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«Le sue condizioni sono irreversibili»

Sergio Marchionne, come la Ferrari (ma lui ha amato di più la Panda)

Sergio Marchionne, come la Ferrari (ma lui ha amato di più la Panda)
Personaggi 24 Luglio 2018 ore 03:00

L’ultima apparizione risale allo scorso 26 giugno a Roma, due giorni prima del suo ingresso nella clinica di Zurigo, dove si trova ricoverato adesso e da dove arriva la notizia che le sue condizioni sono irreversibili. L’occasione era la presentazione e la consegna della nuova Chrysler Wrangler all’Arma dei Carabinieri. Sergio Marchionne appare stanco, gonfio, lento nella parola, ma presente a se stesso. Dice «è bella» guardando la macchina, e aggiunge «anche il cane è bello»; e poi, abbassando la testa a guardarlo, «lo riconosci un figlio di un carabiniere?».

 

 

Classe 1952, nato a Chieti, figlio di Concezio, carabiniere, e Maria, profuga istriana, e fratello di Luciana. Quando il piccolo Sergio aveva appena finito la terza media, partirono tutti per Toronto. Già all’epoca le insegnanti notavano che eseguiva conti difficili a mente e velocemente, mentre la sorella era bravissima nelle materie umanistiche. Una brutta malattia la porta via giovanissima, a 32 anni, e chi è stato vicino a Marchionne racconta che quello è stato il più grande dolore della sua vita. Un uomo geniale, una mente velocissima e brillante, e un uomo legato alla sua terra e alla sua famiglia, una di quelle grandi e accoglienti, con una sessantina di cugini di vari gradi. Operazioni di miliardi dall’altra parte dell’oceano e un forte legame alla semplicità degli affetti e della regione d’origine, un manager che ragiona in inglese e parla abruzzese.

Una struttura fatta di doppi fondi. La praticità e la sintesi della cultura anglosassone e la passionalità italiana. Gli studi, da Filosofia, a Economia e Giurisprudenza. Unica costante, il maglioncino (nero, rigorosamente nero) ma dissonante; una cifra, un messaggio, in un ambiente di giacche e cravatte. «Non so più fare il nodo, erano anni che non le mettevo» diceva due mesi fa, in occasione della presentazione del piano industriale della Fca. E questa scena - la frase, l’occasione - descrive l’uomo Marchionne, un modo di parlare di azienda senza parlare l’aziendalese. “La star delle automotive” come lo aveva definito il Time, riferendosi all’amore per le automobili, alla passione che ha caratterizzato la sua vita e il suo lavoro.

 

https://www.youtube.com/watch?v=zRS82CjFsIM

 

I collaboratori raccontano un uomo che lavorava sette giorni alla settimana; che, quando sono vuoti, va a visitare gli stabilimenti dove lavorano gli operai. Una stella italiana che brilla nel cielo d’oltreoceano, soprattutto professionalmente. «Negli ultimi 14 anni, prima in Fiat, poi in Chrysler e infine in FCA, Sergio è stato il miglior amministratore delegato che si potesse desiderare e, per me, un vero e proprio mentore, un collega e un caro amico», scrive John Elkann nella lettera in cui annuncia che Sergio non tonerà. I cda si sono riuniti in fretta e furia e hanno nominato in un pomeriggio i successori: Manley in Fca, Camilleri in Ferrari.

Il preferito di Trump, il numero uno del manager italiani dice Berlusconi, l’imitazione di Crozza. E ancora, il maglioncino sdoganato. Mente veloce come la Ferrari e spirito italiano (come la Ferrari), ma istinto di alta finanza e insieme talento nel fare auto, perché «puoi sbagliare un’auto, ma solo una». La Fiat è cresciuta con lui di dieci volte e l'ha paragonata a un bambino che impara ad andare in bici e al quale non bisogna far pesare i capitomboli. Lo stesso uomo che dice «c’è un limite al profitto, il capitalismo va rivisto», che portava avanti Fiat e Ferrari, ma di chi comprava la Panda gli interessava di più. Una storia che racconta l’Italia in modo autentico ed elegante. Come la Ferrari.