La chiesa più australe al mondo

Prete a 25 gradi sottozero

Prete a 25 gradi sottozero
24 Aprile 2015 ore 13:00

L’Isola di re Giorgio, che gli argentini chiamano Isla 25 de Mayo, è la più grande delle Isole Shetland Meridionali e si trova a 120 chilometri dalla costa dell’Antartide. Per il 90% il territorio dell’isola è coperto di ghiaccio e la temperatura media d’inverno, quando è sempre buio, non va mai sopra i 25 gradi sotto lo zero. A febbraio, il mese più caldo, qualche volta la temperatura massima arriva a 1 grado. L’isola è abitata per lo più da pinguini, da foche, e da un centinaio di persone, lavoratori della stazione di Bellinghausen, la base russa che effettua studi scientifici relativi al monitoraggio ambientale e geologico. In estate, però, grazie al turismo delle crociere la popolazione arriva anche alle 500 unità. Qui, in quella che dal punto di vista spirituale viene definita la chiesa più australe del mondo, un sacerdote di 38 anni, Sophrony Kirilov, si occupa della cura delle anime. Sono quattro anni ormai che insieme ad altri preti fa la spola tra la Russia e il continente bianco.

Silenzio e tranquillità per avvicinarsi di più a Dio. In Antartide padre Sophrony si sente più vicino a Dio: «Nel mondo non c’è tranquillità e silenzio. Ma qui si può pregare Dio in pace e tranquillità». Per questo il sacerdote, appartenente alla chiesa ortodossa russa, ogni domenica con vigore si aggrappa alle corde e suona le campane che richiamano alla Messa i pochi fedeli che abitano l’isola di Re Giorgio. Un suono fragoroso che irrompe nel gelido silenzio antartico. «Anche i lavoratori del Polo Sud, come tutti i credenti, hanno diritto ad avere conforto spirituale». Il rito è ortodosso, con i canti intonati dalla voce angelica di padre Sophrony e la lettura delle scritture in russo, officiato in una piccola cappella abbarbicata su una collina rocciosa, che sovrasta, come se le proteggesse, le case dei ricercatori della base di Bellinghausen.

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La cappellina arriva dalla Siberia. Per farla resistere ai forti venti che qui soffiano impietosi, la chiesa è tenuta legata alla roccia da catene in ferro. È una cappellina fatta di legno di cedro, arrivata appositamente dalla Siberia, dove è stata costruita e poi smontata, quindi spedita in Antartide e rimontata come fosse una costruzione Lego. Solo così si era sicuri che la chiesa riuscisse a resistere alle intemperie e alle rigide temperature. Da qui padre Sophrony riesce a dominare un panorama mozzafiato, fatto di immense distese di ghiaccio e acqua da cui ogni tanto emergono degli iceberg. Appena fuori, un cartello in legno indica le distanze delle principali città del mondo. La sera dei fari arancio illuminano l’edificio di legno grigio, che diventa un faro per le navi che solcano il Mare del Sud. All’interno ci sono icone dorate, tipiche della tradizione ortodossa. Raffigurano angeli alati, santi barbuti e in special modo la Santissima Trinità, a cui la chiesa è stata dedicata dopo la consacrazione del 2004. I colori delle icone sono vivaci. Per pregare, però, bisogna stare in piedi o in ginocchio, data l’assenza dei banchi. Ma il sacrificio è ripagato dallo splendido spettacolo che regalano i pannelli dell’iconostasi, interamente rivestiti in foglia d’oro. Alla chiesetta, a parte i banchi, non manca nulla. C’è anche un piccolo campanile, vi si accede salendo una stretta scala al termine della quale una piccola botola quadrata permette di entrare nel locale campane, dove non ci stanno più di tre persone strette gomito a gomito.

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La vita di padre Sophrony. Lunga barba color sale e pepe, nonostante la giovane età, occhi azzurri striati di grigio, abito lungo, nero, imbacuccato in un pesante giubbotto, quando non celebra la messa, padre Sophrony ama esplorare il territorio dell’Isola, in motoslitta o sugli sci. Quando non gira l’isola, si diletta in attività da muratore e falegname. Sono opera sua i fiori dipinti sulla porta della chiesa, che gli ricordano la natura durante i bui mesi invernali. Si tiene informato grazie alla connessione wifi della base, a cui accede dal suo computer portatile nella sua casetta bunker rossa a pochi passi dalla chiesa. Nel tempo ha fatto amicizia con i pinguini, che sono i suoi animali preferiti, e gli stercorari, grossi uccelli marini che si nutrono di pesci morti. Stazionano fuori dalla porta di casa in attesa che padre Sophrony gli lanci un po’ di pesce fresco.

La vita in Antartide, lo riconosce, è dura, e i 16 mila chilometri che lo separano da Mosca e dalla sua famiglia spesso si fanno sentire. Ma padre Sophrony sa già che quando se ne andrà dall’Isola di Re Giorgio la nostalgia per questa terra sarà forte, perché è convinto che in nessun altro posto della Russia, e del mondo, si possa pregare Dio come nel freddo e inospitale Antartide.

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