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Come opere d'arte

Sonia Quaranta, la bergamasca (di Nembro) che fotografa la meraviglia dei neonati

Specializzata nella tecnica Newborn, la sua professione è immortalare i bambini nei primi quindici giorni della loro vita. «Sembra semplice, ma prevede molto studio e attenzione. Ogni dettaglio è curato, dalla posa ai colori, passando per la scenografia»

Sonia Quaranta, la bergamasca (di Nembro) che fotografa la meraviglia dei neonati
Personaggi Val Seriana, 12 Marzo 2021 ore 17:33

di Heidi Busetti

La passione per i bambini, immortalati nella tenerezza dei primi giorni, quando la pelle sa ancora di latte. L’amore e l’attenzione per una nuova creatura che porta in viso i tratti dei genitori mixati secondo le leggi di madre natura. Vestiti gentili, ali impalpabili, oggetti che completano la scena, per scatti onirici che il bebè custodirà gelosamente per tutta l’esistenza.

Si chiama Newborn ed è una fotografia dedicata al ritratto del bambino nei primi quindici giorni di vita. Dietro l’obbiettivo, la sensibilità di una bergamasca, Sonia Quaranta, 50 anni portati con classe, che ha fatto della fotografia Newborn una vera e propria missione.

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Quando nasce la passione di Sonia per la fotografia?

(Ride, ndr). «Inizia da molto giovane, quando già a quindici anni aiutavo i miei genitori nell’attività di famiglia, lo Studio fotografico Quaranta in centro a Nembro. Anche se frequentavo il liceo Psicopedagogico, nel tempo libero mi dedicavo ai ritratti fotografici e terminato il percorso di studi sono entrata definitivamente nell’azienda. A vent’anni, mi sono buttata sulla fotografia a tempo pieno, subentrando con mio fratello Marco nella gestione dello Studio. Devo confessare che, fin dagli esordi, la mia passione sono stati i bambini: anche quando fotografavo ai matrimoni, dedicavo una particolare attenzione ai più piccoli…».

Da quando si è concentrata sulla fotografia Newborn?

«È accaduto circa quattro anni fa, quando ho iniziato a seguire corsi con grandissime professioniste di statura internazionale: tra le più famose, Ana Brandt e Paloma Schell. Amo ricercare la perfezione, vien da sé che è diventato fondamentale l’aggiornamento continuo e lo studio di nuove tecniche dedicate a luce e composizione. La fotografia Newborn è nata in America e in Australia circa vent’anni fa ed è proprio da questi Paesi che arrivano le linee guida. All’inizio non mi ci ritrovavo molto, perché le vedevo troppo lontane dal mio modo di inventare e di essere. Poi mi sono resa conto che le posizioni caratteristiche consigliate dalle fotografe professioniste erano indispensabili per la riuscita del servizio. Soprattutto mi sono innamorata dei corsi tenuti da Paloma Schell e da Elisiane Bianchini, fotografa brasiliana. In Brasile la cultura Newborn è molto conosciuta, e sono molto più avanti di noi. Anche gli accessori più belli sono del Sud America, ma quelli che utilizzo io arrivano da tutto il mondo».

Che cosa richiede in particolare la fotografia Newborn?

«Si avvale di accessori magnifici, chiamati props. La versione che va per la maggiore è il bambino vestito da orsetto, fotografato in mezzo a tanti altri orsetti di peluches. A volte scelgo di fotografare i neonati con il calendario aperto sulla loro data di nascita oppure, che piace moltissimo, c’è l’immagine del piccolo tra la luna e le stelle. Personalmente amo le pose classiche, dove il neonato viene immortalato rannicchiato oppure nella posizione della rana, dove il piccolo sostiene il viso, mentre dorme».

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