Una storia di salvezza

Orsoline di Gandino, la finta suora era la moglie del sindaco Galmozzi

Orsoline di Gandino, la finta suora era la moglie del sindaco Galmozzi
23 Febbraio 2018 ore 05:30

«Radicate in Gesù, mite ed umile di cuore (Mt 11, 29), rinnoviamo la relazione sponsale con Lui e riscopriamo la nostra identità di donne consacrate che, vivendo in simplicitate sacrificium, si prendono cura dei fratelli con la Sua stessa compassione». C’è tutto l’impegno educativo e missionario delle Suore Orsoline di Gandino nell’obiettivo generale che sei anni fa, nel 2012, il Capitolo Generale dell’Istituto ha indicato in vista del Bicentenario di Fondazione, che ricorre nel 2018. «Ci poniamo innanzitutto – sottolinea suor Raffaella Pedrini, madre generale – con un atteggiamento di gratitudine a Dio per le “grandi cose che ha compiuto di generazione in generazione” in questa piccola famiglia religiosa e attraverso di essa nei vari territori in cui si è diffusa. Celebrare l’importante traguardo del Bicentenario di Fondazione, coinvolgendo le comunità civili e parrocchiali, è un modo per estendere il grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla crescita del seme gettato a Gandino dal fondatore don Francesco Della Madonna e ancora dedicano energie e risorse nel grande campo dell’educazione».

 

La casa generalizia delle Orsoline di Gandino in via Masone a Bergamo

 

L’educazione. In città (e non solo) il fulcro dell’attività delle Orsoline è la Casa Generalizia di via Masone. Un’istituzione cara a migliaia di famiglie, che ancor oggi accoglie i bambini all’età di due anni con la sezione Primavera della Scuola Materna e li accompagna sino all’adolescenza, grazie alla scuola primaria ed alla scuola Secondaria di Primo grado. Le Orsoline di Gandino sono la prima congregazione di vita apostolica nata in Italia dopo le soppressioni napoleoniche. Le circa quattrocento Orsoline oggi attive operano in Italia, Polonia, Brasile, Kenya, Eritrea, Etiopia e Argentina. Quando don Francesco Della Madonna, tornato dall’esilio in Veneto (1800-1814), divenne Vicario titolato di Gandino, si rese conto che la società appena uscita dal periodo delle guerre napoleoniche aveva bisogno di una rinascita. Ecco allora la sua intuizione originale: «Bisogna iniziare dall’educazione integrale delle ragazze, che saranno spose e madri e formeranno famiglie solide, base di una società nuova e ricca di valori cristiani».

La storia. Le Orsoline di Gandino si stabilirono a Bergamo nel 1904, con l’apertura del pensionato di Via Porta Dipinta in Città Alta, per l’accoglienza delle studentesse, tuttora attivo e molto frequentato. Alcuni anni dopo, Madre Innocente Mazza (1871-1960), superiora generale dal 1921 al 1939, per meglio coordinare l’attività delle varie case e migliorare le comunicazioni con le autorità ecclesiastiche, trasferì la casa generalizia e il noviziato da Gandino a Bergamo, presso l’ex monastero degli Umiliati «de la Magione», in via Masone. L’acquisto avvenne nel 1922 e la data ufficiale del trasferimento fu il 14 agosto 1923. Il convento di Gandino continua ad essere luogo caro per l’istituto, luogo del riposo e della cura delle suore anziane o ammalate, casa di spiritualità e di iniziative formative sia per le suore che per quanti lo richiedano; dal 2010 è anche sede del Museo storico. Racchiude la grande storia dell’Istituto, fatta in molti casi di gesti quotidiani di presenza ed esempio, di generosa e gratuita dedizione. Il sito e la rivista Insieme, per un carisma educativo propongono varie notizie riguardo alle attività svolte dalle suore nei vari luoghi di missione in cui sono presenti. Sono punti di incontro e memoria anche per allievi ed ex allievi che, in via Masone come altrove, hanno trovato un luogo di formazione umana e cristiana prodigo di valori.

 

Suor Raffaella Pedrini, madre generale

 

Una storia santa. Fra le storie di santità legate alle Orsoline ci sono quelle delle serve di Dio (è in corso la causa di beatificazione) Madre Gesuina Seghezzi (1882-1963 nativa di Premolo) e Madre Dositea Bottani (1896-1970 nativa di San Giovanni Bianco). La prima fu superiora negli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale, forte di una fede contagiosa: «Non basta amare Dio – scriveva – bisogna far amare il Dio che si ama». Di Madre Dositea Bottani molte famiglie ricordano l’efficacia della sua “pedagogia dell’amore”, la sua straordinaria capacità di accoglienza, di ascolto, di dialogo. A Madre Bottani è legato anche un episodio degli Anni Quaranta, quando, da segretaria dell’Istituto, si prodigò per salvare la vita a Elisabetta Ghelfenbein, moglie di origine ebraica di Ferruccio Galmozzi. Quello che sarebbe divenuto il primo sindaco di Bergamo dopo la Liberazione, era il medico di fiducia della Casa Madre di via Masone e i suoi figli (cinque) vi avevano frequentato l’asilo e le scuole. Dopo l’approvazione delle leggi razziali del ’38 e l’ordine di polizia della Repubblica Sociale del novembre 1943 con deportazioni di massa degli ebrei nei campi di sterminio, Elisabetta fu costretta a cercare rifugio. Ospitata dapprima da don Benigno Carrara, parroco di Borgo Santa Caterina (poi Vescovo di Imola), fu poi condotta a Gandino, nella casa madre delle Orsoline, proprio da madre Dositea.

«Abbiamo pensato – scrisse madre Dositea – che Dio non può negare il suo aiuto a un’opera così buona e, fidando unicamente nella sua Provvidenza, demmo risposta affermativa». «Dopo un viaggio in incognito,– ricorda suor Melania Baldini, memoria storica dell’Istituto – madre Dositea affidò l’ospite alla superiora della casa raccomandando il più assoluto silenzio sulla sua identità e lasciando credere che si trattasse di un’aspirante matura di età, in periodo di prova prima di abbracciare la vita religiosa». Per più di un anno Elisabetta restò nel convento di Gandino, nei mesi in cui le famiglie del paese salvarono la vita a decine di ebrei, ospitati nelle case, nelle cascine e nelle baite montane. Elisabetta si riunì ai familiari nel dicembre del 1944, nella casa di Foresto Sparso. Anni bui, le cui ombre ancora si riverberano sulla nostra quotidianità, nonostante siano passati più di settant’anni. Anche per questo la presenza delle Suore Orsoline, in via Masone e nel mondo, continua ad essere un baluardo prezioso. Quest’anno ricordano con gioia “duecento anni di Grazia”, con il Capitolo Generale della prossima estate e la solenne conclusione delle celebrazioni il 3 dicembre. D’obbligo un augurio, ma soprattutto un grazie speciale.

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