I suoi consigli: «Così ci si rialza»

Una chiacchierata con Makinwa che fa il procuratore (non il sindaco)

Una chiacchierata con Makinwa che fa il procuratore (non il sindaco)
Personaggi 10 Marzo 2016 ore 02:45

Con la maglia dell’Atalanta ha giocato solo 17 partite, ha segnato 6 reti e dopo appena mezzo campionato è stato venduto al Palermo. Nella Lazio sono 56 le sue presenze con appena 3 reti all’attivo. Ha cambiato 15 maglie in carriera e al termine della scorsa stagione ha appeso le scarpe al chiodo, forse senza aver lasciato del tutto un segno indelebile nel calcio che conta. Eppure per Bergamo Stephen Makinwa è stato uno dei protagonisti indiscussi della stagione 2004/2005, un campionato dal finale strano: la squadra scese in Serie B nonostante una rincorsa incredibile, ma per i ragazzi di Delio Rossi ci furono tantissimi applausi da parte del pubblico nerazzurro. E il ragazzo nigeriano entrò nel cuore della gente, pure invocato con ironia come “sindaco” allo stadio, ai tempi della giunta Bruni.

In questo momento di grande difficoltà della Dea, Makinwa ha qualche consiglio da dare alla squadra di Reja, quello di chi si è battuto come un leone quando tutto sembrava perso, e ora vorrebbe ribaltare pure lui l’inerzia degli ultimi tre mesi della sua ex-squadra. La ricetta di Stephen è molto semplice: bisogna stare tutti uniti, lottare e con qualche risultato la salvezza non tarderà ad arrivare.

 

 

Partita delicata ma l’Atalanta non rischia. L’attaccante nigeriano ultimamente non ha potuto seguire molto le partite della Dea, ma si aspetta una bella sfida domenica all’Olimpico contro la Lazio, altra sua ex-squadra. «Quello che posso dire è che, guardando le rose, parliamo di due compagini di livello, che possono certamente dare vita ad una bella partita. L’Atalanta non vive una situazione facile, quando non si vince per così tanto tempo ti viene a mancare anche la fiducia: credo che sia questo il problema più grosso. L’aspetto mentale è determinante, subentra la paura di non vincere e fino a quando non trovi i tre punti è davvero tutto complicato».

 

 

Già, complicato. Ma l’Atalanta rischia la serie B? «No, credo che l’Atalanta abbia ancora un buon margine di sicurezza. I bergamaschi stanno vivendo un momento che nella stagione può capitare. E se il Frosinone gioca sulle ali dell’entusiasmo, non posso dire che i nerazzurri rischino davvero di retrocedere. Allo stesso tempo, non si può dire che tutto sia risolto e che si stia migliorando: bisogna riprendersi in fretta ma l’Atalanta ce la farà a raggiungere la salvezza. Ne sono convinto».

Un uomo non basta, serve grande coesione. Ma chi può essere l’uomo in grado di trascinare la Dea fuori dalla crisi? «Non credo di poter identificare un giocatore solo che sia capace di tirare fuori da questa situazione l’Atalanta. Il calcio è uno sport di squadra, si gioca in undici e sono sempre determinanti anche tutti i compagni della panchina. Ribadisco il concetto di prima: la squadra di Reja deve ritrovare serenità, con fiducia deve ricominciare a giocare da Atalanta e infilare qualche buon risultato. Tutto il resto viene di conseguenza».

Il centravanti africano arrivò a gennaio e contribuì ad un finale di stagione da raccontare ai nipotini. «Il ricordo più bello che ho della mia esperienza a Bergamo è certamente legato alla gente. A quanto mi hanno voluto bene i tifosi. Abbiamo fatto una cavalcata che purtroppo si è chiusa senza il lieto fine, ma quel giro di campo all’ultima partita contro la Roma mi ha fatto emozionare davvero tanto. È stato qualcosa che non ho mai vissuto nella mia carriera e che ricorderò per sempre, un grande onore. In Italia sappiamo tutti quanto conta il risultato, quel giorno c’era solo voglia di dirci grazie. C’è anche un dettaglio che mi ha colpito più di tutto il resto: dopo il fischio finale delle partite in casa, i tifosi della Curva aspettavano sempre compatti che io facessi una bella capriola prima di imboccare il tunnel degli spogliatoi. Non parlo di una parte dei tifosi ma proprio di tutta la Curva. Incredibile».

 

 

Magari ci fosse oggi quell’ardore nella Dea di Reja. «La situazione è diversa, in quel campionato con Delio Rossi eravamo in una condizione di classifica disperata e ci abbiamo provato grazie anche alla spinta dei tifosi. Oggi, quegli stessi tifosi possono essere determinanti per il gruppo di Reja. I conti si fanno più avanti, adesso non conta nient’altro che sostenere e remare forte dalla stessa parte».

Il gol più bello e la nuova vita da procuratore. Makinwa dà fondo a tutti i suoi ricordi a tinte nerazzurre: «I gol? Sono tutti belli, nessuno escluso. Se devo sceglierne uno dico questo. Era il 5 marzo 2005, si giocava a Bergamo contro il Milan. Nella ripresa i rossoneri passarono in vantaggio con Ambrosini, io riuscii a segnare subito un bel gol di testa e se non fosse stato per la magia di Pirlo al 95’ avremmo strappato un punto importantissimo. Nonostante il rammarico, quella zuccata in corsa su cross di Bernardini sotto la Curva Pisani me la ricordo ancora alla perfezione».

 

 

Oggi che cosa fa nella vita Stephen Makinwa? «Ho smesso di giocare da poco: l’anno scorso ho chiuso con il Nova Gorica e adesso vivo a Roma dove faccio il procuratore. Sono l’agente di Onazi della Lazio, in qualche modo sono rimasto legato agli ambienti biancocelesti e per questo non voglio sbilanciarmi in un pronostico per la partita di domenica sera. Spero si possa assistere a un bel match, non so ancora se sarò allo stadio perché è un periodo in cui sono molto impegnato a seguire giocatori. Ma certamente, se torno a Roma in tempo, andrò all’Olimpico per godermi la partita».

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