Tra schermi tv, maxi cartine e big data

Il centro di sicurezza che spia Expo Pare la Nasa, ma a Quarto Oggiaro

Il centro di sicurezza che spia Expo Pare la Nasa, ma a Quarto Oggiaro
13 Ottobre 2015 ore 08:30

È la cabina di regia di Expo. La centrale operativa a cui non sfugge nulla e che ha garantito efficienza e sicurezza in questi mesi di flussi da giornalieri a cinque zeri. Ovviamente per un elementare criterio di sicurezza e per poter gestire eventuali emergenze non è all’interno dell’area, ma nelle vicinanze: una palazzina di via Drago, zona Quarto Oggiaro, senza nulla di futuristico in apparenza. Il futuristico è tutto all’interno, al primo piano (a piano terra ci sono tutti i comandi delle forze di sicurezza, prefettura compresa). Qui si entra in una sala stile Nasa, con una parete interamente coperta da schermi: ci sono i video collegati con le centinaia di telecamere che tengono costantemente sott’occhio tutta l’area; c’è poi l’Expo diviso in quadranti, per la segnalazione immediata di ogni problema. E infine c’è il grande video che tiene sotto controllo i flussi esterni che convergono verso Expo, riuscendo a prevedere con molta precisione non solo i picchi di afflusso, ma anche quali sono gli ingressi che verranno maggiormente messi sotto pressione, agevolando il compito degli organizzatori.

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Integrazione di più tecnologie. Ma è l’architettura di questa centrale operativa la vera novità che è stata guardata con molta attenzione da tutto il mondo. Concepita come Centrale di Comando e Controllo (EC3), è un esempio innovativo, replicabile (si spera) nelle pubbliche amministrazioni, di centrale operativa che gestisce tutti i flussi informativi di quelle che è una vera Smart City. Il sistema è basato su un approccio innovativo di integrazione di tutte le tecnologie e di correlazione delle informazioni trattate in logica Big Data: le informazioni delle aziende che gestiscono i vari servizi di sicurezza e organizzativi di Expo, confluiscono infatti in un’unica piattaforma in grado di leggerli e di farli interagire. È una piattaforma che consente così a Expo la gestione della regia, il coordinamento e il tracciamento di tutti i processi tecnologici, logistici e di pubblica sicurezza durante l’evento. Nel grande cervello di Expo confluiscono anche i dati intercettati dai social, per cui se si colgono fenomeni fuori dalla norma vengono subito vagliati, anche se non riguardano direttamente l’area espositiva. Qualche mese fa, ad esempio, venne individuato un flusso anomalo di attenzione attorno ad un evento che sembrava del tutto minore: quello delle lanterne buddiste mese nell’acqua della Darsena. La centrale di Expo avvertì il Comune di Milano, che però non si attivò di conseguenza. Risultato oltre 100mila persone sui Navigli e mezza città quasi paralizzata per una notte.

 

 

Come funziona il Logbook. L’altra faccia di questo sistema si chiama Logbook, ovvero diario di bordo. È un sistema in dotazione a 850 operatori che controllano i quadranti in cui è stata suddivisa l’area: attraverso il collegamento dati via smartphone viene segnalato l’eventuale problema riscontrato nella zona di competenza alla centrale operativa che procede alla verifica della segnalazione e comunica il problema ai team di competenza, tracciando l’intervento fino alla sua risoluzione. Tutto di un’efficienza svizzera…

 

expo centro sicurezza

 

Gli attacchi hacker, respinti. Insomma nella palazzina di via Drago c’è il vero cervello di Expo, centro di un sistema innervato con 300 km fibra ottica, sei antenne macro e 12 micro, oltre 450 server fisici e virtuali e 100 terabyte (un terabyte equivale a un milione di megabyte…) di storage. A completare il quadro tecnologico di Expo c’è anche l’app gratuita che permette di programmare la propria visita in Expo, di acquistare i biglietti, che è stata scaricata ben 250mila volte. Contiene mappa interattiva del sito espositivo e fornisce il calendario delle manifestazioni in programma. È una vera e propria guida personalizzata in grado di interagire con la tecnologia dei “beacon”, presente nel sito fisico di Expo (i beacon sono piccoli dispositivi che, attraverso la tecnologia Bluetooth Low Energy, sono in grado di trasmettere informazioni a smartphone e tablet con un raggio di azione regolabile dai 10cm ai 70m). Ovviamente un sistema così ha fatto gola agli hacker di tutto il mondo, che hanno portato centinaia di attacchi, senza mai riuscire a sfondare. Anche Anonymous pare si sia mosso, riuscendo a bucare il front end, ma venendo respinto dal back end, che è il cuore vero del sistema informativo.

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