Le sue indimenticabili citazioni

Tanti auguri a Mafalda la “figlia” ribelle di Quino

Tanti auguri a Mafalda la “figlia” ribelle di Quino
20 Settembre 2014 ore 06:50

«Io non mollo»: e con questa filosofia di vita è arrivata a 50 anni la bambina arrabbiata più famosa dei fumetti e non solo. Mafalda uscì dalla matita di Quino, per la prima volta, nel 1963, per una pubblicità di elettrodomestici che non si è mai concretizzata. La prima striscia, che sancisce la vera nascita del personaggio dal tagliente umorismo e dalle domande spiazzanti, è stata pubblicata nel 1964. Quino smise di disegnarla nel 1973, perché a corto di idee. Probabilmente nemmeno lui avrebbe mai pensato che in 10 anni sarebbe stata in grado di segnare il pensiero di intere generazioni. In questi 50 anni, Mafalda non ha mai perso smalto e parlantina. Le strisce, oltre 50 milioni di copie, sono state tradotte in 30 lingue, pubblicate in 50 Paesi, diventate cartone animato e infine addirittura testimonial Unicef per i Diritti dell’Infanzia. L’unico Paese in cui non è mai stata diffusa sono gli Stati Uniti. Ogni lingua ha adattato alla realtà del proprio Paese l’umorismo e la sagacia di Quino, mantenendo tali alla lingua di nascita i valori universali e cambiando ciò che non avrebbe permesso la comprensione ai lettori che non vivevano a Buenos Aires.

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Piccola, riflessiva, pungente. Bambina un po’ tozza, dai capelli corvini perennemente spettinati – o, per meglio dirla con le sue parole, «i miei capelli hanno libertà di espressione» – spesso chiede al pettine se è nervoso. È ingenua e disarmante. Detesta la minestra e nutre una sana antipatia verso i politici. È arrabbiata, irresistibilmente pessimista, ribelle, capace di riflessioni che a molti adulti non riescono. Una paladina della pace, dei diritti umani e della difesa delle donne, che non si tira indietro nelle contestazioni pur di portare avanti la sua lotta alle ingiustizie. Sintetizza i suoi pensieri con frasi lapidarie, in grado di fotografare in poche parole pensieri e sensazioni: «Oggi mordo»; «Basta»; «I verbi signora maestra? Il passato lo hanno riscritto, il presente è una lotteria. Il futuro ce l’hanno fregato»; «A voi non capita mai di sentirvi un po’… indefiniti?»; «Curioso, chiudi gli occhi e il mondo scompare!».

In onore di Mafalda. Alla bambina ribelle sono state dedicati un francobollo in Belgio e delle vie a Bruxelles, Gatineau (Quebec) e Angouleme (Francia). L’Argentina è il paese che più la celebra, avendole dato i natali. A Buenos Aires le hanno dedicato una grande mostra, intitolata “El Mundo segundo Mafalda”, una piazza e una statua su una panchina, dove sedere insieme a lei a riflettere. È salita addirittura in cattedra, con una raccolta di dieci volumi (“Mafalda a braccio”) che saranno distribuiti nelle scuole pubbliche e negli istituti di formazione per gli insegnanti di tutta l’Argentina. In Italia, il suo editore (Salani) ha organizzato una mini Expo itinerante in biblioteche, centri culturali e nelle maggiori fiere del libro italiane, oltre a ripubblicare dodici volumi in formato orizzontale e a una riedizione della collezione completa.

I suoi 50 anni di storia. La data precisa della sua prima apparizione in una striscia è 29 settembre 1964, sul settimanale Primera Plana, poi fu subito trasportata su El Mundo, il principale quotidiano argentino. Quattro anni dopo arriva in Italia con un’antologia e nel 1969 viene pubblicata la prima grande raccolta dei suoi fumetti da parte di Bompiani (“Mafalda la contestataria”), con prefazione di Umberto Eco, che la definì non solo un personaggio dei fumetti, ma l’emblema della società argentina degli anni ’70, che rifiuta il mondo così come è. Da lì il successo nazionalpopolare con la striscia quotidiana su Paese Sera.

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Ma al di là di francobolli, statue e mostre, Mafalda sarà sempre una saggia bambina di 6 anni, che vive spettinata e dovrebbe perdere peso. Ma «tutte le cose veramente belle di questa vita spettinano» e lei «odia perdere», anche il peso.

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