Intervista bellissima, da Repubblica

Quella volta che Khalilah Camacho mise ko il marito, Muhammad Alì

Quella volta che Khalilah Camacho mise ko il marito, Muhammad Alì
22 Dicembre 2015 ore 12:42

La prima volta che si sono visti lei aveva undici anni, lui era già uno che distribuiva autografi in giro per le scuole. «Portavo la coda di cavallo, ci è venuto a trovare nella scuola islamica. Si è avvicinato, mi ha dato la foto autografata, gli ho chiesto: come ti chiami? E lui: Cassius Clay. Gli ho risposto: ma che razza di nome è? Come fango, terra? Sei ridicolo. Ho preso l’autografo e l’ho stracciato: torna quando avrai un nome decente, gli ho detto». Sono passati così tanti anni da allora. Troppi. Khalilah Camacho Ali, prima si chiamava Belinda. È la seconda moglie di Muhammad Ali. Ha sessantacinque anni. Ha il sorriso di un piranha, ma non morde. Certo è una tosta, una davvero tosta. È stata anche cintura nera di karaté.
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È finita che si sono sposati. Quasi dieci anni di matrimonio con Ali, quattro figli, tre femmine e un maschio. A raccontarcela (divinamente, meravigliosamente) è un’altra donna eccezionale, Emanuela Audisio. L’intervista è apparsa domenica 20 dicembre sul quotidiano La Repubblica. Un po’ di anni dopo, racconta Khalilah, Ali tornò a trovarla. Era diventata grande, lavorava in una panetteria. «Faceva il simpatico, voleva accompagnarmi a casa». Altro rifiuto. «Un giorno venne e pioveva, sali in macchina che ti dò un passaggio, mi disse. Non ci penso proprio, gli risposi, ma se vuoi, puoi seguirmi mentre cammino. E così fece, tenendo il finestrino abbassato». Ma è finita che si sono sposati. Racconta l’Audisio che lei c’era quando Cassius Clay è diventato Ali, e anche quando lui si rifiutò di andare contro Foreman nel ’74 e c’era nelle Filippine contro Frazier nel ’75. Ma quel che conta di più, ha detto Khalilah, è che in quegli anni Ali era a terra, depresso, gli avevano tolto il titolo mondiale e licenza e non poteva più combattere. «Io l’ho mantenuto per tre anni». «Io gli ho insegnato ad avere fiducia in se stesso».

 

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«Un pezzo di storia, assieme». E qui l’intervista cambia. Una notte, a Manila, prima dell’incontro con Frazier, Khalilah fece irruzione nella camera dove stata suo marito. Ali aveva presentato al presidente Marcos un’altra donna spacciandola per moglie. Lei lo lesse sui giornali. «Così gli urlai al telefono, e lui mi disse: sono balle, non è vero niente, vieni qui a controllare». Beh, lei partì senza nemmeno fare i bagagli. Il resto lo dovete leggere. Ma ancora una volta l’Audisio è riuscita a scendere in profondità, a vedere gli abissi dell’anima. Di Khalilah. Di Ali. Del campione visto attraverso gli occhi di lei. Quando si sono rivisti, in tempi recenti, dice la Camacho, «è stato un colpo vederlo cambiare, ha iniziato a tremare sempre di più. Ma io gli parlavo all’orecchio dei vecchi tempi, lui era affettuoso, si divertiva». Non è vero che dietro ogni uomo c’è una grande donna, è molto più di così. Khalilah è invecchiata, con Ali è finita e si sono lasciati. Ma, dice Khalilah a un certo punto del suo racconto, «insieme abbiamo fatto un pezzo di storia». C’è molto del senso della vita in questa frase, delle difficoltà, della durezza e della dolcezza che serve per affrontarla.

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