Tel Aviv: «Il più grande di tutti»

Storia di Emmanuel Moreno il soldato senza volto di Israele

18 Aprile 2015 ore 10:16

Emmanuel Yehuda Moreno è stato un soldato dell’esercito israeliano morto nel 2006 a 35 anni. È l’unico soldato dell’esercito di Tel Aviv a non avere un volto. Di lui sono state distrutte tutte le fotografie. A ricordarlo oggi rimane solo un’organizzazione no profit, la B’darkei Emmanuel Moreno, che i suoi famigliari hanno voluto fondare per mantenere viva la memoria del figlio.

A raccontare la storia di questo soldato, ci ha pensato Maurizio Molinari, su La Stampa. Una storia dimenticata come il volto di quello che Israele ha definito il più grande soldato del mondo. Un eroe di cui non si possono pubblicare foto nemmeno dopo la sua morte per non mettere a repentaglio le vite dei suoi commilitoni, tra i quali c’era l’attuale leader del partito ultranazionalista “Casa ebraica”, Naftali Bennet, l’unico di quella brigata ad aver smesso la divisa militare per entrare in politica, al fianco del movimento dei coloni.

La morte, di Shabbat. Era di Shabbat, di sabato, più precisamente il 25 del mese di Av dell’anno 5776, che corrispondeva al 19 agosto 2006, quando il tenente colonnello Emmanuel Yahuda Moreno morì in battaglia. Combatteva la guerra in Libano, l’ultima, quella persa da Israele contro Hezbollah, tra le fila della Sayeret Matkal, l’unità di elite di Tsahal, l’esercito israeliano. È morto nella valle della Bekaa, a Baalbek, incantevole città che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità per le sue rovine romane del Secondo e Terzo secolo, e che gli sciiti di Hezbollah hanno eletto a loro roccaforte.

Cos’è Sayeret Maktal. I suoi compagni di battaglia lo definivano l’anima di Sayeret Matkal, la principale unità israeliana con compiti di ricognizione speciale, alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane. I suoi principali compiti sono le operazioni di antiterrorismo, la ricognizione a lunga distanza e l’intelligence; l’unità è considerata particolarmente importante nella raccolta di informazioni operative in territorio ostile. Tra i suoi compiti anche il recupero ostaggi fuori dai confini di Israele. È la stessa unità che nel 1976 portò a termine l’Operazione Entebbe, considerata tra le più gloriose dell’esercito di Tsahal. Per essere arruolati nel Sayeret Matkal bisogna seguire un impegnativo programma che prevede 4 mesi di addestramento basico di fanteria e 2 di avanzato, 3 settimane di corso di paracadutismo e 5 settimane di corso di antiterrorismo. Inoltre le reclute vengono addestrate al combattimento ravvicinato, alla liberazione di ostaggi e alle tecniche avanzate di ricognizione.

 

 

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Segretezza delle operazioni. Nel 1994, a 23 anni, Emmanuel partecipò a un’operazione per catturare il leader Hezbollah Mustafa Dirani. Tutte le altre operazioni a cui il tenente colonnello Moreno ha partecipato sono rimaste segrete. Anche le circostanze della sua morte sono avvolte nel mistero. Sono stati i media israeliani a ricostruire in parte la dinamica, ma l’esercito non ha mai rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito. Il Jerusalem Post, all’epoca, riferì che Moreno e i suoi uomini furono paracadutati nella zona di Baalbeck da un elicottero, e dovevano attaccare una base Hezbollah nel vicino villaggio di Bodei. Vennero scoperti dai combattenti Hezbollah e ne seguì una battaglia campale, dove Moreno fu l’unico israeliano a essere ucciso, insieme a tre combattenti di Hezbollah. Proprio per la segretezza e la delicatezza delle operazioni che la Sayeret Matkal svolge, quando Moreno morì gli ufficiali andarono a casa della famiglia e comunicarono la necessità di distruggere ogni sua immagine. Un divieto, quello di mostrare il volto di Moreno, che vige ancora oggi.

La vita di Emmanuel. Emmanuel era nato in Francia, da genitori ebrei che quando il piccolo aveva un anno decisero di fare Aliyah, ritorno nella Terra Promessa. Si stabilirono a Sanhedria, quartiere nella zona nord di Gerusalemme abitato da ebrei ultraortodossi. È stato educato secondo i principi del Bnei Akiva, movimento giovanile ebraico sionista fondato nel 1929 da Yechiel Eliash, esponente del partito operaio Apoel Ha-Mizrachi. Seguendo il motto “Tora’ ve avoda’” chi aderisce al Bnei Akiva studia i testi sacri dell’ebraismo e il lavoro pratico della terra d’Israele. Emmanuel frequenta le scuole superiori a Gerusalemme e per 16 anni serve l’esercito israeliano, nel quale è entrato mentre stava finendo il liceo. Nel frattempo si laurea in giurisprudenza. Per un breve periodo lavora nello Shin Bet, i servizi segreti che si occupano della sicurezza in Israele, poi torna nell’esercito per una carriera fulminea, che lo porta a diventare tenente colonnello. Dopo l’infanzia e l’adolescenza a Gerusalemme, quando si sposa decide di vivere in un moshav, una comunità agricola cooperativa, nel sud di Israele con la moglie Maya e i tre figli, Aviya, Neria e Noam-Yisrael.

 

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