Pubblicato sul Sole 24 Ore

Perché a Caravaggio si vive bene

Perché a Caravaggio si vive bene
21 Agosto 2014 ore 15:40

Il 18 agosto, Il Sole 24 Ore ha pubblicato la classifica dei 176 borghi più felici d’Italia, stilata dal Centro Studi Sintesi. Una selezione dei comuni italiani (superiori ai 5mila abitanti) in cui le condizioni di vita per i suoi abitanti sono migliori, secondo la minuziosa analisi di ben 48 indicatori diversi, basati sullo studio Stiglitz-Sen-Fitoussi (i nomi degli analisti che l’hanno inventato) che tiene conto sia di fattori economici che di quelli legati alla qualità della vita, cioè di Pil e Bil (benessere interno lordo). Dopo una prima scrematura degli 8 mila e 100 comuni presi in considerazione, si è giunti alla definitiva lista dei 176 migliori borghi d’Italia, classificati successivamente per otto diverse aree tematiche (condizioni di vita materiali; istruzione e cultura; partecipazione alla vita politica; rapporti sociali; sicurezza; ambiente; attività personali; salute).

Ad ottenere l’invidiabile primato è Brunico, 15mila e 500 abitanti circa, in provincia di Bolzano, la quale, nonostante la piccola area, ha ben 5 comuni in classifica. Bergamo, invece, vanta solamente due comuni tra i 176 borghi più felici d’Italia: Caravaggio e Zanica. Se il secondo occupa la 149esima posizione, Caravaggio è invece nella top 50, al 47° posto.

 

tabella sole

Le prime 100 posizioni della classifica pubblicate su Il Sole 24 Ore. Evidenziata in rosso la 47esima posizione di Caravaggio.

 

Lavoro, investimenti e integrazione: i segreti di Caravaggio. A Caravaggio, dunque, si vive bene. O almeno così dicono i dati del Centro Studi Sintesi che ha stilato la classifica dei borghi più felici d’Italia. Ma è davvero così? A sentire i caravaggini assolutamente sì. E perché? Il discorso, in questo caso, è un po’ più complicato, ma a darci una mano, una volta in più, ci sono i numeri. Caravaggio è una cittadina (dal 1954 insignita del titolo di città dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi) di 15 mila e 882 abitanti, tanti quanti erano prima della Seconda Guerra Mondiale. Questo dato conferma un forte attaccamento della popolazione alla propria terra, un legame che non è stato minimamente intaccato dal boom economico degli anni ’60 in cui, semplicemente, i proprietari terrieri che abitavano nella campagne circostanti si sono trasferiti in città. L’inurbamento ha permesso che il centro storico venisse rivalutato, diventando il vero e proprio fulcro della vita sociale di Caravaggio, mentre le campagne che circondano la città sono rimaste il centro lavorativo cittadino.

Lavoro. Il boom economico ha ampliato anche lo spettro di attività economiche, non più solamente legate all’agricoltura (che resta comunque alla base della vita di campagna dei caravaggini), ma anche all’imprenditoria. Nuove imprese nacquero in quegli anni, dando lavoro a tanti giovani vogliosi di mettere su famiglia e diventare indipendenti. Grazie a quelle realtà, molte ancora oggi attive, Caravaggio vanta un reddito medio pro capite decisamente alto, 22 mila euro, il che significa che, economicamente, le famiglie del posto non sono ricche ma certamente vivono senza eccessive preoccupazioni i tempi di crisi odierna. A ciò va aggiunto che il tasso di disoccupazione, al 2013, è appena del 5-6%, meno della metà di quello registrato a luglio 2014 sul territorio nazionale, fermo al 12,2%.

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Investimenti. Nonostante queste statistiche certamente positive, la crisi ha colpito anche Caravaggio. Il lavoro c’è ma è calato e in una situazione così delicata è stata fondamentale l’attività della Banca di Credito Cooperativa di Caravaggio, presieduta dal Dott. Carlo Mangoni. La BCC ha investito molto, negli ultimi anni, sul territorio, permettendo all’economia locale di rialzarsi dopo il duro colpo della crisi iniziata nel 2008: 5 milioni di euro investiti nella ristrutturazione di un immobile che verrà soprannominato “La casa dei soci”, dedicato alle attività della banca, e i cui lavori sono stati appaltati a imprese locali; ma anche e soprattutto la riqualificazione di un’enorme area industriale (450 mila metri quadri, grande quanto la metà dell’area Expo a Rho), ferma da anni, e finalmente iniziata grazie al consorzio creato dalla banca, che ha anche investito oltre un milione di euro per iniziare i lavori.

Integrazione. Tutto questo non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato un coinvolgimento della cittadinanza molto ampio. Ciò è dimostrato dal 22° posto occupato da Caravaggio nella classifica del Centro Studi Sintesi per quanto riguarda l’indicatore dei “rapporti sociali”: i caravaggini non sono utenti passivi, bensì popolazione attiva, pensante e partecipante. Lo straniero che giunge a Caravaggio non resta a lungo forestiero: sono tante le attività che gli permettono di integrarsi alla perfezione. Ne è la riprova il corso di alfabetizzazione per donne arabe tenuto oramai da tre anni nel Comune, con un numero di frequentanti sempre in crescita (erano 6 donne il primo anno, già 12 il secondo). Un’esperienza che stupisce positivamente, soprattutto per il fatto che da 15 anni il primo cittadino è della Lega Nord. Questo lavoro sull’integrazione non ha solo un ruolo sociale importante, ma anche un risvolto nell’ambito della sicurezza della popolazione. Come è buona tradizione dei centri agricoli italiani, prevenire è meglio che curare e permettere agli stranieri di integrarsi al meglio nella società cittadina è un lavoro di prevenzione nelle sicurezza pubblica di non poco conto, confermata dalla 17esima posizione occupata da Caravaggio nella classifica dell’indicatore relativo alla sicurezza degli abitanti.

Vita di comunità e cultura. Se lavoro, investimenti economici e integrazione sono alla base della “dolce vita” di Caravaggio, i caravaggini sono convinti che il vero segreto del successo della loro città stia nella vita di comunità. Vivere insieme, conoscersi e aiutarsi sono dei fondamenti che non sono mai stati dimenticati in questo centro della Bassa, come dimostra anche la raccolta fondi che è stata avviata per la ristrutturazione della Chiesa di San Bernardino, da realizzarsi grazie alla creazione della fondazione “Salviamo San Bernardino”. L’obiettivo è restituire un piccolo gioiello architettonico e culturale alla comunità. Caravaggio, infatti, è spesso identificato solamente con il bellissimo Santuario di Santa Maria del Fonte, il monumentale edificio di culto situato a circa 2 km dal centro cittadino, dimenticando invece le altre numerosi realtà culturali della città, tra cui appunto la Chiesa di San Bernardino o quella di San Fermo e Rustico.

 

Santuario della Madonna di Caravaggio

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Il Santuario fa miracoli. Era il 26 maggio del 1432 quando, alla giovane contadina Giannetta de’ Vacchi, apparve la Madonna del Fonte. Nel punto esatto della presunta apparizione è stato eretto il Santuario di Santa Maria del Fonte, monumentale edificio che, come detto, spesso identifica Caravaggio stessa. Il tempio mariano, come lo vediamo oggi, fu voluto dall’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo nel 1575, su progetto dell’architetto noto come “il Pellegrini”. I lavori si conclusero solamente ad inizio XVIII secolo. Negli anni è diventato uno dei più visitati luoghi di culto italiani, con oltre un milione e mezzo di pellegrini all’anno che, da tutta Italia, giungono a pregare la Madonna del Fonte. Con numeri di questo tipo, è chiaro che anche il centro cittadino, collegato al Santuario da un magnifico viale alberato di 2 km, ha avuto i suoi vantaggi, soprattutto se teniamo conto che da solo, il tempio mariano, supera di circa un terzo i soggiorni di una sola note in tutta la provincia (nel 2012 furono 995 mila) e genera un flusso pari ad un sesto di quello generato dall’aeroporto di Orio al Serio. La Madonna del Caravaggio supera però anche i confini nazionali: è oggetto di devozione in Brasile, dove si trova anche il più grande tempio a lei dedicato (a Farroupilha precisamente). Il Santuario ha così reso Caravaggio uno dei principali centri turistici dell’intera provincia. Un vero “miracolo” se consideriamo che mai nessun investimento in tal senso è stato fatto dall’amministrazione comunale. E che forse potrebbe essere sfruttato ancora meglio.

Personalità legate a Caravaggio. Uno su tutti: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Se Caravaggio è Caravaggio ed è un comune noto più o meno in tutt’Italia, gran parte del merito è del pittore dannato del XVI secolo. Nonostante nessun documento ufficiale lo provi, Michelangelo Merisi si è sempre detto nativo di Caravaggio. L’unica certezza è che i suoi genitori erano del paese della Bergamasca, trasferitisi a Milano e poi tornati nel loro paese di origine nel 1577, a causa dell’epidemia della peste che sconvolse il capoluogo lombardo. Ma se il Caravaggio è certamente la personalità più nota di Caravaggio, la cittadina ha regalato i natali a diversi importanti protagonisti della storia moderna, orobica e nazionale. Tra i primi, probabilmente, il professor Tancredi Bianchi, banchiere ed ex presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, riconosciuto da molti come uno dei più grandi esperti di economia italiana e nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica nel 1986. Bergamo non può certamente dimenticare l’ex rettore dell’Università, Pietro Ferri. Di Caravaggio sono anche l’ex Senatore della Repubblica Angelo Castelli e l’ex Direttore Generale della Banca Popolare di Bergamo, Pino Banfi, deceduto nel 2013. Per gli appassionati di sport, Caravaggio è il paese natale di Riccardo Montolivo, capitano del Milan e perno della Nazionale azzurra.

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Conferme dal passato e certezze per il futuro. Che Caravaggio sia un borgo felice non è proprio una novità. Già nel 2009 il Centro Studi Sintesi l’aveva inserito nella classifica dei 100 comuni italiani (con più di 10 mila abitanti) con la miglior qualità di vita. Allora aveva chiuso in 53esima posizione, migliore dei comuni in provincia di Bergamo, distante da Cologno (89°) e Albino (94°). Nella classifica del 2014 la sua posizione è quindi ulteriormente migliorata ed è rimasto l’unico comune orobico tra i migliori cento borghi per qualità della vita in Italia. Nonostante ciò, se proprio volessimo trovare un difetto a Caravaggio, è la poca apertura verso iniziative provinciali e regionali: una cittadina con questa ricchezza, sia economica che culturale, dovrebbe forse investire maggiormente su esse, confrontandosi maggiormente con altre realtà territoriali vicine e più grandi.

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