Anna Frank e l'incontenibile deriva

Personaggi 28 Ottobre 2017 ore 10:00

Accade nel mondo del calcio, ma è ennesimo segno di una civiltà in accelerato declino. I fatti sono tristemente di dominio pubblico: un gruppo di ragazzotti inneggia all'antisemitismo mostrando immagini ridicole di una delle icone più "sacre" dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. Anna Frank è il simbolo stasso della gioventù calpestata e spenta al suo primo nascere, mentre le parole del suo diario sono un inno alla vita, alla tolleranza, alla speranza e alla pace tra le genti del mondo.

Questa figura di ragazzina fragile per età, e invece forte di temperamento di fronte a mille privazioni e violenze prima di giungere all'epilogo della sua esistenza, è da lei stessa raccontata in modo vibrante pagina dopo pagina in uno stile che se non fosse drammatico arriverebbe a sembrare lirico per una timbrica ispirata a trasparente bellezza, a una nobiltà d'animo senza eguali. Il diario di Anna Frank faceva parte dei testi inseriti nei programmi delle medie dei miei tempi e non esisteva studente che non ne conoscesse la storia dalle oscure tinte colorate di tragedia. Neppure un cretino senza rimedio, neanche il superficialone della classe, perché qualcuno del genere c'è sempre stato tra i banchi, si sarebbe mai e poi mai permesso di scherzare o semplicemente alludere in maniera irrispettosa nei riguardi di una ragazzina più o meno della stessa età, brutalizzata da una guerra, le cui eco di spari tendendo l'orecchio si sarebbero potuti ancora intendere.

La prima cosa che viene in mente è che questi imbecilli di oggi abbiano genitori della stessa risma, altrimenti cose del genere oltre che impossibili da tollerare sarebbero state represse in tempo con sonori ceffoni. Invece purtroppo, anche se si tende sempre a sottolineare il caso eclatante del momento, la deriva di bambini e ragazzi è ormai incontenibile, proprio perché in casa non si impartisce più neppure un soldo di buona educazione, in uno stato di perenne anarchia. Il motivo? Semplicemente perché quei genitori che la dovrebbero impartire appartengono essi stessi a una generazione approssimativa, senza nerbo e priva di principi ispirati al buonsenso e alla determinazione. Sono padri e madri già sufficientemente assecondati e viziati dal consumismo, che a tavola hanno visto i loro mille capricci sempre accontentati in tutto, che a scuola ci sono andati per ridere e che le assurde macchine sociali hanno protetto con le formule false dei vari telefoni colorati, utili, forse, solo in casi estremi. E siccome qualunque psicologo di paese sa che i difetti dei padri si amplificano nei figli, ecco il risultato.

Ed eccoli questi padri, che dovrebbero servire da esempio, essere paladini di comportamenti discutibili: il signor Lotito, tradendo tutta la sincerità del suo coinvolgimento, porta un mazzo di fiori in sinagoga per "fare 'sta sceneggiata". E in più a sottolineare ancora la partecipazione "intellettuale" e emotiva ai fatti sbaglia in una intervista Rai raccontando di «essersi recato alla moschea...». Non ci siamo proprio. Qui il problema è di fondo: com'è possibile che in un Paese normale personaggi del genere godano e abbiano goduto di un credito quasi illimitato?

Che sia la sintesi di un'Italia da barzelletta, spesso motivo di ilarità presso i nostri partner europei? Chissà.. Sarà la storia futura, se ne avremo, a dirlo, perché sovente quello che accade è un male voluto e largamente condiviso. E la storia, la nostra che è quella di tutti i giorni, invece prosegue regalandoci perla dopo perla anche quella di Sinisa Mihajlovich che dichiara candidamente di non conoscere affatto l'ebrea Anna Frank, simbolo stesso dell'olocausto. Quindi per condire meglio la sesquipedale gaffe, al microfono dei cronisti del telegiornale pronuncerà "Anna Frenk", storpiando il cognome in inglese. C'è poco da ridere: la terribile impressione è piuttosto che i Lotito e i Mihajlovich nella nostra bella società non si contino neppure.