Di nuovo primo posto

Tutte le esultanze di “Vale de Oro”

Tutte le esultanze di “Vale de Oro”
20 Aprile 2015 ore 12:10

 

«Ho visto Maradona, ho visto Maradona. Eh, mammà, innamorato son!»: un coro che Napoli conosce a menadito e che ieri è diventato il coro di tutta Italia. Perché il Pibe de Oro ha preso le sembianze del Peter Pan della pedalina, dello “scarico de oro”, del leggendario Valentino Rossi. A 36 anni, sul gradino più alto del podio dopo il Gran Premio d’Argentina, con la maglia di Maradona a far sognare il mondo. Secondo primo posto in tre gare, terzo podio su tre, mentre attorno a lui sfrecciano ragazzetti che lo guardano come fosse un extraterrestre, cercando di capire come caspita sia possibile che quel signore sia ancora in cima, sopra tutto e sopra tutti. Che in un carena contro carena con il fuoriclasse 2.0 Marc Marquez sia ancora lui ad aver la meglio, a sbandare e derapare restando su, in precario equilibrio, dopo aver accarezzato col ginocchio un asfalto cocente mentre il contachilometri saliva ben oltre i 300 all’ora. La risposta, in realtà, è semplice: è il migliore. È il Maradona delle due ruote. Anzi, no, di più. Perché Vale non s’è sporcato, perché Vale non s’è arreso, perché Vale non ha mollato.

 

 

Vinceva sempre, gongolava, si faceva beffa degli avversari con il fare da smargiasso. Ma era giovane e con quella faccia un po’ così, con quella parlata un po’ così, gli si perdonava tutto. Era semplicemente un ragazzetto che faceva ciò per cui era nato e che si divertiva da morire a farlo. Noi con lui. Poi è cresciuto, è maturato, è diventato uomo. Ha continuato a vincere, fino a quando anche per lui è arrivata la sera. Ha smesso di vincere, s’è visto passare davanti motociclisti bravi, più giovani, con più futuro (dicevano). Ha visto morire, in quel dannato ottobre 2011, il pischello che si era preso sotto la sua ala: matto come lui, talentuoso come lui. Ha pensato di salutare, di andare in Formula 1, sapendo che avrebbe fallito come Michael Jordan fallì nel baseball. Perché uno mica nasce con tanti talenti. Ci ripensa, decide che lo deve al Sic. Passa tre anni in quella sera su due ruote, che a uno che quando parla e sorride porta il sole proprio non si addice. Modifica il suo stile, già immenso ma un po’ vintage; suda ogni giorno in palestra; impara da ragazzi per cui lui è stato un mito e un maestro. E poi torna: Misano, settembre 2014, sul podio più alto c’è ancora lui, il 46 giallo, il Dottore, Valentino Rossi. Le braccia al cielo, dove Sic sta esultando con lui. Da Sepang a Misano, un ciclo che si chiude. E Vale torna alla luce del sole, torna ad esultare come ha sempre fatto, con ironia e sagacia.

Era il 1996 quando Vale entrò nel circus delle due ruote, categoria 125. 19 anni, 9 titoli mondiali in 4 cilindrate diverse, più di 100 corse vinte e quasi 200 podi dopo, Rossi sa farci saltare ancora tutti sul divano, pronti alla prossima gag, alla prossima esultanza stupendamente originale. Oggi Maradona e il coro per il Pibe (che ringrazia, onorato), ieri la bambola gonfiabile: una carriera da rivivere con il sorriso sulle labbra. Consapevoli che tra qualche mese saremo ancora qua a glorificare un fuoriclasse, delle moto e dell’ironia.

 

GP D’ITALIA, 1997: LA BAMBOLA GONFIABILE

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Vale Rossi era solo un ragazzetto di indiscusso talento, ma nulla più. Iniziava però a farsi conoscere, seppur in Italia “motocicletta” era sinonimo di Max Biaggi, il centauro romano che vinceva ed appassionava. Così diversi, Vale e Max non si sono mai amati. Biaggi era uno a cui piaceva farsi notare: allora si vociferava che avesse una relazione con Naomi Campbell e lui promise che un giorno avrebbe fatto un giro di pista con la bellissima modella. Vale, dal canto suo, era un ragazzino di Tavullia, amante dei motori tanto quanto della sottile arte della presa in giro. E così, quando tagliò il traguardo davanti a tutti nel GP d’Italia della categoria 125 nel 1997, il giro di pista lo fece al fianco di una bambola gonfiabile, con sopra scritto “Claudia Schiffer”. Genio.

 

GP DI CATALUNYA, 1998: IL POLLO OSVALDO

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Quell’anno è il primo di Vale in 250. Davanti a lui, a fine Mondiale, si impone un certo Loris Capirossi, ma il ragazzino di Tavullia è l’indolo indiscusso delle masse, vincendo 5 gare e chiudendo sul podio altre 4 volte. A Barcellona, Rossi vince dopo una gara meravigliosa e, durante il giro d’onore, carica in sella anche un grande pollo, di nome Osvaldo. I giornalisti impazziscono: perché questa esultanza? Vale spiega che è una trovata pubblicitaria per un suo nuovo sponsor, una polleria di Tavullia. I giorni successivi, il piccolo Comune fu letteralmente preso d’assalto da giornalisti di tutto il mondo, alla ricerca della fantomatica polleria. Fantomatica, già, perché non esisteva nessuna polleria. Semplicemente Vale aveva voluto divertirsi anche una volta sceso dalla moto.

 

GP DEL MUGELLO, 2002: MULTA PER ECCESSO DI VELOCITA’

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Il 2002 è il suo terzo anno in Honda, il primo in MotoGP dopo aver corso nel 2000 e nel 2001 nella vecchia categoria 500. A fine stagione Vale diventerà, per la quarta volta in carriera, Campione del Mondo. E dopo il GP del Mugello, vinto a mani basse, va in scena una delle migliori scenette mai ideate dal 46 giallo: dopo aver tagliato il traguardo, dei vigili urbani con tanto di paletta e divisa d’ordinanza, fermano Vale e si trovano costretti e multarlo. Il motivo? Chiaro, eccesso di velocità. In quel periodo era montata una polemica sul fatto che, secondo alcuni rivali, i successi di Vale fossero frutto della maggior potenza della sua Honda piuttosto che del suo talento.

 

GP DELLA REPUBBLICA CECA, 2003: CONDANNATO A VINCERE

condannato a vincere

A sorpresa, Vale arriva al GP della Repubblica Ceca del 17 agosto 2003 in “crisi”: da quattro gare, infatti, non vinceva e i giornali parlavano di evidenti difficoltà. E quale miglior modo di rispondere alle critiche se non vincendo? Vale lo fa, con la sua solita immensa classe e, a fine gara, viene circondato dai suoi amici del fan club di Tavullia, vestiti da carcerati. A Vale vengono messe le catene ai piedi, un piccone e viene “condannato” ai lavori forzati. Dirà semplicemente: «Che ci volete fare, ero condannato a vincere». A fine stagione sarà nuovamente campione iridato.

 

GP DELLA MALESIA, 2005: ROSSI E I 7 NANI

vale biancaneve e i sette nani

Il mito diventa leggenda: in questa stagione, la sua seconda in Yamaha, Vale conquista il suo settimo titolo iridato nel Gran Premio di Sepang, Malesia. Un titolo frutto di 11 vittorie su 17 gare, 16 podi complessivi e due terzi posti. Quando, quel 25 settembre, taglia il traguardo davanti a tutti, è Campione del Mondo in anticipo di ben 4 gare. Ad attenderlo i soliti amici di sempre, vestiti questa volta da Biancaneve e i 7 nani: un nano per ogni campionato del mondo vinto.

 

GP DEL GIAPPONE, 2008: SCUSATE IL RITARDO

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Il 2006 e il 2007, sempre in sella alla Yamaha, sono un periodo difficile per Vale, che per la prima volta deve fare i conti con una nuova generazione di talenti delle due ruote pronta a soffiargli gare e titoli. Nel 2008, dopo un avvio complicato, sale però in cattedra e non ce ne sarà per nessuno: a Motegi, Giappone, il 28 settembre conquista il suo ottavo titolo iridato con tre Gran Premi di anticipo. A differenza che in passato, l’esultanza è molto più emotiva, meno costruita e decisamente più liberatoria: il pesarese, commosso, abbraccia tutti e si infila sopra la tuta una semplice maglietta. “Scusate il ritardo”. Inutile dire che nessuno se l’è presa per i due anni di pausa mondiale.

Nel 2009 conquistò il suo nono, e al momento ultimo, titolo mondiale. Purtroppo, gli anni successivi, sono stati avari di soddisfazioni e, di conseguenza, di gag. Vale è bollito, dicono; Vale è vecchio, concordano. Forse, semplicemente, Vale è cambiato: il ragazzino sopra le righe e sempre pronto allo scherzo ha lasciato spazio a un uomo felice e un atleta maturo, consapevole dei propri limiti e del proprio talento. Per questo non ha mai mollato, anche nei momenti più duri: sapeva che prima o poi sarebbe tornato in alto. Sempre sol sorriso, sempre superiore a tutto e a tutti, sempre unico e inimitabile. Semplicemente Vale.

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