Non sopportava famiglia e amici

Petra, che si è data per morta ed è riapparsa 31 anni dopo

Petra, che si è data per morta ed è riapparsa 31 anni dopo
29 Settembre 2015 ore 05:00

Una persona si dà per morta, scompare senza lasciare alcuna notizia ai familiari e cerca un’identità nuova per vivere un’esistenza diversa. La storia è, più o meno, quella del Fu Mattia Pascal (1904) di Luigi Pirandello. Per difendersi dalle accuse di inverosimiglianza mosse da alcuni critici, l’ autore scrisse un’Avvertenza sugli scrupoli della fantasia e la pubblicò in calce all’opera. La breve apologia, che è pure dichiarazione programmatica, a un certo punto recita così: «Perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui è beatamente piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire». Pirandello non poteva sapere, nel 1904, di quanto avesse ragione, perché i fatti che avrebbero potuto confermare appieno la sua affermazione sarebbero accaduti ottant’anni più tardi.

Scomparsa nel nulla. Siamo nel 1984. Petra Pazsitka è una giovane donna tedesca di ventiquattro anni ed è prossima alla laurea in linguaggio informatico. Vive in un appartamento condiviso con altri studenti a Braunschweig, città che ancora oggi è nota per la sua buona Università Tecnica. Il 26 luglio, dopo l’appuntamento col dentista, avrebbe dovuto prendere l’autobus per andare a casa della madre, a Wolfsburg, dove avrebbe festeggiato il compleanno del fratello. Ma a Wolfsburg non è mai arrivata. I familiari, allarmati dal ritardo di Petra, chiamano la polizia. Cominciano le ricerche e viene diffuso un appello in televisione: chiunque veda o abbia visto Petra deve contattare immediatamente le autorità. Nessuno chiama, però. L’ultimo ad avere avvistato la giovane è stato un amico, che l’aveva scorta proprio mentre usciva dallo studio del dentista.

 

https://youtu.be/LhXc4N1nCKw

 

Petra è dichiarata morta. Passano i giorni, senza nessuna traccia di Petra. La polizia teme che sia stata vittima dello stesso individuo che aveva rapito, violentato e ucciso una ragazzina di quattordici anni. L’omicidio era avvenuto un anno prima in un bosco non molto distante dalla fermata dell’autobus a cui si sarebbe recata la donna. Nel marzo del 1985 sembra muoversi qualcosa: viene arrestato un certo Gunter K., un muratore di diciannove anni, che confessa di avere ucciso la bambina. Nel 1987 chiede di potere parlare di nuovo con la polizia e si assume la responsabilità dell’omicidio di Petra. Trascorrono altri due anni, poi nel 1989 la Pazsitka è dichiarata ufficialmente morta.

Un furto in casa Schneider. L’11 settembre 2015 la signora Schneider di Dusseldorf rincasa e scopre di essere stata derubata. Va a denunciare il furto alla stazione di polizia e forse non pensa alle conseguenze del suo gesto. Perché la polizia, ovviamente, comincia a farle delle domande. Schneider dice di non essere originaria di Dusseldorf, ma di abitarci da undici anni. Prima ha sempre viaggiato da una città tedesca all’altra. Quando le viene chiesto di mostrare un documento esibisce un’antiquata carta di identità risalente agli anni Ottanta. Il nome stampato sul foglio non è quello con cui si è presentata. La donna si chiama Pazsitka. Petra Pazsitka.

 

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Petra torna “in vita”. Oggi Petra è una signora cinquantenne e, contrariamente a quanto registrato negli atti ufficiali, è viva e vegeta e in buona salute. Per trentun anni ha fatto a meno del codice fiscale, della tessera di previdenza sociale, della patente, del passaporto e di tutti quei documenti che “funzionano” solo perché noi siamo noi, singoli individui nati un certo giorno di un certo anno, in una certa città. Nonostante ciò, ha sempre lavorato e probabilmente non ha mai sofferto la fame. I suoi parenti, ancora viventi a Gifhorn, l’avevano data per morta, e così l’intera società. Ma a lei andava bene così.

Ha infatti raccontato agli inquirenti di essersene andata perché non voleva più vedere i genitori e il fratello, né voleva più avere a che fare con le altre persone. Le è stato chiesto se avesse subito abusi o violenza in famiglia, ma Petra ha negato con decisione. Il suo era un desiderio coltivato da lungo tempo: aveva risparmiato quattromila marchi – che oggi equivarrebbero a circa duemila euro – e, prima di scomparire, aveva già affittato un altro appartamento. Non aveva ceduto a un raptus improvviso. Al contrario, aveva maturato un piano ben preciso, perché era consapevole di ciò a cui andava incontro. Ora le autorità hanno riportato ufficialmente “in vita” Petra Pazsitka, alias Schneider, e hanno assicurato che la donna non ha commesso alcun reato punibile dalla legge. È stata così accorta da non avere mai usato documenti falsi.

 

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