Una rappresaglia di stato contro Bergamo e l’Atalanta

Personaggi 28 Gennaio 2016 ore 12:35

Una rappresaglia di stato contro Bergamo, contro l’Atalanta, contro gli atalantini. Ecco che cos’è l’ultima genialata partorita da questo Stato debole, incapace di colpire e sbattere in galera i delinquenti e, ancora una volta, capace di punire indiscriminatamente chi, invece, non ha fatto nulla e ha il sacrosanto diritto di andare allo stadio. Anzi, di andare all’Atalanta, come dicono i tifosi nerazzurri.

A parte il fatto che, per decidere, l’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive del Viminale, ci ha messo una settimana, arrivando sino a giovedì sera per stabilire che domani pomeriggio, in Curva Nord, non potranno entrare i non possessori dell’inutile Tessera del Tifoso. Ma tanto, chissenefrega se a rimetterci sono gli atalantini e l’Atalanta stessa che patisce un nuovo danno economico. Per colpa del gruppuscolo di criminali in azione il 16 gennaio scorso dopo la gara con l’Inter, a chilometri di distanza dallo stadio, i tifosi costretti in estate a sottoscrivere il voucher, non potranno assistere alla gara con il Sassuolo, partita notoriamente ad altissimo rischio e foriera di enormi preoccupazioni per la salvaguardia dell’ordine pubblico. E, insieme con loro, in segno di solidarietà, diserteranno la Curva molti degli altri sostenitori che la Dea Card ce l’hanno, ma sono imbufaliti per questa misura che non  sta né in cielo né in terra e, al contrario, alimenta nuova rabbia, nuove tensioni per non dire delle strumentalizzazioni e degli attacchi all’immagine della società e del suo pubblico.

E tutto questo nella città dove i furti di abitazione sono aumentati del 234,3% in dieci anni, al punto che Bergamo occupa addirittura il quinto posto nella sgradevole classifica dei capoluoghi di provincia più bersagliati da questo reato. Nella stessa città in cui il Tribunale è costretto a tagliare le udienze perché manca il personale. Nella stessa città in cui gli agenti delle forze dell’ordine sono sottopagati e devono fare turni di servizio massacranti tutti i giorni. Nella stessa città, dove i reati compiuti da cittadini stranieri sono in aumento.

Ma l’importante è stangare l’Atalanta e i suo tifosi, come accade dopo il 22 novembre 2014, in seguito agli incidenti post gara con la Roma, per i quali sei ragazzi vennero sbattuti in galera e poi scarcerati dopo 67 giorni perché non c’entravano, senza nemmeno uno straccio di scuse. L’importante è bandire per tre mesi le trasferte agli amici dell’Atalanta, non agli ultrà; alle famiglie che pacificamente, civilmente, appassionatamente, hanno sempre seguito la squadra.

Domani German Denis, il miglior cannoniere straniero nei 108 anni di storia della Dea, giocherà per l’ultima volta nello stadio Achille e Cesare Bortolotti prima di tornare in Argentina. Meritava una festa grandiosa. Gliel’hanno rovinata a Roma prima ancora che cominciasse a Bergamo. Contro questo nuovo sopruso, non bisogna smettere di protestare civilmente: occhio all’avverbio, sennò si scatenano i soliti moralisti un tanto al chilo che poi, magari, sgomitano per un posto in tribuna d’onore. Mai una volta che vadano in curva.

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