Quelli che dopo Campiglio chiamarono Pantani traditore

Personaggi 22 Ottobre 2014 ore 13:51

La circostanza è casuale. Ti fermi a un autogrill dopo mezzanotte, di ritorno da un impegno in tv, sorseggi un caffè e l’occhio cade sulla raccolta della Gazzetta dello Sport, il giornale storico organizzatore del Giro d’Italia. È aperta sulla prima pagina del 6 giugno 1999. È il giorno dopo Madonna di Campiglio dove Pantani, che sta stravincendo il Giro, viene fermato per un valore dell’ematocrito leggermente, cioè curiosamente alterato, visto che la sera prima alle 18 era tutto in regola. A un certo punto, nell’editoriale intitolato “Attorno a lui, il tradimento”, firmato Candido Cannavò, si legge: “… Fra i tanti aspetti deleteri che emergono da questa vicenda, quello che mi ferisce di più è il senso feroce del tradimento: umano e sportivo. Non so da quale fonte provenga, non so quale sia il grado di colpa di Pantani o quanto lui sia vittima del suo stesso ambiente. Ma comunque sia, di tradimento si tratta. Io me lo sento addosso. L’ho letto nel volto della gente incredula, sgomenta, calpestata nei suoi sentimenti, alla fine anche civilissima. Credo che neanche i più beceri tifosi possano tenere in piedi la tesi di un complotto. Illogica, irreale, profondamente stupida. Nell’orribile mattino in cui è affiorata la notizia, le facce dei medici, dei giurati, dello stesso presidente Verbruggen esprimevano il nostro stesso doloroso scoramento. Analisi clinica clamorosamente sbagliata? Ne sarei paradossalmente felice, anche se il trauma si appesantirebbe di un’ingiustizia. Ma non è possibile crederlo, vista la tecnica approfondita, le prove e le riprove, che sorreggono questi esami della federazione internazionale: elementari ma affidabili”.

Sono passati 15 anni, Marco se n’è andato il 14 febbraio 2004, a Rimini. Marco cominciò a morire a Madonna di Campiglio. Marco mai trovato positivo a un controllo antidoping. Mai. E questo non lo può negare neanche chi, per anni, gli ha dato del dopato.

Stamane compri La Gazzetta dello Sport e in prima pagina leggi: “Caso Pantani, Vallanzasca in 6 ore svela tutto sul giallo di Campiglio. Interrogatorio di due giorni: identificato il detenuto che nel ’99 rivelò lo stop di Marco”. E all’interno, pagina 31, Vallanzasca conferma ciò che scrisse a Tonina, la mamma di Pantani che da anni difende la memoria del Pirata e, assieme al marito Paolo, si batte come una belva, tanto da ottenere la riapertura dell’inchiesta sulla morte del figlio.

Ai Carabinieri che l’interrogano nel carcere di Bollate, Vallanzasca ribadisce le parole inviate a Mamma Pantani: «Non posso dirti quello che non so, ma è certo che 4 o 5 giorni prima di Madonna di Campiglio sono stato consigliato vivamente di puntare contro il  tuo ragazzo perché poteva vincere Gotti o Jalabert o al limite chiunque altro, ma Pantani non sarebbe arrivato a Milano in maglia rosa. Questi sono i fatti che ho raccontato anche al giudice di Trento».

A Trento, il pm Giardina aveva aperto un’indagine a carico di Pantani, assolto nel 2003. Assolto, chiaro?

Aspettiamo di conoscere come andranno a finire le due inchieste in corso: su Madonna di Campiglio e su quella tragica notte di San Valentino.

Nella totale estraneità di Pantani a Campiglio ho sempre creduto sin da quel 5 giugno, tanto che il giorno dopo, su Tuttosport, il giornale che dirigevo, titolammo a nove colonne in prima pagina: “Marco è innocente”.

Così innocente che, quando lo accerterà anche la lenta macchina della giustizia italiana, davanti alla sua tomba, nel cimitero di Cesenatico ci sarà la fila di quelli che dovranno chiedergli scusa.

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