L'impostore più giovane della storia

Il ragazzino che s’è fatto beffa del Re e della Spagna intera

Il ragazzino che s’è fatto beffa del Re e della Spagna intera
06 Dicembre 2014 ore 16:35

Avere 20 anni ed essere già un membro di spicco della politica e della finanza spagnola. Ed essere diventato tale solamente grazie alla propria abilità. Non proprio roba da poco. Eppure è quello che è successo a Francisco Nicolás Gómez Iglesias, classe 1994, noto alla stampa iberica col soprannome di “piccolo Nicolàs” e chiamato affettuosamente dagli amici Frankie. E non amici qualunque: il segretario di Stato, alti rappresentanti della Commissione nazionale del Mercato dei valori, il direttore del Cni (l’intelligence spagnola), il generale Félix Sanz Roldán. Tutto questo l’ha raccontato Iglesias stesso agli inquirenti l’ottobre scorso, quando è stato arrestato con l’accusa di falso, frode e furto d’identità. Perché l’abilità con cui sarebbe riuscito a diventare un membro di spicco della politica e dell’economia spagnola, altra non sarebbe che l’arte truffaldina. Insomma, Francisco Nicolás Gómez Iglesias è un impostore. Il più giovane impostore (a così alti livelli) della storia.

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Una vita parallela. Della sua reale vita non si sa molto: è nato il 18 aprile del 1994 a Madrid; la sua famiglia fa parte della borghesia cittadina e vive i primi anni di vita in un quartiere bene della capitale spagnola. A 14 anni, però, decide di lasciare casa e trasferirsi dalla nonna, in calle de Maudes, in un complesso residenziale militare. Non si sa il perché,e il ragazzo non ha voluto spiegarlo. Quello che si sa è che in quegli anni, parallelamente alla scuola, inizia anche a spacciarsi per un rampollo d’oro, un enfant prodige della politica spagnola. È in quegli anni, infatti, che il suo giovane volto comincia a comparire in diverse foto, al fianco delle principali personalità del mondo economico e politico di Madrid. Conclusi gli studi superiori, Iglesias si iscrive alla facoltà di legge presso il rinomato Cunef, il Centro Universitario di Studi Finanziari della capitale. Oggi si scopre che, probabilmente, pagò un’altra persona perché facesse, al posto suo, l’esame d’ammissione. Dello studio, però, al ragazzo non interessava granché: gli inquirenti, al momento del suo arresto, appurarono che il giovane aveva passato in tre anni pochissimi esami e che aveva pagato 4 diverse persone perché si fingessero lui in essi. Senza contare che, a ottobre, non aveva ancora saldato la retta universitaria dell’anno precedente. Ma, del resto, tutto ciò non rappresentava di certo un problema per un ventenne che vantava amicizie altolocate e contatti in ogni ambito d’interesse politico ed economico nazionale.

 

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Tutte le sue (false) verità. La cosa incredibile è che, come ha sottolineato il giudice durante l’udienza di convalida del fermo (poi negato a fronte di un accordo per la libertà provvisoria senza cauzione), Iglesias è riuscito a ottenere agganci ad altissimi livelli solamente grazie alla sua loquacità, alla sua fantasia e alla sua sfacciataggine. Il medico legale che lo ha visitato dopo l’arresto, lo ha definito un uomo «dalla personalità megalomane». In base all’interlocutore che si trovava davanti, Iglesias si spacciava per dirigente ai vertici della gioventù del Partito popolare dell’attuale premier Mariano Rajoy, protettore dell’ex presidente Aznar, membro dell’Intelligence spagnola e perfino figlio illegittimo di don Juan Carlos. I suoi fantomatici buoni rapporti con la casa Reale spagnola sono stati confermati all’opinione pubblica il giorno della proclamazione a Re di Spagna di Felipe VI, quando Iglesias si trovava nelle primissime file e omaggiò il nuovo Re con una stretta di mano immortalata dai fotografi. Spesso s’è anche spacciato come collaboratore del Cni, l’intelligence spagnola. Per far fronte all’aura di potere di cui s’era ammantato, Iglesias noleggiava un’auto di lusso, sempre la stessa (in modo che sembrasse realmente la sua), e con quella si recava agli appuntamenti. Non si faceva mancare neppure un corpo di sicurezza, anch’esso noleggiato appositamente. Il bello era che tutti gli credevano. Col passare degli anni nessuno più si domandava chi fosse realmente questo ragazzino tanto sfacciato e potente. Si sapeva solo che era uno che contava e come tale veniva trattato. Il 14 agosto, in occasione di una visita di Felipe VI nella città galiziana di Ribadeo, quando il sindaco venne a conoscenza del fatto che anche il giovane Iglesias sarebbe stato in città quel giorno, la polizia si prodigò per fornire a Iglesias quattro auto di scorta e otto agenti a sua protezione.

Prova a prendermi. Negli ultimi mesi, però, il suo mondo parallelo aveva iniziato a scricchiolare. S’era spinto troppo in là. L’accusa principale era di esser riuscito a farsi pagare 25mila euro spacciandosi per un alto funzionario statale (o una delle sue altre svariate identità) promettendo favori di vario tipo. Gli inquirenti hanno appurato che Iglesias ha proposto a due grandi multinazionali spagnole, OHL e Acciona, un accordo: soldi in cambio dello sblocco di alcuni investimenti e nuovi business in diversi settori, il tutto spacciandosi per un consulente del Governo di Rajoy. Addirittura, presentandosi come collaboratore dei servizi segreti spagnoli, ha contattato il legale di Jordi Pujol i Soley, presidente della Genaralitat della Catalogna dal 1980 al 2003, promettendo aiuti per il caso di frode fiscale in cui era implicato il politico. In cambio di soldi naturalmente. Ad un certo punto, però, anche lui ha fatto il passo più lungo della gamba, proprio nel momento in cui il cerchio degli investigatori attorno a lui si stava stringendo: dopo essere riuscito a ottenere, attraverso le proprie amicizie, il numero di telefono privato dell’ex monarca Juan Carlos, l’ha contattato direttamente per offrirgli aiuto in merito ai problemi giudiziari della secondogenita, la infanta Cristina di Borbone. È a quel punto, riferiscono le fonti spagnole, che la polizia ha deciso di intervenire.

 

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La sua storia ha lasciato a bocca aperta l’intera Spagna e ha presto superato i confini. Nonostante la sua giovane età, nulla era lasciato al caso: studiava i propri obiettivi prima di entrarci in contatto, snocciolava numeri, nomi e aneddoti con facilità, conservava un album fotografico ricco di scatti di lui in compagnia delle personalità più ricche e influenti di Spagna e oltre. Anche il giorno del suo arresto, secondo quanto riportato dagli inquirenti, non avrebbe accettato di gettare la spugna. Mentre veniva portato al commissariato, avrebbe chiesto la possibilità di fare una piccola deviazione alla sua villa di Madrid, poiché doveva sbrigare un affare da 20 milioni di euro con l’ex ministro Miguel Angel Moratinos e il dittatore Obiang della Guinea Equatoriale. Fregandosene delle conseguenze, avrebbe anche offerto, all’agente che immaginava essere il superiore di grado, un ruolo da ministro nel governo della Guinea Equatoriale in cambio di una fuga. A differenza di tanti politici e uomini d’affari, però, l’agente non c’è cascato e ora Iglesias si trova ai domiciliari.

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