Rassegna di grandi nomi

Pennac: «Impossibile non parlare di chi bussa alle nostre porte»

Pennac: «Impossibile non parlare di chi bussa alle nostre porte»
Personaggi 11 Settembre 2017 ore 13:06

«Se un uomo, una donna, un bambino soffrono e nessuno li soccorre, le sentiremo tutte. Tutte le scuse, tutte le giustificazioni, tutte le buone ragioni per non tendergli la mano. Quando si tratta di non aiutare qualcuno, si sente di tutto. A cominciare dal silenzio. Se quell’uomo, quella donna, quel bambino non sono soli a soffrire, se c’è una guerra alle nostre porte, se sono migliaia, decine, centinaia di migliaia, forse un milione a chiederci aiuto, non possiamo non parlarne. Il nostro silenzio sarebbe assordante». Parola di Daniel Pennac, scrittore francese di fama internazionale. Spetta a lui, lunedì 11 settembre, ore 20.45, in Santa Maria Maggiore (tutto esaurito), sotto il titolo Loro come noi, aprire la decima edizione di Molte fedi sotto lo stesso cielo, manifestazione organizzata dalle Acli provinciali. Le richieste per partecipare sono state oltre 3.500, più del doppio della capienza della basilica. Pennac Aveva giurato che non avrebbe mai più dedicato una sola pagina all'eroe della serie cult che lo ha reso celebre in tutto il mondo, Benjamin Malaussène, ma non ce l'ha fatta. Quel personaggio, con le sue storie e le sue contraddizioni, con i suoi tic e i suoi problemi, capro espiatorio presso i grandi magazzini di Parigi e poi presso le rampantissime Edizioni del Taglione, fa parte di sé prima che dei lettori, ed è difficile, se non quasi impossibile, staccarsene. A distanza di venti anni dall'ultima avventura, Pennac ha deciso di far tornare il suo eroe con Mi hanno mentito, primo tomo di un'opera in due volumi intitolata Il caso Malaussène. Certo, Parigi (e il mondo) nel frattempo è cambiata. «Creare connessioni - ha detto Pennac in un'intervista a L'Eco di Bergamo - è sempre la soluzione, perché permette di dare vita a una cultura comune, mista. Anche a livello europeo, a mio parere in questo momento avremmo un gran bisogno di mischiarci. Ci dovrebbe essere in Europa una politica culturale che faccia circolare i bambini di tutte le età. Sarebbe bello che a scuola per esempio tutti i bambini di dieci anni di un Paese andassero a trascorrere uno o due mesi in un altro Paese, in una catena virtuosa di gemellaggi. In Francia ci sono adolescenti immigrati che non si sentono francesi anche se sono cresciuti là e parlano la nostra lingua, e questo accade perché vivono isolati nelle banlieue della periferia, chiusi nelle loro comunità di provenienza, e si sentono quindi emarginati. Se prendessimo gli stessi ragazzi e li mandassimo a fare uno stage di un mese in Germania con altri adolescenti alla fine si sentirebbero anch’essi francesi. Non è così difficile: è una questione di rispetto e di dignità e di non avere paura dell’altro».

 

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Sono oltre cento gli appuntamenti (programma su www.moltefedi.it) pensati per «promuovere un alfabeto delle culture e delle religioni che fornisca gli strumenti idonei per vivere con responsabilità la sfida epocale del mondo di oggi», dicono gli organizzatori. L’edizione si intitola Beati i costruttori. Si pone l’accento, come emerge dalle parole di Pennac, sull’impegno dei tanti che, in questo momento storico durissimo, cercano di costruire ponti. Il secondo appuntamento è una meditazione civile con Emma Bonino, mercoledì 13 alle 18 al Conca Verde. Venerdì 15 ritorno in Santa Maria Maggiore per una la riflessione dello scrittore Abraham Yehoshua sul rapporto tra memoria e identità. Da segnalare ancora, il 6 novembre, il concerto di Noa al Creberg alle 21; lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, il 14 novembre al Conca Verde, che cercherà di spiegare il terrorismo «ai nostri figli». E venerdì primo dicembre al Conca Verde lo scrittore Luis Sepúlveda presenterà l’ultimo romanzo La fine della storia. E poi Enrico Letta, Ezio Mauro, Michela Marzano, Milena Gabanelli.