Promesse dell'arte

Il campione che arriva dal Brasile Non gioca a calcio ma cura mostre

Il campione che arriva dal Brasile Non gioca a calcio ma cura mostre
09 Maggio 2017 ore 12:00

Xiaoyu Weng ha vinto l’anno scorso il Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte. Ora lavora al Guggenheim di New York. Per dire che il riconoscimento destinato ai giovani curatori di mostre under 30 non è solo forma: ha una eco di tutto rispetto nel panorama dell’arte contemporanea. Ecco perché ieri  il brasiliano Bernardo Mosqueira, vincitore dell’edizione numero 9, continuava a ripetere «Amazing» («straordinario»). È un trampolino di lancio notevole, questo. Del resto il suo progetto di mostra dal titolo Enchanted Bodies / Fetish for Freedom («Corpi incantanti/Feticci per la libertà») è estremamente interessante. L’esposizione ruota attorno alla capacità umana di creare oggetti potenti in grado di rendere più libere le persone, che nasce dalla storia e dall’epistemologia del Candomblé, religione e complesso culturale afro-brasiliani. È composta da 16 opere di piccole dimensioni prodotte da 16 artisti che, per motivi diversi, vivono l’esperienza quotidiana della lontananza dal luogo di nascita (migranti temporanei, immigranti, nomadi, profughi, deportati, esiliati). La giuria, composta da Katerina Koskina (direttore dell’Emst, National Museum of Contemporary Art di Atene), Giorgio Verzotti (critico d’arte e curatore), Giacinto Di Pietrantonio (direttore Gamec Bergamo e Stefano Raimondi (curatore della Gamec), è rimasta conquistata dal progetto di mostra, che diverrà realtà nel 2018 in Gamec. La motivazione? «Il progetto ha sviluppato un concetto rispondente ai profondi mutamenti della società contemporanea e che al tempo stesso è stato in grado di leggere lo spazio espositivo in maniera assolutamente innovativa e insolita, mettendo lo spettatore al centro di un’esperienza attiva e in dialogo con le opere di numerosi artisti». Niente male per uno che ha scelto di parlare di una problematica che ha vissuto da vicino: è partito dalla povertà dei quartieri settentrionali di Rio De Janeiro. (Le foto in pagina sono di Francesca Ferrandi).

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La cerimonia con Simona e Nini Bonaldi. La cerimonia di premiazione si è svolta ieri alle 18.30 a chiusura di Qui. Enter Atlas – Simposio Internazionale di Curatori Emergenti, che ha visto i 5 candidati del Premio Lorenzo Bonaldi confrontare esperienze personali e posizioni teoriche e metodologiche con 17 giovani curatori provenienti da corsi in pratiche curatoriali. Dall’edizione 2015, infatti, il simposio è stato trasformato in un workshop rivolto a studenti o ex-studenti segnalati dalle principali scuole curatoriali italiane che hanno avuto la possibilità di presentare un progetto espositivo pensato per lo Spazio Caleidoscopio – parte della Collezione Permanente della Gamec – che prevede la messa in relazione di una o più opere esposte nella Collezione del museo con opere di altri artisti contemporanei. I due vincitori di questa edizione, che realizzeranno i loro progetti tra il 2017 e il 2018 sono Luca Gennati, segnalato dall’Accademia di Belle Arti di Brera, con il progetto Siate Misteriosi, che parte dall’opera Le uova sul libro di Felice Casorati, e Martina Sabbadini, dell’Università Cattolica e Politecnico di Milano con il progetto Linee di forza + varie sensazioni, che prende spunto dall’opera di Giacomo Balla Linee forze di paesaggio.

Di più sul progetto vincitore. Enchanted Bodies / Fetish for Freedom, come anticipato sopra, si basa sul Candomblé, «una religione afro-brasiliana – si legge nelle descrizione del progetto – che venera gli elementi della natura negli esseri divini, denominati Orixás, e ha promosso la lotta contro la violenza coloniale, adorando la natura ed esercitando i principi dell’amore, a partire da una cultura basata sulla collettività. Essa è stata formata – e trasformata – dalla radicale coesistenza tra le fonti di conoscenza provenienti da varie nazioni africane che erano emarginate e rese invisibili; rappresenta qualcosa di particolarmente interessante e potente in epoche in cui riconosciamo che le epistemologie del Sud, le ecologie del sapere e il pensiero post-abissale sono percorsi alternativi alla violenza e all’esclusione generati da capitalismo, colonialismo e patriarcato. Viviamo in un tempo in cui le nazioni vogliono costruire muri, in cui gruppi di persone molto simili non sono capaci di trovare un terreno comune; un momento storico in cui l’opposizione è diventata la modalità di relazione fondamentale della nostra cultura che, unitamente alla distruzione dell’altro, si è fatta sinonimo di ascesa al potere sociale, e dove la violenza della colonizzazione viene riprodotta da coloro che sono stati in passato colonizzati. In un’epoca come questa, la storia delle origini del Candomblé e il concetto di questa cultura sembrano essere di grande ispirazione. Nel Settecento, leader ridotti in schiavitù provenienti dalle nazioni africane più disparate – dall’Angola al Benin, dal Congo alla Nigeria – trovarono il proprio modo per condividere segreti e saperi e diventare così tutti più forti contro la violenza e la colonizzazione. Riferendosi a questi leader di grande saggezza, la mostra riunisce opere di artisti molto diversi tra loro, ispirate alla forza del corpo migrante e del soggetto straniero che porta con sé una cultura, affinché resista, riviva e si rapporti ad altre culture nello spazio e nel tempo. Se la cultura occidentale dà valore a Tempo, Direzione, Spirito/Mente e Amore universale, quella afro-brasiliana (con origini Nagô) dà valore a Spazio, Forza (Axé, Potenza della realizzazione), Corpo e Gioia. Quest’ultima crede nel potere della materialità e crede che gli oggetti vibrino e abbiano poteri nello spazio. La mostra ha l’obiettivo di creare un ambiente di coinvolgimento che possa rendere le persone più libere, da un punto di vista concettuale e magico. Gli artisti coinvolti nel progetto espositivo sono: Abbas Akhavan, Alia Farid, Amalia Pica, Anawana Haloba, Carolina Caycedo, Danh Vō, Daniel Steegmann Mangrané, Eric van Hove, Felipe Meres, Haegue Yang, Iman Issa, Maria Loboda, Meschac Gaba, Otobong Nkanga, Tania Bruguera e Tonico Lemos Auad».

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