In Italia e nel resto del mondo

Tutte le città dov’è vietato morire

Tutte le città dov’è vietato morire
02 Ottobre 2015 ore 11:24

Era l’inizio di agosto, quando il sindaco di Sellia, Davide Zicchinella, aveva emanato un’ordinanza che vietava ai suoi concittadini di ammalarsi (vedi qui). Il divieto è meno strano di quanto possa sembrare: il comune calabrese in provincia di Catanzaro, infatti, ha soltanto 530 abitanti e la maggior parte di questi ha più di sessantacinque anni. Il sindaco ha incoraggiato Sellia a curarsi e a sottoporsi regolarmente a cure mediche. Ha perciò predisposto una serie di servizi e di agevolazioni, introducendo pure una multa di dieci euro per coloro che si rifiutano di andare negli ambulatori. Zicchinella, che è un pediatra, ha affermato: «Per legge, non posso vietare di morire. Non puoi ordinare qualcosa che è impossibile. Ma la mia intenzione è quella di combattere la morte». L’Ordinanza numero 11 (quella che, appunto, vieterebbe di ammalarsi) non è affatto uno scherzo o uno stratagemma per attirare l’attenzione dei giornali. Al contrario, corrisponde a un programma molto serio di lotta contro la desertificazione demografica. Sellia, tuttavia, non è l’unico paese che ha deciso di adottare misure estreme per mantenere in salute (e in vita) i suoi ultimi abitanti. Anche Cugnaux e Sarpourenx in Francia, Biritiba Mirim in Brasile, Lanjaron in Spagna e, per tornare in Italia, Falciano del Massico, in provincia di Caserta, hanno emesso delle ordinanze simili a quelle del centro calabrese. Ma in questi ultimi casi il problema da risolvere era quello del cimitero locale, sempre più affollato e con pochissimo spazio per accogliere i nuovi “inquilini”.

 

In Francia

Nel 2007 Cugnaux, paese francese vicino a Tolosa, aveva una questione piuttosto difficile da risolvere. Philippe Guérin, che al tempo era sindaco della cittadina, intendeva costruire un nuovo cimitero vicino al campo di volo locale, ma la prefettura bocciò la sua proposta. La decisione delle autorità lasciò esterefatto Guérin, perché sapeva che era stato approvato un progetto di costruzione di un supermercato proprio nell’area circostante il campo d’aviazione. «Ho parlato con molte persone. Ho cercato di prendere un appuntamento con il prefetto. Ho inviato una lettera al ministro dell’Interno. Senza alcun successo. Eravamo frustrati e ci siamo detti. “Va bene, dal momento che è assolutamente stupido autorizzare un supermercato, ma non un cimitero, dobbiamo impedire alle persone di morire”». Insomma, una decisione senza senso porta a un’altra decisione quanto meno paradossale. Quando il sindaco Guérin e i suoi assessori finirono di stendere il progetto di legge, ne presentarono una copia ai media. Ovviamente la nuova misura fu dichiarata illegale, tuttavia il sindaco ottenne ciò che voleva: «Abbiamo accolto giornalisti dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Spagna, dall’Italia, Dal Belgio. Ho fatto anche un’intervista per una televisione giapponese. Dopo tre mesi, ho ricevuto una lettera dal prefetto. Aveva autorizzato il cimitero». La pressione mediatica aveva sortito l’effetto sperato.

Anche a Sarpourenx, un paesino nei Pirenei francesi, l’amministrazione comunale ha affrontato la questione del sovraffollamento cimiteriale. Nel 2008 l’allora sindaco Gerard Lalanne affisse nella bacheca del municipio un avviso inconsueto: dal momento che un tribunale aveva vietato l’esproprio di un terreno agricolo necessario per ampliare l’area del cimitero, il primo cittadino si era visto costretto a vietare agli abitanti di Sarpourenx di morire sul territorio del comune, a meno che non avessero prenotato in anticipo un loculo del camposanto. Lalanne aveva poi aggiunto: «La prima persona che muore nel comune la invierò al rappresentante dello Stato del dipartimento…». Ai suoi cittadini disse invece di pregare i loro santi per non morire.

 

In Brasile e in Spagna

A Biritiba Mirim, città del Brasile vicino a San Paolo, il motivo principale del divieto comunale riguarda più da vicino le condizioni igienico-sanitarie dei 28mila abitanti, piuttosto restii a prendersi cura della loro salute. La maggiore vulnerabilità alla morte ha avuto infatti delle ricadute pesanti sul cimitero, che nel 2005 era già al completo. La situazione era talmente complicata che venti persone decedute durante quell’anno sono state costrette a condividere una cripta, mentre altri sono stati sepolti sotto le passerelle di passaggio.

Dalla cittadina paulista al centro andaluso di Lanjarón, in Spagna, lo scenario non cambia. Nel 1999 i quattromila abitanti del paese dovettero rimanere in buona salute, almeno finché il sindaco non fosse riuscito a trovare i permessi per ampliare il cimitero locale.

 

In Italia

Il 5 marzo 2012 a Falciano del Massico fu stato fatto «divieto ai cittadini residenti, o comunque di passaggio, di oltrepassare il confine della vita terrena per andare nell’aldilà». I cittadini accolsero molto bene l’ordinanza del sindaco Giulio Cesare Fava, cardiologo di professione. Il problema di Falciano era che non esisteva un cimitero, o meglio, c’era, ma era del comune vicino, Carinola. Il sindaco spiegò che «l’errore era stato fatto quando chi aveva eseguito la divisione del territorio non si era accorto che doveva includere anche una parte del cimitero. Il primo progetto [per un cimitero] redatto dalle precedenti amministrazioni costava circa 14 miliardi delle vecchie lire, troppo per una comunità piccola come la nostra». Il progetto risaliva al 1993, ma da allora non era cambiato niente. Tre anni fa, dunque, Fava decise di iniziare a costruire un cimitero nuovo, ma prese alcune precauzioni, ordinando ai suoi concittadini di non morire. I cittadini appoggiarono fin da subito l’iniziativa del sindaco: l’emergenza c’era e si sentiva. Alcuni proprietari terrieri gli avevano persino offerto i loro suoli per la costruzione del camposanto.

 

Anche in Norvegia

Le situazioni fin qui considerate presentano delle forti analogie, nonostante si riferiscano a diversi Paesi del mondo. Un caso parzialmente diverso è invece quello offerto dalla città norvegese di Longyearbyen, che è anche il più grande insediamento nell’arcipelago artico delle Svalbard. Il municipio cerca di impedire, o di dilazionare il più possibile, le morti naturali, da quando ha scoperto che i corpi del camposanto non si decompongono a causa del permafrost. Per questo motivo, dal 1930 non ci sono state più sepolture nel cimitero locale. Le persone che sono gravemente ammalate sono subito trasportate sulla terraferma con l’aereo o la nave, ma anche chi non fa in tempo a lasciare l’isola prima di separarsi dalla vita viene portato via, per essere sepolto dove il terreno permette la decomposizione. E un riposo in santa pace.

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