Papu gigante, Dea irrefrenabile E per chi fa il sordo: Claudio libero!

Personaggi 22 Agosto 2018 ore 05:00
Dieci gol al Sarajevo, 6 gol all’Hapoel, 4 gol al Frosinone, cioè 20 gol in cinque partite ufficiali e tre soltanto subiti; primi in classifica per la differenza reti; il Papu capocannoniere del campionato; Hateboer irrefrenabile che, dopo avere segnato il primo gol in Europa League si ripete subito in Serie A e davanti alle telecamere di Sky gusta e rigusta la sua prodezza; Pasalic che va subito in rete anche in campionato. Dite voi se questa Atalanta non sia una squadra di livello europeo. Aspettando il Copenaghen, la più forte squadra della Danimarca, lo show del 20 agosto esalta i cuori dei tifosi e premia il lavoro di Gasperini che, meglio di così, proprio non poteva  cominciare. La Dea gioca a memoria, esalata dalla vena del suo capitano, partito a razzo e di nuovo letteralmente trascinatore del gruppo, con Barrow che è un gatto d’area e Zapata sempre pronto a colpire, il pressing martellante, i difensori che diventano attaccanti aggiunti.
Tutti con Ilicic. Finito il mercato, la saga della Dea  si è riaccesa là dov’era finita tre mesi fa. Nonostante l’assenza d Ilicic che, grazie a Dio, domani uscirà dall’ospedale, anche se la strada del recupero si annuncia lunga. Bene ha fatto Masiello a lasciare il campo mostrando la maglia dello sloveno, a testimonianza di quanto il gruppo sia unito e faccia il tifo per Josip. Un tifo che nei primi quindici minuti è volutamente mancato per la sacrosanta e civile protesta della Curva Nord.
La Curva tiene duro. Claudio libero non è solo uno slogan da ripetere una, dieci, cento volte; una scritta da inalberare sugli striscioni, anche se, incredibilmente, ti sequestrano quello tranquillamente esposto a Sarajevo e ad Haifa. Claudio libero è e sarà la colonna sonora della stagione sino a quando il Bocia, finalmente, non rimetterà piede allo stadio. Tanto più passa il tempo, quanto più si avverte, urticante, il senso di ingiustizia che contraddistingue questa grottesca, surreale vicenda. Il silenzio assordante della Curva per un quarto d’ora ha lanciato un messaggio forte e chiaro. Spacca i timpani a chi fa finta di non sentire.
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