Il libretto scritto all'età di 96 anni

Ingrao, il vecchio comunista e quella domanda sull’uomo

Ingrao, il vecchio comunista e quella domanda sull’uomo
28 Settembre 2015 ore 17:07

Nella giornata di ieri, domenica 27 settembre, è morto alla veneranda età di 100 anni Pietro Ingrao, storico dirigente del Partito comunista italiano e deputato del Parlamento dal 1950 al 1992. Ingrao, oltre che per il suo ruolo nella politica del nostro Paese, è famoso anche per la sua attività letteraria e giornalistica, avendo composto numerose poesie ed essendo stato direttore del quotidiano l’Unità dal 1947 al 1957. La sua scomparsa ha naturalmente toccato tutto il mondo della politica italiana, e in molti, appartenenti a tutti gli schieramenti, hanno voluto rendere un piccolo omaggio a Ingrao: dal Premier Renzi, che ha dichiarato che «a tutti noi mancherà la sua passione, la sua sobrietà, il suo sguardo, la sua inquietudine che ne ha fatto uno dei testimoni più scomodi e lucidi del Novecento, della sinistra, del nostro Paese», al Presidente Mattarella, che di Ingrao ha sottolineato la passione e la libertà interiore «che resteranno patrimonio del Paese ed esempio per le nuove generazioni», fino a Pierferdinando Casini, che nonostante una sostanziale e profonda differenza di vedute ha affermato che Ingrao ha rappresentato «un punto di conciliazione fra appartenenza politica e servizio alle istituzioni». Di Ingrao e della sua azione politica si potrebbero scrivere libri su libri, giacché, indipendentemente dal credo politico di ciascuno, è indiscutibile l’importanza che ha rivestito nella vita repubblicana italiana. Ciò che però interessa ricordare qui è un piccolo pamphlet che Ingrao pubblicò del 2011, a 96 anni, dal titolo Indignarsi non basta, risposta all’opera del francese Stephan Hessel Indignatevi! che è stato uno dei principali motori ispiratori dei movimenti di protesta e populistici che da qualche anno si sono così diffusi in molti Paesi europei (Italia compresa). Un piccolo lascito, quello di quest’ultimo libricino di Ingrao, ma che rimane di grandissima attualità e interesse per considerare nella maniera più appropriata le grandi novità politiche dei tempi recenti.

16 foto Sfoglia la gallery

Hessel: Indignatevi! Già il titolo lascia poco spazio a qualsiasi dubbio: Hessel, che tra l’altro collaborò alla stesura della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, invita le giovani generazione ad indignarsi, a manifestare tutto il proprio disappunto per quelle che lui chiama «le dittature dei mercati finanziari che minacciano pace e democrazia» e per i grandi centri di potere che governano il mondo relegando al ruolo di mere comparse le persone più deboli e comuni. Hessel arriva persino, probabilmente con spirito provocatorio, a comprendere, ma senza giustificare, il terrorismo come atto estremo di disperazione. Sui diritti umani non si transige: la loro violazione, non importa per mano di chi, deve provocare indignazione e repulsione dell’animo. Per sintetizzare il tutto con un passo del libro, «continuiamo a invocare una vera insurrezione pacifica contro i mass-media, che propongono ai giovani come unico orizzonte il consumismo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l’amnesia generalizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti». Una posizione, quella di Hessel, che come detto è stata profondamente ispiratrice di molte realtà politiche odierne europee, dagli indignados spagnoli (oggi riuniti nel partito Podemos) fino al M5S italiano.

Ingrao: scusi Hessel, ma Indignarsi non basta. Ingrao afferma di comprendere il sentimento dell’indignazione, e di conoscerlo molto bene: lo scoppio dei totalitarismi nazifascisti, la presa al potere di Francisco Franco, anche la stessa Primavera di Praga (come avrebbe ammesso più tardi), tutti elementi che hanno suscitato in lui una forte indignazione e repulsione. Ma l’ex-dirigente del Pci va oltre il puro sentimento di disprezzo, e lo racconta con chiarezza: in seguito a questi avvenimenti, «mi sono interrogato su quello che io stavo facendo e su quello che accadeva nel mondo. Che dovevo fare io?». Un moto di indignazione, sostiene Ingrao, ha senso solamente nella misura in cui genera un’azione di tipo costruttivo, non intenta semplicemente a smontare un sistema, ma a cambiarlo e migliorarlo. Una posizione che, si intende, mette il soggetto al centro dell’indagine: «La mia paura è che mi venga tolto non tanto il pane e nemmeno la Costituzione, ma questa idea dell’umano. Vi prego, non permettete che la domanda sull’essere umano venga cancellata». Ingrao estende il proprio pensiero anche alla perdurante e cosiddetta “questione morale”, da sempre tema sentitissimo all’interno della sinistra di cui lui stesso è stato parte integrante: «Vedo prevalere una critica morale alla degenerazione dei partiti, alla corruzione e all’affarismo del ceto politico. Ne condivido le ragioni e l’asprezza. Ma l’indignazione non tiene conto delle modificazioni sostanziali. La mera denuncia, in qualche modo, le occulta». L’indignazione fine a se stessa, dunque, non porta a nulla: o si tratta di un moto che porta a chiedersi che ci si sta a fare al mondo, in qualità di uomini e di cittadini, oppure è solo pretesto e disimpegno. Una lezione che vale sempre la pena avere a mente.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia