Soddisfazione in Comune

Tutte le risposte a tutte le domande sulla vendita dello stadio alla Dea

Tutte le risposte a tutte le domande sulla vendita dello stadio alla Dea
11 Maggio 2017 ore 07:30

Con la vendita all’Atalanta dello stadio Atleti Azzurri d’Italia, in quel di Palazzo Frizzoni si è chiuso un periodo particolare. Il Comune di Bergamo è pienamente soddisfatto dell’esito, visto che ha incassato anche più del previsto, e l’iter che era stato descritto nel bando non subirà nessuna variazione. L’assessore alla Riqualificazione urbana Francesco Valesini ha incontrato la stampa dopo la seduta pubblica di aggiudicazione dell’impianto Comunale e i chiarimenti che sono emersi sono decisivi anche per la valutazione degli scenari futuri: il ricorso dell’Albinoleffe, considerando anche il fatto che i seriani non sono stati ammessi alla presentazione dell’offerta avendo posto condizioni inaccettabili, perde tantissimo potere e non spaventa poi più di tanto.

 

Chi si è aggiudicato lo stadio. «Lo stadio di Bergamo – ha raccontato Valesini – è stato assegnato alla società Stadio Atalanta, realtà credo appositamente formata per questo scopo ma che in tutto e per tutto è riconducibile ad Atalanta Bergamasca Calcio. Ha presentato un’offerta del dieci per cento più alta rispetto alla base d’asta: il totale arriva dunque a 8,6 milioni di euro. Questo dimostra quanto è stata efficace la procedura che abbiamo messo in campo. L’attesa era molto alta e l’esito è stato positivo. L’offerta presentata dall’Albinoleffe, invece, è stata esclusa per diverse ragioni e la condizione principale che andava contro le regole esplicitate nel bando stesso è il fatto che nel loro progetto lo stadio ristrutturato sarebbe stato al massimo da diecimila posti. Parliamo di un impianto che ha una capienza di circa 25 mila appassionati dichiarati in tutti i documenti ufficiali. Per questo la società seriana non è stata ammessa all’apertura della busta».

La soddisfazione del Comune. «Il risultato è per noi importante, abbiamo scelto di fare questo bando per mantenere lo stadio in città senza contropartite in metri quadrati commerciali a compensazione esagerate, come avviene invece in altre città per altri stadi e come era stato proposto nei precedenti progetti: ci sono state proposte in cui si arrivava addirittura a prevedere 55mila metri di commerciale (il riferimento è alla cittadella dello sport, ndr), nonostante l’opposizione tenda a rimuovere questo fatto. Noi crediamo che Bergamo non possa sopportare un certo tipo di soluzione e quindi abbiamo optato per la riqualificazione dell’area attuale, che contiene appena duemila metri di superficie commerciale a compensazione».

Cosa accade ora. «Entro novanta giorni si dovrà sottoscrivere il contratto di cessione dello stadio. Quel giorno dovrà essere versato l’intero importo di 8,6 milioni di euro, meno i due milioni circa di lavori che sono da riconoscere all’Atalanta per le migliorie apportate all’impianto nel 2015. Oltre a questo, sarà da consegnare anche una fideiussione di un milione di euro già prevista dal bando a garanzia della presentazione del progetto attuativo, che dovrà essere presentato entro sei mesi da oggi. Confidiamo comunque che la sottoscrizione dei contratto possa avvenire anche in anticipo. Poi, dopo l’approvazione del Comune, partiranno i sei anni per il completamento degli interventi».

Quando iniziano i lavori. «L’iter burocratico può completarsi nel giro 10-12 mesi: nei prossimi sei ci aspettiamo la proposta dell’Atalanta senza particolari problemi visto che le conformità del bando sono note. A quel punto, in quattro o cinque mesi il Comune potrebbe chiudere la sua valutazione e da quel momento potranno partire i lavori che dovranno anche considerare le particolarità del bene in oggetto e le gare di campionato che si disputeranno».

L’eccezione sollevata da Atalanta. «La dirigente che ha aperto ed esaminato i documenti ha voluto controllare tutto al meglio per evitare errori. L’Atalanta ha inserito in offerta la riserva per un ricorso al bando in base ad altri ricorsi pendenti. La dirigente ha valutato e dopo tutte le verifiche interne abbiamo giudicato come quasi superflua quella specifica e non è stata ritenuta in alcun modo problematica».

Dal punto di vista legale cosa può accadere. «Non c’è nulla che ci preoccupa particolarmente, siamo sereni e sicuri del lavoro fatto in questi mesi insieme a tutti gli uffici. Eravamo consapevoli degli scenari a cui ci siamo trovati di fronte. Noi conosciamo molto bene il rapporto problematico tra i presidenti di Atalanta e Albinoleffe. Non avendo richiesto la sospensiva, credo che la mossa del presidente Andreoletti sia più pensata per il futuro rapporto da inquilino che per il bando stesso. Io mi auguro che si possa trovare una soluzione senza arrivare a giudizio davanti ad un tribunale, non ci sono slittamenti di lavori e pur non avendo ricevuto nessuna notifica né sospensiva tutto procederà come da contenuto del bando».

Perché il ricorso al Tar non preoccupa. «Sull’eventuale pronunciamento del Tar riguardante il ricorso dell’Albinoleffe, ripeto, siamo sereni, perché sappiamo come è composto il bando. Mi pare di capire che si parli della legge sugli stadi ma è bene sottolineare una cosa: c’era la possibilità, non un obbligo, di applicare la legge 147 del 2013 che permetteva di fare studi di fattibilità, ma in questi casi è praticamente certo che nelle proposte siano inseriti anche parecchi metri di superfici profittevoli che tengano in piedi il piano economico del proponente. Il Comune ha scelto un’altra strada, cioè quella della riqualificazione, e siccome la legge non parla di obbligo ma di possibilità siamo sereni. Abbiamo ragioni molto forti».

 

 

Avalon e i rapporti con l’Atalanta. «Il Comune ha fatto una gara di evidenza pubblica con quattro società che hanno partecipato, Avalon ha avuto l’incarico perché ha proposto la migliore offerta e in merito alla polemica su collegamenti tra la società e l’Atalanta mi par di capire che si tratti di uno dei cinque soci che nel 1991, all’età di vent’anni, ricevette in dono da un familiare cento azioni dell’Atalanta a fronte di un totale complessivo di 168 milioni di azioni. Parliamo di 2,90 euro, lo 0,00006 per cento. Mi sembra una questione davvero di poco conto. Noi, quando il sindaco Tentorio aveva lavorato al progetto del parco dello sport, non abbiamo sollevato nessuna questione nonostante lo stesso Tentorio possieda alcune azioni dell’Atalanta e suo padre è stato in passato anche dirigente della società nerazzurra: non ho sentito nessuno parlare di conflitto d’interessi quando sul tavolo sono finiti 55 mila metri di commerciale al posto di una zona agricola. Ma non voglio metterla su questo piano, parliamo davvero di qualcosa di ridicolo. Siamo davanti alla soluzione di un problema che c’è da decenni, mi sembra di vedere un gran fumo e basta. Stesso discorso per la lettera della Lega, siamo rimasti sorpresi, ci pare una strumentalizzazione politica».

Bergamo, un esempio per gli altri. «Credo che tutti aspettassero la conclusione di oggi per valutare la correttezza o meno di questa procedura. Siamo stati apripista, difficile si possa replicare ovunque il nostro schema sia per come sono fatte le città che per la convivenza che abbiamo qui. Non dimentichiamo anche il risvolto economico: oltre all’aggiudicazione, ci sono anche almeno quattro milioni di euro di oneri comunali e l’incasso sarà immediato. L’Udinese, i 4,5 milioni di euro che pagherà al Comune li verserà in 99 anni. Quindi 45 mila euro l’anno. Il prezzo dello stadio di Bergamo lo riteniamo congruo, è un bene venduto senza contropartite fuori dall’impianto e lo dico anche in base ad un’altra valutazione: nel 2010, quando venne approvato il Pgt, il Comune pensava di realizzare lo stadio alla Grumellina e in quegli anni 16.500 metri quadrati vennero valutati circa 17 milioni di euro. Oggi ne abbiamo duemila che venderemo a 8,6 milioni: i conti tornano».

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