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Un caso giudiziario americano

Storia triste dei coniugi Rosenberg e di chi li mandò a morire

Storia triste dei coniugi Rosenberg e di chi li mandò a morire
Personaggi 16 Ottobre 2014 ore 11:30

È morto all’inizio di luglio – ma la notizia si è appresa soltanto in questi giorni  – David Greenglass, che per salvare se stesso e la moglie mandò sulla sedia elettrica sorella e cognato. Anni dopo ebbe a dire: «Come spia che ha mandato la sua famiglia su…Non mi interessa. Dormo bene».

Andò così (per quel che se ne può sapere, trattandosi di spionaggio). Gli americani fecero brillare la prima bomba atomica nel 1945 nel deserto del New Mexico, a Alamogordo. I piani della bomba rimasero in loco, una base segreta, protetta con ogni possibile accorgimento. Poco tempo dopo anche l’Unione Sovietica ebbe l’atomica. Si pensò che qualcuno le avesse passato i piani. Si indagò.

 

David_Greenglass_mugshot

David Greenglass, la spia che mandò a morte sorella e cognato.

 

E finì in manette tale David Greenglass (il morto di luglio), un sergente dell’esercito americano che aveva prestato servizio a Los Alamos. Spremuto a dovere, fece il nome di suo cognato Julius Rosenberg e della moglie di lui, Ethel Greenglass, sua sorella. Fu creduto perché in casa dei Rosenberg fu trovata la macchina da scrivere sulla quale erano stati battuti i testi del materiale finito poi (in parte) nelle mani dei russi. Era la prova regina (o “la pistola fumante”, come si usa dire) dell’avvenuto tradimento.

Oggi non saremmo più tanto ingenui: una spia che non butti nel fiume o in discarica, dopo averle dato fuoco, una macchina tanto compromettente non sarebbe credibile come spia. Si penserebbe subito che qualcuno stia cercando di incastrare un innocente. Ma gli americani non vollero saperne: Julius e Ethel finirono “fritti”, per usare l’elegante linguaggio dei detenuti, nel carcere di Sing Sing. Era il 1953, il presidente Eisenhower – che come generale si era coperto di gloria organizzando lo sbarco in Normandia – che vedeva spie comuniste dappertutto, respinse tutti gli appelli in loro favore. L’America si divise fra innocentisti e colpevoli. Nessuno si occupò più di Greenglass che, per aver collaborato con la giustizia (??) si prese 18 anni, di cui solo 10 effettivamente scontati.

Ma i Rosenberg, alla fine, avevano o non avevano passato ai Russi l’atomica? Sì e no. Rintracciato mezzo secolo dopo da un giornalista, Greenglass – che nel frattempo aveva cambiato nome – ammise tranquillamente di aver mentito al processo. A copiare i piani a macchina non era stata sua sorella, ma sua moglie (in giudizio aveva dichiarato di non ricordare chi fosse stato). La povera Ethel non c’entrava niente con la fuga di informazioni. E gli inquirenti lo sapevano – pare. Avevano tenuto in prigione la moglie nel tentativo di far confessare il marito. Che, in effetti, aveva partecipato dell’operazione ma si guardò bene dallo scagionare la povera Ethel. Come del resto fece Morton Sobell, condannato anche lui a 18 anni e divenuto in seguito attivista per la pace a Cuba e in Vietnam.

Ma i piani trafugati dai Rosenberg aiutarono davvero i Russi a realizzare la bomba? Pare di no, se si vuole stare a quanto affermò nel 1989 al New York Times Boris V. Brokhovich, direttore dell’impianto di arricchimento del plutonio con cui fu costruita la prima bomba atomica sovietica. A suo dire i russi pervennero a quel risultato attraverso un procedimento per tentativi ed errori: «Non ottenemmo niente dai Rosenberg. Li avete fatti sedere sulla sedia elettrica per niente».
Potrebbe essere vero: nessuno di coloro che misero mano alla macchina da scrivere – anche ammesso che si trattasse di dattilografi provetti, e non lo erano – aveva però alcuna dimestichezza con la fisica nucleare. E scrivere a macchina una formula di fisica non è l’operazione più agevole del mondo. Per non parlare della riproduzione dei disegni in un’epoca priva di fotocopiatrici.
Ma quel che dice Brokhovich potrebbe anche non essere vero, perché sembra che alla bomba i sovietici siano arrivati grazie a Klaus Fuchs, uno scienziato tedesco passato in Inghilterra negli anni Trenta, marxista da sempre, paladino dell’URSS, inviato da Sua Maestà a seguire le ricerche nel New Mexico. Fuchs era uno scienziato vero. Scoperto (molti anni dopo) ammise tutto ma dovette comunque passare diversi anni in prigione.
Adesso Greenglass è morto. Sua moglie era morta nel 2008. Sono ancora vivi i figli suoi e quelli dei Rosenberg. Avremo modo di veder cambiare ancora una volta questa storia?

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