Peccato non ci fosse Denis ma che bel gol le sue scuse

04 Maggio 2015 ore 07:50

È un vero peccato che alla superpartita giocata dall’Atalanta contro la Lazio sia mancato Denis. Perché, in una delle più belle prove offerte dalla squadra in questa tribolata stagione, il capitano avrebbe fatto certamente la sua parte. In questa gara che ha avvicinato i nerazzurri alla salvezza e in cui Reja ha dimostrato ancora una volta come mai sia uno dei tecnici più bravi ed esperti in circolazione. Aveva ragione Pierpaolo Marino, quando l’ha presentato dopo l’esonero di Colantuono: “Con lui, i tifosi si divertiranno. Prima lasciate che ci salvi e poi vedrete”.

La mossa di piazzare Migliaccio davanti alla difesa e la scelta di puntare su Bellini e Biava al momento giusto dimostrano di che pasta sia fatto il signore goriziano. Il quale, alla “sua” Lazio, a una grande Lazio qual è quella allenata da Pioli, non ha fatto sconti, com’era giusto che fosse. E avrebbe meritato di vincere se Parolo non avesse riacciuffato il risultato con la sua prodezza.

In un pomeriggio così, Denis avrebbe fatto scintille. Gli sono riuscite lo stesso: la schietta e pubblica autocritica sul caso Tonelli gli fa onore.

Denis ha chiesto scusa, senza se e senza ma. Non ha cercato attenuanti. Ha capito di avere sbagliato nel modo più grossolano, più sconcertante e più inqualificabile pr un campione della sua statura, prima ancora morale che professionale come il curriculum disciplinare dell’argentino, prima del post Atalanta-Empoli ricorda a tutti quello che l’hanno mandato alla gogna, trattandolo come un criminale. Denis ha sbagliato, gli hanno dato cinque giornate di squalifica e gli è andata pure bene, perché poteva appioppargliene anche il doppio, considerata la gravità del gesto. E sia detto indipendentemente dalla provocazione di Tonelli che Tonelli ha smentito e Denis ha confermato, ma ormai questo conta poco.

Conta che Denis si sia assunto le sue responsabilità e l’abbia fatto con chiarezza, come si conviene a un uomo vero e non a un quaquaraquà. Se è vero che soltanto chi cade si può rialzare, Denis è già in piedi. Sapendo che non ci deve essere e non ci sarà, una seconda volta.

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Le scuse di Denis pubblicate sul sito ufficiale dell’Atalanta.

“Ho sbagliato. Non ci sono giustificazioni per quello che ho fatto. Ho avuto un momento di rabbia e non sono riuscito a controllarmi. Mi dispiace molto, l’ho già detto ai miei compagni e alla società. Adesso è giusto chiedere scusa pubblicamente.

“In tutta la mia carriera non mi era mai capitato di reagire in questo modo. Non sono mai stato espulso per un comportamento violento, non sono di indole aggressiva e chi mi conosce può testimoniarlo. Certo, in partite importanti come quella contro l’Empoli, è normale scontrarsi duramente con gli avversari e, a volte, scambiarsi frasi poco ripetibili. Ma sono stato provocato in un modo così grave che non si giustifica con il furore agonistico della partita. Detto questo, mi stupisco io per primo per la reazione avuta.

Forse tutta la pressione accumulata in questi mesi, la preoccupazione di raggiungere la salvezza, l’importanza della gara e, soprattutto, le minacce ricevute mi hanno fatto perdere la testa. Ma non voglio dilungarmi sulle motivazioni del mio gesto, perché non è mia intenzione trovare una giustificazione. So di aver sbagliato e, per questo, accetto la squalifica. Non ho mai pensato di far ricorso. Non voglio nemmeno rispondere alle ulteriori offese di Tonelli. Dico solo che non sono un pazzo che va in giro a picchiare la gente. In vita mia non avevo mai dato un pugno a nessuno. Tonelli mi ha pesantemente provocato, questo è certo, ma ho sbagliato a reagire così”.

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