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«Accendevamo la miccia con la sigaretta»

Storia del Martinelli di Dalmine L’ultimo fabbricante di fuochi

Storia del Martinelli di Dalmine L’ultimo fabbricante di fuochi
Personaggi 08 Gennaio 2018 ore 06:00

L’ultimo fabbricante di fuochi artificiali di tutta la Lombardia ha ancora negli occhi i bagliori di un cielo che lui colorava di magia. Giacomo Martinelli, 85 anni il 9 gennaio, è rimasto l’unico a saper mischiare con precisione e maestria la polvere nera, il carbonato di calcio, il clorato di bario, il nitrato di sodio. L’ultimo capace di inventarsi scoppi e tonalità per riempire il buio di meraviglia.

Una storia di famiglia. Ora anche la sua fabbrica di via Cave, a Mariano di Dalmine, ha dovuto adeguarsi al mercato che cambia. La maggior parte delle ditte specializzate non produce più i fuochi, li compra già fatti dalla Cina. Così fanno anche i Martinelli, che aprono il deposito gli ultimi dieci giorni dell’anno, oppure su appuntamento per chi vuole rendere speciale un matrimonio, una festa, un particolare evento e ha bisogno di uno spettacolo pirotecnico pronto per l’uso. L’attività della famiglia Martinelli ha alle spalle circa centocinquant’anni di storia. «Ha cominciato mio nonno Angelo nella metà dell’Ottocento – spiega Giacomo Raffaele Martinelli, che vive a Mariano insieme alla moglie Annunciata Maffeis, 79 anni -, poi ha proseguito mio padre Giacomo.

 

Giacomo Martinelli e la moglie Annunciata Maffeis

 

L’attività si è interrotta durante la guerra e lui, per tirare a campare, vendeva carbone e legna da ardere in un magazzino di via Tiraboschi. Poi, una volta terminato il conflitto, ha ripreso a fabbricare fuochi». L’azienda inizialmente era tra via Liguria e via Raspalupo, poi tra il 1962 e il 1963 è stata spostata a Brembo, vicino al fiume e distante dalle case, per motivi di sicurezza. Giacomo ha iniziato a lavorare con suo padre quando aveva 16 anni e con lui c’e rano tutti i suoi sette fratelli. L’intera famiglia maneggiava le polveri e gli esplosivi, inventava nuovi giochi pirotecnici, organizzava spettacoli mozzafiato.

Un dolore. Tante soddisfazioni per i Martinelli, ma anche un grande dolore che ha segnato profondamente la famiglia: «Nel Dopoguerra la mia sorellina Romana, l’ultima, è morta a soli dieci anni – ricorda Giacomo -. Insieme al papà stava impacchettando dei petardi quando l’involucro è caduto dal tavolo ed è esploso. Lei è morta, poveretta, lui è rimasto gravemente ferito. È stato all’ospedale per diversi mesi». Una volta i fuochi artificiali mica si vendevano al pubblico: «Chi era interessato acquistava l’intero servizio – spiega Martinelli -. Noi assemblavamo i vari fuochi, caricavamo il camion, anzi, una volta caricavamo il carro, e portavamo tutto nel paese del committente dove allestivamo lo spettacolo e al momento giusto facevamo esplodere in sequenza. Una volta usavamo le sigarette per accendere le micce, oggi invece è tutto elettronico». Ogni paese, anzi, ogni parrocchia una volta aveva la sua…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 20 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 11 gennaio. In versione digitale, qui.