La carriera è bella. E poi?

Taribo West che fa il predicatore e i mestieri di altri ex calciatori

Taribo West che fa il predicatore e i mestieri di altri ex calciatori
25 Luglio 2015 ore 13:52

Quante volte ci siamo sentiti dire «con tutti i soldi che hanno guadagnato nella loro carriera possono anche non lavorare più»? La frase, che tradisce una abbondante e comprensibile dose di invidia, è ovviamente rivolta al dorato mondo del pallone, che sembra non risentire della crisi e in molti casi continua a offrire cifre da capogiro a questo o quell’atleta. Le generalizzazioni però sono sempre sbagliate e dunque anche in questo caso: di Cristiano Ronaldo ce n’è uno. E in ogni caso l’attività sportiva di un calciatore termina grossomodo intorno ai 40 anni. E poi?

È la domanda che, su richiesta dell’Associazione Italiana Calciatori, si sono fatti i ricercatori dello Studio Ghiretti ed Associati, società che opera nel campo della comunicazione e del marketing sportivo, per cercare di scoprire cosa succede quando i calciatori appendono le scarpette al chiodo. La ricerca si chiama Fine primo tempo-Analisi sul dopo carriera dei calciatori professionisti e i suoi risultati sono stati presentati mercoledì 22 luglio a Milano. Il lavoro è stato suddiviso in tre parti: inizialmente si è provveduto ad analizzare che fine hanno fatto 2.611 calciatori in attività nella stagione sportiva 1992/1993; nella seconda parte sono stati inviati questionari con domande sul futuro a 499 giocatori attualmente in attività e nell’ultima parte sono state raccolte testimonianze e racconti di calciatori non più in attività sulla loro “seconda vita”.

Qualche dato. Esplicative della ricerca sono le parole di Carlo Nervo, noto fluidificante del Bologna di Ulivieri di fine anni ’90, attualmente sindaco di Solagna, comune in provincia di Vicenza: «Quella del calciatore – dice Nervo – è una vita da privilegiati. Surreale. È un mondo che non rispecchia la realtà. I problemi che le altre persone sono costrette a gestire tutti i giorni non ti sfiorano nemmeno. Diciamo che sono passato dalla vita surreale a quella reale. Ora mi ritrovo a parlare con persone con problemi concreti».

Il primo dato emerso dal lavoro di Studio Ghiretti è che se un calciatore entro 4/5 anni non è riuscito ad inserirsi nel circuito sportivo cambia completamente lavoro: il 61,4% dei giocatori monitorati lavora in settori non legati al calcio, anche se tutti possiedono un attestato di qualifica legato al settore (il 97,5% delle volte è il patentino da allenatore). Al contrario dei calciatori in attività, il 75,8% vorrebbe rimanere nel mondo del pallone, tanto che più della metà non immagina per lui alcuna alternativa all’ambito in cui ci si è “formati”. Tra questi ultimi, più aumenta la categoria di appartenenza e meno ci si pone problemi sul futuro (solo il 32% è preoccupato per il post carriera), ritenendosi probabilmente in grado di gestire l’alto budget conseguito accumulando ricchi ingaggi. Per un Chiellini, uno Stendardo o un Nagatomo che hanno alternato il campo con gli studi, riuscendo a conseguire una laurea, c’è un Bobo Vieri che non ne vuole proprio sentire di rinunciare alla bellavita.

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Le storie. Molti giocatori una volta lasciato il campo da gioco decidono di aprire un’attività propria: Paolo Poggi, bomber di Torino, Udinese e Piacenza, gestisce un Bed&Breakfast nella sua Venezia, Igor Protti, capocannoniere in A, B e C, ha messo su un albergo e agriturismo in Toscana a Riparbella. Ma c’è anche chi inizia già durante il fine carriera un lavoro parallelo. Gennaro Gattuso aveva aperto la sua pescheria e gastronomia ittica quando ancora era un calciatore in atività; Felice Centofanti e Marco del Vecchio sono rimasti nel mondo dello spettacolo; Gianluca Zambrotta costruisce e gestisce dei centri sportivi a Como.

Non sono pochi quelli che hanno tentato la strada dell’imprenditoria. Davide Fontolan, eclettico trequartista di Inter e Bologna, produce vino; Marco Ballotta, vecchietto storico tra i pali di Modena e Lazio, è proprietario di un’azienda che installa impianti di energia geotermica e, nel tempo libero, continua a dilettarsi con il pallone, facendo l’attaccante in una squadra locale. Antonio Benarrivo, Sandro Cois e Andrea Silenzi sono attivi nel ramo edilizio. Ricky Maspero, di cui pochi granata, e ancor meno juventini, si sono dimenticati (centrocampista del Toro, fece la buca sul dischetto dal quale Marcelo Salas sparò in orbita un pallone nel più incredibile derby della Mole degli ultimi anni), fa l’imprenditore e conduce un’azienda del Lodigiano che si occupa di sicurezza sul lavoro e sistemi anticaduta. Curiosa è invece la vicenda di Fabio Macellari, terzinaccio del Cagliari di fine anni ’90 e passato in orbita Inter come un possibile campione. Il suo attuale impegno si districa tra il campo di allenamento dei pulcini del paese in cui vive in provincia di Piacenza, la segheria di famiglia, dove fa il taglialegna, e i pub della zona, nei quali si esibisce con il suo gruppo di musica leggera. Ancora: Gigi Lentini, uno dei più grandi “possibili” talenti italiani degli anni ’90 tra Milan e Torino, dopo il grave incidente in auto che ne mise a rischio la vita non riuscì più a esprimersi al meglio sul campo di gioco. Oggi vive a Carmagnola e assieme ad alcuni amici gestisce una sala da biliardo.

Tra i casi più strani c’è la vicenda umana di Taribo West, difensore centrale nigeriano dell’Inter di Simoni. Famosa di West, oltre alla “rivelazione divina” avuta prima di una partita, non presa in considerazione da mister Lippi, resta l’attività intrapresa una volta terminata la carriera: il nigeriano divenne pastore pentecostale di una chiesa propria che chiamò “Shelter from the Storm” (rifugio dalla tempesta), dove accoglie prostitute ed immigrati.

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