A 270 anni dalla nascita

Quel che ci ha lasciato Volta (non è mica roba da poco)

Quel che ci ha lasciato Volta (non è mica roba da poco)
18 Febbraio 2015 ore 17:09

Si festeggia oggi, 18 febbraio, il 270esimo anniversario della nascita di Alessandro Volta, il fisico italiano passato alla storia per l’invenzione del primo generatore elettrico, quella che noi oggi chiamiamo pila. Un’invenzione, per essere definita tale, deve avere come sua  principale caratteristica la capacità di innovare e migliorare la normale quotidianità. Ma c’è invenzione e invenzione. Alcune sono carine e divertenti, ma non strettamente necessarie, altre, invece, spezzano il quieto trascorrere del tempo, cambiando radicalmente il corso della storia. È questo il caso di Alessandro Volta che, con l’invenzione della pila e la scoperta del metano, ha permesso, in un certo senso, lo sbarco dell’uomo sulla luna. Nonché la doverosa stesura di queste righe in suo onore.

La pila. Smartphone, computer o anche il banalissimo telecomando. Ormai non ce ne accorgiamo neanche più, ma oggi ogni cosa funziona grazie ad una pila che fornisce l’energia necessaria che riesce a mettere in moto i numerosi meccanismi di cui sono composti gli oggetti. L’invenzione di Volta non fu un lampo di genio, piuttosto un grande traguardo dopo anni e anni di ricerche, oltre che di precedenti studi svolti sul tema. Dopo aver compiuto diversi esperimenti con lo scopo di realizzare una batteria che fosse in grado di produrre una corrente elettrica costante, alla fine, nel 1799, fu in grado di presentare all’intera comunità scientifica del tempo la sua pila. Questo nome deriva dal fatto che i dischi metallici che la facevano funzionare erano – appunto – impilati uno sull’altro. E fu così che in maniera (forse) inconsapevole e inaspettata la sua rivoluzionaria creazione diede inizio alla moderna era dell’elettricità.

 

 

Il metano. Le macchine ibride o il riscaldamento nelle case. Una doccia calda o un bell’anello da portare al dito. Sono solo alcune delle cose che senza la scoperta e i relativi studi sul metano compiuti da Volta oggi non potremmo neanche immaginare di avere. Era il 1776 e Volta stava trascorrendo le vacanze estive sul Lago Maggiore. Un giorno, mentre era in barca e stava costeggiando i canneti presso Angera, frugando con un bastone il fondo melmoso dell’acqua, vide salire a galla e poi svanire nell’aria bollicine gassose. Ne raccolse alcune e iniziò subito a studiarle. Diede a questo gas il nome di “aria infiammabile di palude” e scoprì che poteva essere incendiato, sia per mezzo di una candela accesa, sia mediante una scarica elettrica. In breve scoprì quindi la caratteristica che rende il metano utilizzabile anche oggi: la combustione. Escogitò subito anche qualche primordiale strumento che potesse sfruttare questa particolare “aria”. Così ideò una “pistola elettroflogopneumatica”, una sorta di piccola bombarda, in cui, dosando metano e ossigeno in giuste quantità poteva essere sparato il materiale con cui era stata precedentemente caricata. In seguito realizzò anche una “lucerna ad aria infiammabile”, conosciuta anche come “lampada perpetua di Volta”.

 

 

Breve bio. Il conte Alessandro Volta nasce a Como il 17 Febbraio del 1745 e vive gli anni della sua infanzia e dell’adolescenza nella villa di famiglia. Da giovanissimo si appassiona agli studi scientifici, in particolare, inizia ad elaborare alcune sue personali teorie sull’elettricità, fenomeno che in quegli anni era già conosciuto ma i cui studi erano ancora lontani dall’aver ben definito le potenzialità che poteva serbare nella vita quotidiana. È così interessato al tema che a soli 18 anni scrive il suo primo saggio sull’elettrologia. A partire da quel primo testo saranno poi numerosissime le ricerche e le relative invenzioni che presenterà alla comunità scientifica del tempo. Ancora in vita, il suo nome era quello di un genio indiscusso. Per questa ragione nel 1809 viene nominato senatore del Regno d’Italia e solo un anno dopo gli viene assegnata un’altra carica: quella di Conte. Nel 1815, sotto l’impero Asburgico, è nominato Cavaliere dell’Ordine Imperiale Austriaco della Corona Ferrea. Al termine della sua vita, Volta  si ritira a vita privata nella sua residenza di campagna a Camnago, vicino Como.

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