«Empatia territoriale coi bergamaschi»

Reja: «Ora capiremo chi siamo Ridimensionati? Chiacchiere da bar»

Reja: «Ora capiremo chi siamo Ridimensionati? Chiacchiere da bar»
06 Ottobre 2015 ore 09:30

I punti in classifica sono 11 in 7 partite. La media è ottima e le risposte che sono arrivate dal campo dicono che la sua Atalanta, oggi, non deve preoccuparsi troppo della pratica salvezza. Dopo il 3-0 di Firenze la delusione dei tifosi è tanta e lui, Edy Reja, si trova d’accordo con questo sentimento comune. Ma non per il risultato finale, bensì perché l’espulsione dopo una manciata di minuti ha tolto la possibilità all’Atalanta di misurarsi contro una squadra di livello della Serie A. Ad armi pari. Tornato a riposarsi nella sua casa friulana, il condottiero atalantino non si abbatte nonostante la sconfitta di Firenze sia ancora negli occhi, anzi fissa già il prossimo obiettivo. Nel mini-ciclo che attende la Dea dopo la sosta si capirà dove può arrivare veramente questa squadra.

Mister Reja buonasera, come va? Passata la delusione?

Cosa volete dire di una gara che è iniziata e finita nel giro di 5 minuti? Credo che Fiorentina-Atalanta, per quanto ci riguarda, non sia giudicabile perché condizionata in maniera totale da quell’episodio. Abbiamo affrontato una squadra che sta facendo molto bene, hanno fin qui dimostrato di potersela giocare in vetta, ma io ho un grande rammarico. Avevamo preparato parecchie cose in settimana per affrontarli al meglio, volevamo metterci alla prova per capire a che punto siamo anche contro una squadra di ottimo livello, ma dopo una manciata di minuti è andato tutto all’aria.

 

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Chissà come sarebbe andata in parità numerica…

Appunto, volevo proprio vedere la mia Atalanta giocarsela con la prima della classe. Li ho seguiti anche nelle altre gare, hanno tecnica e ottima organizzazione, ma tutte le nostre idee tattiche sono subito state ribaltate. Prima ho provato a mettere la squadra con il 4-4-1 togliendo Kurtic, nella ripresa abbiamo cercato un nuovo assetto con i tre attaccanti rapidi per mettere in difficoltà gli avversari nell’uno contro uno, ma non avevamo abbastanza gamba. Ho tolto Denis perché da solo in mezzo a tre avrebbe potuto fare davvero poco. Peccato.

Il regolamento, purtroppo, è chiaro. Ma si poteva provare a non intervenire?

Secondo me il rigore ci sta, l’espulsione invece no. Non si può nemmeno pensare che i giocatori avessero potuto fermarsi, concedendo il gol ma restando in parità di uomini. Sono frazioni di secondo, in corsa si cerca di intervenire in anticipo ma il rischio è alto. Certo, non fosse intervenuto Papu magari Paletta poteva salvare tutto. Abbiamo già affrontato in altri convegni con allenatori e arbitri l’argomento, credo che si debba fare qualcosa per evitare di penalizzare così tanto chi difende: rigore e giallo, a mio parere, potrebbero essere una decisione sufficiente. Il rosso, stravolge la partita. Ancora di più se capita tutto all’inizio.

Ma le dispiace di più per il rigore con espulsione o per l’errore di Maxi a tu per tu con Tatarusanu?

Quell’episodio è stato molto importante. Se fossimo riusciti a pareggiare, avrei fatto sicuramente scelte diverse. Andare al riposo sull’1-1 sarebbe stato molto diverso e avremmo potuto organizzare qualcosa di particolare. Non è stato così, la difesa a tre della ripresa dimostra che abbiamo provato fino in fondo a fare qualcosa. Dovevamo provare a contenere e ripartire ma era durissima. Tutti hanno corso tantissimo, lo svolgimento della gara ha condizionato anche il palleggio e il fraseggio che a Firenze ci ha visto parecchio imprecisi, ma conta molto anche il cambio di modulo. Peccato, guardiamo avanti.

 

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Nessun giudizio e nessun ridimensionamento insomma per l’Atalanta.

Ridimensionati? Sono chiacchiere da bar. Lo ripeto, a Firenze in senso assoluto si può anche perdere, ma io avrei voluto vedere 90 minuti in undici contro undici per misurare l’Atalanta contro un’avversaria di livello. Mi manca la controprova, siamo tornati a casa sconfitti e senza nessuna possibilità di giudizio della nostra prova corale. Nei giorni scorsi, nel gruppo e dentro di me, la convinzione che siamo un bel gruppo è diventata molto forte. Volevamo andare a Firenze per giocarcela a viso aperto. Adesso è il momento di capire cosa siamo davvero.

Beh, mister, nel prossimo mini ciclo non mancheranno di certo le occasioni.

Verissimo. Carpi, Juventus, Lazio, Bologna e Milan ci diranno di che pasta siamo fatti. La condizione generale delle squadre si è livellata, dal punto di vista organizzativo tutti si sono messi a posto e quindi le prossime sfide saranno molto importanti. Voglio vedere se i progressi continueranno, se ci saranno altri miglioramenti o se ci assesteremo. Tra il 18 ottobre e il 7 novembre, con 5 gare di cui 3 in trasferta, scopriremo la vera Atalanta.

Quanti punti? Arrivare tra i 15 e i 20 va bene? Dopo 12 giornate non sarebbe affatto male.

Non possiamo fare queste considerazioni, è dura cercare di ipotizzare tabelle. Abbiamo squadre toste come la Juve e la Lazio, anche il Bologna è un’avversaria contro cui devi andartela a giocare per strappare punti. Sono molto curioso, davvero. Condizione fisica, manovra e concretezza sotto porta: la risposta a tutte queste domande sarà determinante per il nostro campionato.

 

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Crede che il prossimo filotto possa diventare importante anche in ottica mercato?

Non ci penso troppo, dico la verità. Abbiamo un direttore tecnico come Sartori e una società che sono sempre molto attenti alle necessità della squadra, però devo dire che il gruppo è ottimo. Siamo in 23 giocatori più 3 portieri, la rosa è competitiva perché ho almeno due uomini per reparto che possono scambiarsi senza problemi. Qui non ci sono titolari, pensate che adesso ho Carmona e Cigarini che sono in condizione e quindi si possono fare tanti ragionamenti. Abbiamo dei valori ma le prossime cinque gare, sicuramente, ci permetteranno di avere le idee ancora più chiare.

Il suo rapporto con la piazza è ottimo, contro la Samp si sono sentiti grandi cori per lei.

Mi fa molto piacere, davvero. È una dimostrazione di affetto e di considerazione che faccio mia ma che estendo a tutto il mio staff e al gruppo. Forse c’è anche un’empatia territoriale. Sono friulano e somiglio molto ai bergamaschi: carattere e temperamento non mi mancano, magari quando parlo sono pacato ma poi in panchine e sul campo sono esattamente l’opposto. Quando c’è da lottare e da sacrificarsi, noi ci siamo. E sono anche felice che l’Atalanta sia riuscita a far vedere del bel calcio. La gente apprezza e io sono felice.

 

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Alla ripresa con il Carpi bisogna vincere. Lo sa che per la Dea quello sarà un giorno speciale, vero?

Come no, certo che lo so bene. Giochiamo il giorno dopo il compleanno dell’Atalanta, sarà una gara di quelle che per noi rappresentano molto e che non possiamo fallire. Dobbiamo vincere, lo sappiamo tutti ma cerchiamo di non caricarla troppo per evitare che ci siano troppe pressioni. Siamo consapevoli del nostro valore, cerchiamo di andare in campo sempre per trascinare il pubblico e conquistare il massimo. Magari succede di non fare bottino pieno con il Carpi e riuscirci con la Lazio, le partite sono tutte aperte e da giocare senza paura. Fino alla fine. Per il risultato contano gli episodi, magari calci 10 volte e non segni e gli altri ti beffano con l’unica conclusione. Adesso conta quello che riesci a fare in campo e noi, lo abbiamo dimostrato, possiamo giocarcela senza problemi.

Mister, abbiamo finito. Ma del compleanno proprio non vuole parlare? Sabato 10 ottobre sono 70.

Lasciamo stare dai, ho festeggiato i 50 quelli sì. Per il resto non sono uno che ama fare chissà cosa, ho sempre festeggiato a casa con i miei affetti più cari e sabato sarò sul campo. Lì mi trovo perfettamente a mio agio e sono felice così. Una bottiglia magari ce la berremo venerdì pomeriggio o sabato mattina a Zingonia prima di fare un paio di giorni di riposo. Niente di particolare, sarà un giorno come tanti.

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