Personaggio - Dal Giornale di Merate

Simone Bonfanti è un uomo falco Primato italiano di velocità nei cieli

Simone Bonfanti è un uomo falco Primato italiano di velocità nei cieli
Personaggi 10 Ottobre 2017 ore 09:40

Lui fa cose che i comuni mortali non fanno. Stile «Point break», per intenderci, come lanciarsi a testa in giù, a velocità vertiginosa, da un aereo che viaggia a quattromila metri di altezza. Eppure per Simone Bonfanti, 29 anni e casa a Merate, più che uno sport estremo, questa pratica sportiva che richiede nervi di acciaio, oltre che un «fegato così», è un hobby. Un passatempo che però sabato 30 settembre gli ha permesso di ottenere  a Wels, in Austria, niente meno che il record italiano di Speed skydiving per essere riuscito a toccare la folle velocità di 485,15 km orari. Un risultato che è tanto più lodevole se si pensa che Bonfanti si è avvicinato per la prima volta al paracadutismo classico solo nel giugno del 2013. Ma siccome lui è uno che non fa le cose «tanto per farle» ma sempre con un obiettivo in testa, in poco più di quattro anni è riuscito a raggiungere un tale livello di preparazione da consentirgli di mirare ora ad un ulteriore, ambizioso obiettivo: superare la barriera dei 500 km orari.

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Cosa sia questa follia del lanciarsi a testa in giù è lo stesso Simone a spiegarcelo, in una chiacchierata che ci ha concesso per telefono da Trezzo, dove lavora per un’azienda attiva nel settore della logistica.

Ci spiega un po’ nel dettaglio che cos’è lo speed skydiving?

«Di fatto è il paracadutismo di velocità, che consiste nel lanciarsi da un aereo a un’altezza di circa 4mila metri, mettendosi in posizione verticale, a testa in giù, per raggiungere la massima velocità possibile nel chilometro lanciato, tra i 2.700 e i 1.700 metri di quota».

E come si misura la velocità?

«Con dei sensori posizionati sulla tuta. La misurazione non tiene conto però della punta massima raggiunta, ma della velocità media di caduta nei sette secondi che più o meno si impiegano a coprire la distanza».

Occorre una preparazione atletica specifica per praticare questo sport?

«Non più di tanto, anche perché di norma i paracadutisti sono già persone sportive di loro. Io amo fare pesi, ma al di là dell’allenamento specifico, non è che sia richiesto chissà che».

Di sicuro ci vuole testa. Si ritiene più incosciente o più intrepido?

«Mah, non direi incosciente -  afferma Bonfanti ridendo  - Non faccio cose spericolate né azzardate, apro sempre il paracadute alla quota corretta e non faccio strane manovre, anche perché tutto deve essere tenuto sotto stretto controllo. L’emergenza, infatti, può essere sempre dietro l’angolo».

Ha mai rischiato grosso?

«In almeno un paio di occasioni».

Cosa è successo?

«Un mese fa, per esempio, mi trovavo in Sardegna. Stavo volando sopra il mare di Tortolì (sono poi atterrato sulla spiaggia) quando il paracadute mi si è attorcigliato facendomi cadere a picco. Se non avessi avuto il sangue freddo di sganciare il paracadute principale per aprire quello di emergenza ora non sarei qui a raccontarlo».

Insomma ci vuole una buona dose di sangue freddo.

«Sì, come in tutti gli sport estremi e di velocità, come per esempio la Formula 1, non bisogna perdere la testa. Fino all’ultimo bisogna essere lucidi e reattivi, guai a dormire se no è finita».

Che sensazione si prova a volare?

«E’ una sensazione di felicità indescrivibile. E poi ti scorre nelle vene tanta di quella adrenalina che ti senti carico in una maniera pazzesca».

Quanto si allena?

«Un giorno a settimana, ma ogni volta faccio almeno sei o sette lanci».

Sarà uno sport piuttosto costoso.

«Un lancio costa 27 euro, faccia i conti lei. Non parliamo poi dei costi dei paracadute che si avvicinano, per quelli buoni, ai prezzi di un’auto. Diciamo che il paracadutismo di velocità è uno sport di nicchia, perché oltre al coraggio, richiede anche un buon portafogli».

Il prossimo obiettivo?

«Superare il muro dei 500 km orari».

E poi?

«Chissà, una volta raggiunto quel traguardo potrei dedicarmi a qualcosa d’altro».

E cioè?

«Alla tuta alare, dove i principi sono opposti a quelli del paracadutismo di velocità. Là si tratta di rimanere in aria il più a lungo possibile».