Uno è Amatrice

Tutti i luoghi da salvare nel mondo secondo il World Monument Fund

Tutti i luoghi da salvare nel mondo secondo il World Monument Fund
05 Dicembre 2017 ore 09:15

Fondato nel 1965, il World Monument Fund è un’organizzazione non profit con sede a New York e uffici in tutto il mondo, il cui scopo è di preservare siti storici o con rilevanza storico-culturale. Per farlo il WMF lavora in collaborazione con associazioni locali, offrendo anche borse di studio, attività di promozione, fondi per l’educazione e l’addestramento di esperti.

La lista. Dal 1996, ogni due anni il WMF stila una lista di luoghi a rischio, suddivisi in sei categorie: conflitto, disastri naturali, movimenti sociali, cambiamenti climatici, siti moderni e ambienti culturali. Scopo della lista è quello di riportare l’attenzione verso queste zone a rischio, per favorire anche interventi da parte di amministrazioni e organizzazioni locali. Gli interventi di salvaguardia promossi dal WMF sono stati del valore di 100 milioni di euro, finanziati in buona parte anche da American Express, principale partner dell’organizzazione.

 

 

C’è anche Amatrice. Quest’anno, tra i 25 siti inseriti nella lista del WMF, c’è anche la città di Amatrice, colpita dal terremoto che il 24 agosto 2016 che provocò la morte di 299 persone e danni per più di 20 miliardi di euro. Non è la prima volta che le bellezze nostrane vengono segnalate dal World Monument Fund tra i luoghi in pericolo. Già Pitigliano, Sorano, Manciano e Civita di Bagnoregio (le “città del tufo” dell’Italia centrale), la fortezza torinese di Fenestrelle, la Domus Aurea romana, Pompei, l’Aquila (dopo il sisma del 2009) sono state inserite in precedenti listi, beneficiando anche dei finanziamenti che l’organizzazione ha messo a disposizione. Quest’anno Amatrice è stata inserita nella sezione “disastri naturali”, assieme ad alcune zone dei Caraibi, i paesi del Golfo e il Messico, recentemente colpiti da uragani e terremoti.

I luoghi da salvare. Tra i siti a rischio a causa di conflitti, invece, figurano il suq di Aleppo (Siria) il minareto di Mosul (Iraq), la città vecchia di Ta’izz (Yemen) e la zona nigeriana di Sukur, minacciata dalle azioni dell’organizzazione terroristica Boko Haram. Un’altra categoria è quella dei siti dove sono nati o sviluppati movimenti sociali, come una serie di case, chiese e centri di comunità in Alabama, paese con una triste tradizione di discriminazione razziale, dove sono avvenute molte manifestazioni per il Movimento dei Diritti Civili. Nell’ambito della sezione relativa ai cambiamenti climatici sono stati segnalati un trio di moli storici a Blackpool, meta di vacanze estive in Inghilterra, danneggiata dall’innalzamento del livello del male. Di proprietà privata, questi siti non sono eleggibili per ricevere finanziamenti pubblici.

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Sezione a parte e quella delle aree a rischio perché moderne, delle quali non viene ancora apprezzato il valore culturale e che spesso non possono beneficiare, per la loro “giovane età” nell’ambito della tutela del patrimonio artistico. Tra queste alcuni edifici di Delhi dall’architettura moderna indiane, come la Hall of Nations costruita dopo l’indipendenza del 1947, oppure il Kagawa Prefectural Gymnasium in Giappone e il Sirius Building di Sydney, in Australia.

Nell’ambito dei paesaggi culturali sono elencati degli ambienti rurali che stanno affrontando le sfide dell’avanzamento dell’età dei residenti e lo spopolamento. Tra i luoghi segnalati in questa sezione ci sono le Tebaida Leonesa, comunità rurali spagnole che stanno cercando di mantenere il loro la loro identità di fronte al boom turistico, l’ultima ferrovia rurale di passeggeri rimasta in Cile, recentemente minacciata dagli incendi nel paese, e le Matobo Hills in Zimbabwe, un’area di colline granitiche minacciata dalla deforestazione e dal rischio incendi.

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