l’uomo sul nostro satellite.

Dal 1981 la OED è fornitore unico per il gruppo Volkswagen delle viti di fissaggio della testata motore. Dal ’94 ancora fornitore unico per i motori «I4» e «I5» della Ford. Nel maggio prossimo verrà aperto un nuovo stabilimento a Detroit, che per uno che produce viti è come per un cantante vedere il suo nome in grande alla Carnegie Hall. E il signor Giannantonio si è commosso quando gli hanno mostrato una vite proveniente dal Michigan.

 

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Tre formule secche i punti fermi di Brugola imprenditore: «Essere diversi in un mondo di simili», «Difetto Zero», «Qualità Totale». Le formule vincenti in qualsiasi parte del mondo, equivalenti all’altra, sintetica: La qualità è di tanti, la perfezione di pochi. (Non è vero, dunque, che non c’è o che non la si possa ottenere). Ovviamente la perfezione ha un costo, ma le soddisfazioni che dà non hanno prezzo. E non ci si riferisce soltanto al fatturato (126 milioni di euro) e al lavoro che rende possibile (310 dipendenti a Lissone).

«Ho impresso nella memoria l’orgoglio e l’emozione di mio padre il giorno in cui, nel 2008, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli consegnò la nomina a Cavaliere del Lavoro. Napolitano gli disse: «Lei è un mio mito»», ricorda il figlio – Egidio come il nonno – che da alcuni anni è vicepresidente dell’azienda. «Mio nonno era un genio. Fu lui a inventare la vite a testa cava. Mio padre aveva la stessa capacità inventiva e progettuale, ma in più ha saputo dare una svolta industriale riuscendo ad andare a vendere le nostre viti in tutto il mondo, sapendo raggiungere livelli di qualità che hanno spinto i tedeschi della Volkswagen a rifornirsi da noi».

Soddisfazioni. Per esempio: poter donare alla città un centro sportivo. Per esempio, che il CdA ti dia il permesso di «mettere un premio di circa 1.250 euro nella busta paga di marzo per tutti gli operai, solo gli operai, di Lissone come riconoscimento per gli sforzi fatti per raggiungere gli ultimi, ottimi, risultati». I funerali sono stati celebrati oggi nella chiesa del Santi Pietro e Paolo a Lissone. Immaginiamo che nessuno ci sia andato per farsi un selfie.

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