Quando l’arte vince la burocrazia

Personaggi 13 Febbraio 2016 ore 12:31

Ieri in Triennale è stata presentata la mostra “Christo and Jeanne-Claude, Water Projects”, che dal prossimo 7 aprile, fino al 18 settembre, sarà allestita presso il Museo di Santa Giulia di Brescia.

L’amico Massimo Minini, nella sua introduzione, spiega come la conferenza stampa in Triennale sia coerente con la finalità dell’istituzione milanese: Il Palazzo dell’arte è il luogo d’incontro tra l’arte e l’architettura. Niente è più architettonico delle installazioni di Christo e Jeanne-Claude, opere di land art concettuali ed allo stesso tempo tecnologiche, opere da esperire e non solo da ammirare.

Pur sembrando immediate, queste installazioni sono estremamente complesse ed hanno sempre bisogno di essere sviluppate attraverso il disegno. Il progetto-disegno è l’altro aspetto dell’opera. Il lavoro di preparazione, che rende possibile la realizzazione dell’installazione, è l’opera complementare alla performance. I disegni-progetti sono ciò che dell’installazione, temporanea, rimane.

Il valore del progetto equivale all’opera: non solo concettualmente, anche economicamente. Christo finanzia direttamente le proprie installazioni attraverso la vendita dei disegni preparativi. Questo è un aspetto molto distante rispetto alla pratica di architettura, dove il progetto, in sé, non ha praticamente valore se non viene realizzato. Il progetto, nell’architettura, è complementare alla realizzazione ma non viene riconosciuto come valore, intellettuale ed economico, a prescindere dalla sua costruzione.

Christo spiega come l’assunto marxista (l’opera d’arte fruibile gratuitamente da chiunque) del suo lavoro sia possibile solo se coniugato con l’aspetto capitalista (per realizzare le installazioni una corporation, che fa capo all’artista, viene finanziata dalle banche, che vengono poi ripagate con i proventi della vendita dei lavori preparatori). Concettualmente molto semplice se non ci fosse l’ostacolo burocratico, a volte insormontabile, dell’ottenimento delle autorizzazioni. La mostra di Brescia è pensata in concomitanza con la realizzazione di The Floating Piers (Lago d’Iseo, 18 giugno – 03 luglio). In mostra saranno esposti 11 progetti; la metà delle opere realizzate da Christo e Jeanne-Cloude. A parziale conforto per gli architetti, Christo in conferenza stampa spiega che, a fronte di 22 opere realizzate dagli anni ’60 ad oggi, 37 sono state definitivamente abbandonate per problemi burocratici-autorizzativi. Per realizzare Wrapped Reichstag, Christo e Jeanne-Claude dovettero combattere, e aspettare, 25 anni. Un quarto di secolo, un’intera generazione, per convincere il cancelliere Kohl (che di fatto non si convinse e l’opera venne realizzata suo malgrado).

Questo è un altro aspetto che accomuna la pratica dell’architettura all’opera di Christo (è chiaramente una provocazione che di fatto non tiene conto della qualità intrinseca dei progetti): lo scontro con la burocrazia. Sarebbe a questo punto facile evocare l’ottusità con cui, alcuni – tecnici-funzionari-politici -oppongono il cavillo burocratico per allungare a sfinimento il processo autorizzativo. Mi piace invece sottolineare come sul lago d’Iseo due piccoli comuni come Sulzano (2000 abitanti) e Monte Isola (1800 abitanti), con l’autorità di bacino, abbiano reso possibile la realizzazione di The Floating Piers in soli 2 anni.

Nell’arte, come in architettura ed in generale nella vita, anche le opere più impegnative sono possibili grazie all’entusiasmo e alla competenza di poche persone. Questi incontri fortuiti, al tempo ad al momento giusto, ci ripagano di tutte le volte in cui, nel tempo e nel luogo giusto, abbiamo incrociato persone sbagliate.

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