Missionari e dintorni

Tonelli, il gandinese che in Perù è costruttore di chiese e di pace

Tonelli, il gandinese che in Perù è costruttore di chiese e di pace
10 Novembre 2017 ore 05:30

No, non è il Raimondi che molti bergamaschi conoscono e stimano per la carriera da calciatore nelle file dell’Atalanta. Antonio Raimondi è un milanese nato nel 1826, che dopo aver partecipato nel 1848 alla Cinque Giornate di Milano intraprese l’esplorazione del Sudamerica. Un geografo poco noto in Italia (nemo propheta in patria) ma molto apprezzato in Perù, al punto che a lui è dedicata un’intera provincia (che si chiama appunto provincia Antonio Raimondi), una delle venti che formano il Dipartimento di Ancash.

 

Antonio Raimondi

 

Costruttore di chiese e di pace. La capitale è Llamellin e oltre un secolo dopo c’è un altro italiano, questa volta bergamasco come il calciatore, che dall’altra parte del mondo è unanimemente apprezzato come costruttore di chiese e – aggiungiamo noi – di pace. Silvio, 54 anni originario di Gandino, vive a Llamellin, nella parrocchia allestita dall’Operazione Mato Grosso, a oltre 3mila metri di quota. Dopo gli studi da geometra, Silvio negli anni si è dedicato in particolare ai cantieri edili, a cominciare da quello del Centro Pastorale e della relativa Infermeria Llamellin. Per farlo ha formato una squadra di giovani muratori locali, che hanno costituito una piccola cooperativa dedita alla costruzione di strutture civili.

L’Operazione Mato Grosso. La sua vita da missionario laico in Perù è ormai maggiorenne: Silvio Tonelli vive infatti fra le Ande dal 1999. Diciotto anni spesi nell’ambito dell’Operazione Mato Grosso, mettendo a disposizione delle comunità locali e dei giovani le proprie competenze e, soprattutto, il suo cuore, enorme come le mani che usa sui cantieri e che molti hanno stretto la scorsa estate in occasione del suo rientro in Italia. L’Operazione Mato Grosso è un movimento che opera attraverso il lavoro gratuito in favore dei più poveri. In Italia realizza campi di lavoro che vedono molti giovani, che spesso collaborano per piccoli lavori di manutenzione con molti comuni della Bergamasca. Le attività delle diverse missioni in Perù, Ecuador, Brasile, Bolivia sono sostenute proprio grazie ai campi di lavoro, alle attività dei gruppi adulti ed alla carità di gente generosa.

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Le sfide e i cantieri aperti. Nei primi anni Silvio ha seguito l’Oratorio delle Ande, un’attività itinerante che ha generato scuole di taglio e cucito per le ragazze, oppure di alta falegnameria per i ragazzi. La competenza dei muratori delle Ande guidati da Silvio ha portato a costruire negli anni la nuova chiesa di Pinra, un villaggio disperso raggiungibile con cinque ore di jeep. Non certo una cappelletta: a Pinra è nata una struttura di 32 metri per 10, alta 5, con due campanili frontali di 11 metri di altezza. Poi sono arrivate le sfide legate alla chiesa del villaggio di Aczo e quella di Yauya, fortemente voluta da padre Giorgio Nonni (morto nel 2015) anima dell’Operazione Mato Grosso insieme a Padre Ugo De Censi, che ne è il fondatore. «Si tratta di cantieri non facili – sottolinea Silvio – dato che la disponibilità di materiali, attrezzature e fondi è limitata. Le comunità locali apprezzano le nostre competenze e tutto diventa motivo per creare un dialogo concreto, fattivo e continuo, nel quale condividiamo valori forti e veri, misurandoci quotidianamente con la Divina Provvidenza».

Il Centro Mamma Mia e un fuoristrada. Da qualche mese l’impegno di Silvio è centrato su un nuovo centro sociale, denominato Mamma Mia, che sta crescendo alla periferia di Chimbote. «È una città che ha avuto un’esplosione demografica incredibile – spiega Silvio – e migliaia di persone si trovano a vivere in baracche costruite lungo la strada Panamericana o in periferia. Non esiste un’efficace dotazione urbanistica e i servizi minimi non sono garantiti. Il Centro Mamma Mia vuole essere un punto di riferimento ed aggregazione ed in particolare lavoriamo ad una mensa che possa servire mille persone, di cui almeno 500 bambini».

 

 

Il Gruppo Missionario di Gandino ha deciso di dedicare le attività del nuovo anno pastorale 2017-2018 proprio all’attività di Silvio Tonelli, per corrispondere a una necessità concreta sempre più urgente: la disponibilità di un mezzo fuoristrada. «Al mio ritorno in Perù – scrive Silvio – ho incontrato Padre Ugo, che alla bellezza di novantatré anni ha ancora forza, lucidità e determinazione incredibili. Mi ha chiesto di seguire con i ragazzi del mio gruppo la costruzione oltre che della mensa del Centro Mamma Mia, anche una casa anziani, due case famiglia per una trentina di ragazzi abbandonati ed un cinquantina di case per chi vive a Chimbote. Le opere non sono tutte nello stesso luogo, ma distanti da 4 a 8 ore fra loro. È necessario un minimo mezzo di collegamento, una jeep anche non nuova che cercheremo di reperire, per evitare di muoversi con camion o bus che impiegano giorni per tragitti di poche ore».

Sono grandi le opere da realizzare, come lo sono le mani di Silvio. E perché no, anche il cuore di molti di qua dell’Oceano: un cuore… che faccia provincia.

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