La giornata che non t'aspetti

The André canta come Fabrizio Ma i testi sono hit del filone trap

The André canta come Fabrizio Ma i testi sono hit del filone trap
31 Maggio 2019 ore 10:30

La partenza sarà “alla francese”: al via ci si muove in piccoli gruppi con un massimo di dieci componenti, che si muovono con intervalli di tempo di alcuni minuti. Una corsa fuori dagli schemi la Coppa Asteria, organizzata da La Popolare Ciclistica col supporto di Edonè Bergamo. Che torna sabato 1 giugno. E all’arrivo, festa e concerti in serata, dj-set, «birracce calde sgasate, come da tradizione, grande prato verde per giocare a “piedi nudi nel parco”, fare la pace e fare l’amore», scrivono gli organizzatori.

 

 

Si parte tra le 8.30 e le 9.30. È una non competitiva, ma la distanza è cosa seria: 130 chilometri, con 2.800 metri di dislivello positivo. In strada anche un omaggio agli anni ‘80 con Stranger Bikes e addirittura le Saltafoss. Alle 17.30 il Teatro dei burattini Onofrio propone “Il Vendicatore – Simone Pianetti”: racconta la storia dell’uomo che il 13 luglio 1914, in Val Brembana, uccise sette persone, cioè il medico, il parroco, un giudice di pace, un messo, il segretario comunale e sua figlia, una vecchia contadina.

 

 

Alle 21, dopo l’apertura di Trevisan, ecco The André: il cantautore senza volto traslittera il mondo dell’indie e della trap. È salito alla ribalta grazie alle straordinarie versioni di cover d’autore, in cui omaggia il grande Faber (la voce è identica) immaginando come si sarebbe cimentato ai giorni nostri cantando i testi del filone trap. Un’operazione che è piaciuta anche alla moglie di De Andrè, Dori Ghezzi: «È bravissimo e intelligente. Ha avuto un’ottima intuizione e la sta esprimendo splendidamente. La sua voce è molto simile a quella di Fabrizio e trovo interessante l’operazione che aiuta a focalizzare meglio i valori espressi nei testi trap, creando anche momenti ironici di smitizzazione, ma sempre molto rispettosi».

 

 

The André ha anche un disco al suo attivo, “Themagogia – Tradurre, tradire, trappare”. «Se la demagogia lusinga le irrealizzabili aspirazioni delle masse, la Themagogia compie l’identica operazione in terreno musicale accarezzando le fantasie di chi vorrebbe rediviva la nostra tradizione cantautoriale più valida e di chi vuole giustificare la sua indulgenza verso la musica contemporanea – commenta -. Si dice che tradurre è sempre un po’ tradire. Ogni pezzo tradotto qui è un doppio tradimento: verso chi lo ha scritto e verso chi lo canterebbe».

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