Sabato tiferei anche per Allegri Ma vuoi mettere Gaudì con la Duna?

Personaggi 04 Giugno 2015 ore 12:25

Mi ricordo una volta. Si sentiva soltanto / Il rumore del fiume, la sera. / Partitelle sofferte, / sulle strade deserte / Tanto un'auto passava ogni ora.

Il calcio antico cantato da Califano. Già antico nel ‘56, l’anno della nevicata di cui parla la canzone nella sua versione maschile. Tanto antico da non sembrare nemmeno vero, come la musica delle radio dalle finestre nella vampa d’estate, oggi che c’è l’iPod. Le partite di calcio alla televisione non mi attraggono più di tanto. Sono rimasto alle partitelle sofferte e all’idea di avere un solo pomeriggio, quello della domenica (al massimo un pomeriggio e una sera, al mercoledì) per occuparmene. E il lunedì mattina, certo.

Mi piaceva giocarlo. Nemmeno tanto bene, in verità: ma era divertente lo stesso. Ricordo un Real Madrid nel Principato di Monaco giocare contro una squadra portoghese una partita stupenda, la finale di una Coppa dei Campioni di tanti anni fa; e lo stesso Real imbambolato perdere per 1 a 4, in tempi più recenti, contro il Milan di Sacchi. Pareva che i blancos avessero fumato oppio nello spogliatoio tanto giravano per il campo spaesati, con gli occhi assenti. Non capivano più come si muovesse la palla. Grande Sacchi.

Ma vivo in un quartiere che dev’essere pieno di juventini se quest’anno mi è accaduto di seguire i gol di quella squadra in Champions League, attraverso le urla improvvise provenienti dalla strada, ossia dalle case accanto. Sulle prime non riuscivo a capire se fossero di esultanza per una rete dei bianconeri, o se invece era la felicità dei milanisti e dei loro cugini in nero e azzurro perché l’avevano subita. Alla fine, a forza di verificare col telecomando, sono riuscito perfino a identificare il livello di decibel e di delusione corrispondente a un gol sfumato. Sabato, dunque, toccherà alla Juve contro il Barcellona. Sarà a Berlino e speriamo che non ci sia nessuno che voglia ripetere per l’ennesima volta di che colore è il cielo sopra quella città. Con le finestre aperte per il caldo i segnali risulteranno ancora più forti e chiari e io mi aspetto di riuscire a interpretarli correttamente.

Cosa spero che succeda? Per dispetto ad Antonio Conte vorrei che vincesse Allegri. Ma mi piacerebbe che vincesse solo lui, che quest’anno si è sempre comportato in maniera civile e misurata. Dall’altra parte mi piacerebbe che vincesse Messi, di cui una volta uno che credeva di intendersi di calcio disse che Maradona era più forte perché la Pulce non aveva ancora dimostrato di poter vincere una partita da solo e l’altro sì. Ma in semifinale contro il Bayern Monaco cosa ha fatto il ragazzino? Ha vinto da solo. Ha fatto cadere a terra uno che è il doppio di lui senza nemmeno toccarlo, e ha messo dentro un gol scavalcando il gigante Golia in tenuta verde ramarro con un tocco gentile. Mi piacerebbe che si ripetesse. Certe scene - che poi vengono riproposte per giorni nei telegiornali - rallegrano il cuore. Sono la realizzazione del sogno del pallone per strada. Non sono mai stato per la potenza. Mi piace la perfezione del gesto. Ricordo un tocco di Iniesta, fermo nell’area avversaria, che recapitò la palla dolcemente sui piedi di un suo collega che la spedì in rete. Come se avesse voluto soltanto alzarsi la palla per portarla via a fine allenamento. Meraviglioso Iniesta. E poi confessiamolo: tra Messi e Ronaldo chi non sta col primo, se non altro perché evita di mostrarsi in mutande, tre metri per sei, addominali e pacco - come lo avrebbe chiamato Jannacci - bene in vista, come il suo celebre collega?

Ok, l’allenatore da una parte, l’artista dall’altra. Ma le squadre? Secondo te è più forte il Barça o la Juve? Non me lo chiedete. Non lo so proprio. E dunque dovrei fare come quegli esperti intervistati alla televisione prima di una partita che riescono sempre a dire in maniera molto tecnica e circostanziata che se non vince una squadra è probabile che vinca l’altra a meno che non finiscano in pareggio. Dunque: non lo so, non lo so proprio quale delle due sia più forte: mi mancano le categorie di base. Ammesso poi che il fatto di essere più forte voglia anche dire che riesce a vincere, cosa che non mi sembra così automatica, da un punto di vista storico. E dunque posso solo provare a dire quale mi sta più simpatica. E qui non c’è proprio match. Mi piacerebbe vedere una punizione di Pirlo andare a segno mentre Ter Stegen, il portiere blaugrana, è ancora lì che cerca di capire che direzione prenderà la palla (mi piacevano un sacco anche quelle, diversissime, di Mihajilovic).

Mi piacerebbe seguire Tévez mentre sgattaiola via con quella sua andatura da pampero e con la palla fino a entrare in porta; o ascoltare Pogba muoversi con l’energia di un re per cui risuonano nell’aria i tamburi africani. Ma non so nemmeno se saranno in campo a Berlino. Alla fine, però, è la Juve che non vorrei che vincesse. Certo, quando gioca all’estero ogni squadra nostra è come fosse la Nazionale. Dunque dovrei togliermi dalla testa l’Avvocato e i suoi nipoti, togliermi dalle orecchie quel loro parlare nasale e strascicato da collegio inglese, evitare di pensare che ho qualche trascorso fiorentino, e tifare Italia. Ma non ci riesco.

Sono rimasto ai tempi in cui il Generalissimo Franco, il dittatore spagnolo, spendeva cifre enormi dello stato per assicurare al Real - di cui era tifoso fino alla malattia - la vittoria a qualsiasi costo. Mandava, il Generalissimo, addirittura i servizi segreti per evitare che il Barcelona vincesse in casa propria, ossia nella ribella Catalunya. Lo ricorda anche Franklin Foer nel suo interessantissimo Come il calcio spiega il mondo, oltre a sentirselo ripetere ogni volta dai taxisti della città. E io, nel mio cuore girovago, mi sento molto catalano. Mi piacciono i gialli di Manuel Vazquez Montalbán, il violoncello di Pau Casals, la follia di Salvador Dalì; amo le astrazioni di Joan Miro, sono rimasto fulminato una volta dalle architetture di Gaudí e ogni volta che le ritrovo mi prendo uno scossone ancora più potente. E delle rocce di Montserrat? chi può ripensarle senza un brivido?

E quindi come faccio, ditemi, come faccio a mettere tutto questo a confronto con dei gianduiotti, col vitel tonné, con la bagna cauda e con la Fiat Duna? Vedete, se in campo ci fosse il Maranello Football Club tiferei per il Maranello (mi basterebbe anche l’A.S. Fiorano) ma una cosa di casa Savoia, no. Direi proprio di no.