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Da Huffington Post

Ruby, Berlusconi assolto Chi ha vinto e chi ha perso

Ruby, Berlusconi assolto Chi ha vinto e chi ha perso
Personaggi 11 Marzo 2015 ore 08:57

Ieri sera la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione, che diventa definitiva, di Silvio Berlusconi nel processo Ruby. L’ex premier era imputato di concussione per induzione e prostituzione minorile. Condannato in primo grado a 7 anni, era stato assolto in appello. «Adesso chi mi risarcisce di questi anni? Della sofferenza e dei danni politici che ho subito?», ha detto Berlusconi. Che ha aggiunto: «Adesso voglio vedere come fanno ad accusarmi di corruzione di testimoni se non c’era reato». Il processo che più ha “infangato” l’immagine l’ex premier in Italia e all’estero è finito con l’assoluzione. Sull’atto conclusivo del processo pubblichiamo un articolo dell’Huffington Post.

 

Assolto. Alle 23 e 47 minuti del 10 marzo 2015 finisce con un nulla di fatto una storia incredibile sotto il profilo dell’etica pubblica ma penalmente irrilevante. Una storia esplosa come una bomba atomica nell’ottobre 2010 che va sotto il nome di Rubygate.La VI sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d’Appello che a luglio scorso aveva già assolto l’unico imputato Silvio Berlusconi dalle due accuse, la concussione per costrizione, la fattispecie più grave di quelle previste, e la prostituzione minorile.

Chi vince e chi perde. In questi casi, per semplificare, si è soliti dividere il campo tra vincitori e vinti. Ha vinto certamente Silvio Berlusconi che con questa storia cominciò a vedere l’inizio della sua fine politica e ora può ricominciare a pianificare un futuro politico. Non c’è dubbio che la sentenza cambia tutto, molto, nel panorama del centro destra. Ha certamente vinto il professore avvocato Franco Coppi, ieri in aula nonostante la vistosa frattura al braccio destro. Niccolò Ghedini, lo storico avvocato del Cavaliere, vince ma, beffa del destino, a distanza: ha scritto i motivi ma non poteva essere in aula ieri per l’arringa a cui forse teneva di più perché è indagato in un procedimento connesso (Ruby ter). Alle tre del pomeriggio quando l’udienza è stata tolta e il collegio presieduto da Nicola Milo è entrato in camera di consiglio, Ghedini è andato incontro ai suoi colleghi che lasciavano il Palazzaccio. Perde la procura di Milano su cui adesso si concentreranno molte domande. Perde in ogni caso il Paese perché, anche se penalmente irrilevante, lo spettacolo delle cene eleganti che facevano da contorno al sistema prostitutivo di Arcore che allietava il tempo libero dell’allora premier in carica, non è certamente stata una bella pagina per l’Italia.

I motivi. In questo processo l’ex premier era accusato di aver costretto con un paio di telefonate i poliziotti di Milano a rilasciare Karima El Marough, in arte Ruby, marocchina, all’epoca 17enne, che era stata fermata nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 dopo una denuncia per furto. Berlusconi era anche accusato di averla pagata per avere rapporti sessuali quando era minorenne. Bene, i giudici della VI sezione penale hanno considerato infondate entrambe le accuse. Hanno impiegato oltre nove ore per arrivare a questo verdetto. Nei prossimi giorni ne sapremo di più su quello che è successo in quella camera di consiglio. Entro due mesi potremo leggere le motivazioni ma è chiaro che le telefonate di Berlusconi ai poliziotti non hanno costituito una minaccia per ottenere doveri contrari a quelli del pubblico ufficiale. La minaccia «tale da non lasciare alternativa al concusso» è il fondamento del reato di concussione per costrizione. I giudici dicono che le telefonate ci sono state ma Ruby è stata liberata a prescindere. Berlusconi poi ha certamente fatto sesso con Ruby ma non sapeva che era minorenne.

La pubblica accusa aveva chiesto in mattinata di annullare la sentenza di assoluzione e di riaprire il processo in Appello. Per il pg Scardaccione sono infatti “pienamente provate” le accuse di concussione e prostituzione minorile a carico di Silvio Berlusconi tanto che la Corte di Appello non dovrebbe neppure riaprire il dibattimento vero e proprio ma solo rideterminare la pena stabilita in primo grado (sette anni di reclusione). Se proprio non dovesse reggere l’accusa di concussione per costrizione (317 cp), l’accusa ritiene totalmente fondato il reato di concussione per induzione, la fattispecie meno grave (319 quater). Un’opzione tecnicamente ardita che ha lasciato perplesso il collegio dei giudici. E ha fatto sussurrare: «Ma questo non si può fare…».

La requisitoria, tra Manzoni e Mel Brooks. Toga schiva da taccuini e microfoni, il pg ha avuto le idee molto chiare su come sono andate le cose in quel di Arcore e nella famosa notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 in questura a Milano. E’ stata una requisitoria a suo modo vivace tra ardite citazioni manzoniane (per cui Berlusconi diventa don Rodrigo, il suo caposcorta Ettore Estorelli il Nibbio, il capo dei Bravi, e Ruby la povera Lucia) e la storiella della nipote di Mubarak “qualcosa per cui tutto il mondo ci ha riso dietro manca fosse una piece di Mel Brooks”. Il pg Scardaccione ha parlato di «fascinazione giuridica» di un processo che «tanto interesse ha destato e desta ancora». Circa il reato di concussione «non ci sono dubbi» che la telefonata di Berlusconi al capo di gabinetto della questura Piero Ostuni contenesse in sé una «violenza e costrizione irresistibile per le modalità e le argomentazioni usate per ottenere un risultato indebito», cioè rilasciare Karima El Mahroug. «La volontà del dirigente è stata ghiacciata – ha detto il pg – dopo quella telefonata Ostuni non ha ragionato più, ha fatto quattordici telefonate in venti minuti per assicurare la prestazione per liberare la minore. È stato un intervento di una potenza di fuoco, tale da annullare qualunque scelta autonoma».

Quanto alla prostituzione minorile, il pg Scardaccione ha sottolineato che «tutti sapevano che la ragazza era minorenne, non è credibile il contrario. E il problema della minore età non può essere considerato un accidente”. Mostrando di conoscere bene il processo e la cronaca di quegli anni, il pg ha ricordato come “non può essere una coincidenza che Noemi Letizia e Ruby fossero due minorenni». Ha citato Ruby quando disse a verbale: «Noemi è la sua pupilla e io il suo fondoschiena». E ha ricordato in aula la dolorosa denuncia di Veronica Lario quando disse che «quella del marito (Berlusconi, ndr) per le giovani era la passione del drago».

Coppi: «Non c’è la prova». Alle 12 e 20 ha preso la parola il professor Franco Coppi…»

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