Perdere un amico, ritrovare sé

Personaggi 28 Gennaio 2016 ore 09:31

Si intitola Tutto Nero l’ultimo romanzo di Alberto Beltrame, giovane imprenditore veneto dalla visione del mondo estremamente originale, innovativa e trasparente. Il libro edito da Verdechiaro indica strade luminose aperte nel bel mezzo di esperienze esistenziali di tenebra: ebbene, quando tutto appare nero solo la forza che è in noi può offrire stimoli utili per risalire. Dalle circostanze più terribili può allora scaturire un fermento nuovo e addirittura la morte di persone care può essere preludio di potenti spinte e condurre alla realizzazione concreta dei nostri sogni.

Beltrame, perdere un amico è ritrovare se stessi?…

«Sì, una sorta di ispirazione che ti fa imboccare la strada giusta per demolire il proprio ego e tornare a ricostruirlo. Il difficile è stato fare i conti con una morte assurda: non si può morire ammazzato a ventisette anni per un orologio».

È stato un sodalizio più forte in vita o dopo?

«Per fortuna appartengo alla categoria di persone che riesce a godersi in pieno la vita, le cose belle di ogni giorno e le amicizie. Quindi quel rapporto è stato possibile finché lui era vivo, adesso mi accompagna il ricordo che nonostante siano passati quattro anni rimane inalterato. Insieme continuavamo a sognare  un progetto di banca solidale sul modello di Yunus, il famoso economista bengalese, difficile da proporre in Italia».

Scrivendo è arrivata l’intuizione…

«Mentre lavoravo a Tutto Nero mi sono soffermato sull’idea del doppio business che anima il protagonista: lui guadagna tanto ma dona allo stesso tempo con grande generosità. Al termine mi sono detto che sarebbe stato stimolante mettere in pratica quella invenzione letteraria. Una scommessa difficile ma non impossibile nella quale hanno creduto altri amici, imprenditori affermati:  insomma avevo inventato un modo di fare beneficenza in maniera organizzata e consapevole».

La sua  Onlus si chiama Aruke. Chi può rivolgersi?

«Gli italiani che per diverse ragioni sono in serie difficoltà. Naturalmente non tutti: chi ha problemi con la legge o deve superare situazioni di dipendenza è escluso».

Beltrame, sarò cinico: lei in tutto questo cosa ci guadagna?

«Per la verità il primo anno ho chiuso in perdita, ma non importa perché sono cifre che posso gestire. Il mio fermo proposito resta quello di aiutare chi ha davvero bisogno. I proventi vengono dalle sponsorizzazioni e dagli eventi che organizziamo: adesso siamo in pareggio».

Il romanzo che ha scritto mescola realtà a invenzione?

«È frutto dell’immaginazione ma prende spunto da fatti anche vissuti, tesi comunque a sottolineare una cosa in cui credo assolutamente: se puoi fare del bene, perché no?».

Cosa avrebbe voluto aggiungere e cosa invece togliere nel testo?

«Ho dimenticato di inserire la preghiera poetica di Sant’Agostino La morte non è niente. Eliminare qualcosa? Direi di no, sono soddisfatto del mio lavoro».

Dopo il nero quanta luce?

«Tantissima luce. Sempre!».

 

cover tutto nero

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